È una fresca sera del 13 settembre del 1987. Due amici Roberto dos Santos Alves e Wagner Mota Pereira si stanno aggirando intorno alla struttura dell’Instituto Goiano de Radioterapia, un ospedale abbandonato a causa di una serie di dispute legali tra la società che amministra la struttura e quella che la possiede.

I due brasiliani sono impegnati nello sport in cui riescono meglio: rubacchiare. Sono molto poveri, la loro idea è entrare nell’ospedale e cercare di recuperare qualcosa, se qualcosa è rimasto visto che è mesi che l’ospedale è in quelle condizioni.

Diversi edifici sono in completo degrado, spesso i barboni li usano per dormire, ci sono buchi ovunque nella recinzione.

Approfittando dell’assenza della guardia preposta a controllare l’ospedale i due si intrufolano e iniziano a cercare qualcosa di valore.

Il loro innocuo furto si concluderà con quattro morti accertate, 54 feriti gravi, 112.000 persone sotto osservazione e la distruzione di decine di case e palazzi.

 

 

 

Un Cilindro Misterioso

Dopo alcune ore di ricerca i due non hanno trovato molto di utile, entrando nell’ennesima stanza abbandonata si imbattono però in qualcosa di interessante: un oggetto che è a metà strada tra una sedia per dentisti e un telescopio.

Tutto intorno ci sono escrementi umani e immondizia ma l’oggetto sembra essere stranamente intatto. I due caricano l’oggetto su una carriola, recuperano un altro po’ di ciarpame e quindi tornano a casa.

Una volta tornati a casa iniziano a fare a pezzi quello che hanno trovato con l’idea poi di vendere il metallo a un robivecchi loro amico. Durante il lavoro nessuno dei due si sente molto bene anzi, tutti e due iniziano a vomitare.

Ma non si fermano e vanno avanti. La loro tenacia viene premiata.

All’interno del marchingegno trovano una piccola capsula. L’oggetto è di appena 5 cm di diametro e 5 cm di altezza, è bello pesante e ha un’apertura (chiusa) su un lato. I due cercano di forzare l’apertura in ogni modo, ma alla fine desistono.

Il giorno dopo Pereira non si sente molto bene, ha la diarrea, le vertigini e la mano che ha usato per cercare di aprire la capsula misteriosa è gonfia e la pelle mostra una profonda bruciatura dell’esatta forma dell’apertura del cilindretto.

Il giorno successivo l’uomo va all’ospedale, dove gli viene diagnosticata un’intossicazione alimentare e viene quindi rispedito a casa.

Il suo compagno intanto non ha smesso di cercare di aprire il cilindretto, finalmente, aiutandosi con un cacciavite, riesce ad aprire un piccolo buchetto nel cilindro, soddisfatto avvicina l’occhio all’apertura e guarda all’interno.

Ciò che vede lo lascia senza fiato.

 

 

 

Il Colore Venuto dallo Spazio

Dentro il cilindro c’è un qualche genere di polvere azzurra che brilla nel buio. Come sia possibile Alves non ne ha idea. Inizia quindi a cercare di allargare il buco con il suo cacciavite ma il metallo è troppo resistente.

 

 

Così si limita a infilarci dentro la punta per estrarne un po’. Inizialmente pensa possa essere un qualche genere di polvere da sparo (che diamine servisse avere della polvere da sparo in un ospedale non pare essere un pensiero degno di nota per Alves) e così prova a bruciarla, ma la misteriosa sostanza è ignifuga.

Dopo averci giocato un po’ Alves si stufa, non trova utile l’oggetto e così lo mette insieme agli altri pezzi che ha raccolto e lo porta a un robivecchi suo amico, Devair Alves Ferreira (si chiamano tutti Alves in Brasile).

L’uomo si fa carico di tutto e paga il buon Alves 25 dollaroni. La sera stessa, nel buio, qualcosa attira l’attenzione di Ferreira. C’è una luce azzurrina che proviene dai rifiuti.

Si mette a ravanare e trova il cilindretto con l’apertura bucata, da quel piccolo buco esce la misteriosa luminescenza. L’uomo pensa quello che avremmo pensato tutti: l’oggetto è magico! O forse soprannaturale, di sicuro deve avere qualche potere.

Così lo prende e lo porta a casa.

 

 

 

La Polvere della Buena Suerte

Nei giorni successivi Ferreira mostra l’oggetto alla famiglia e a tutti i suoi amici e vicini. L’uomo riesce, con l’aiuto di un cacciavite, a estrarre diversi grani della misteriosa sostanza che distribuisce tra i suoi amici e vicini.

La polvere è chiaramente magica, porterà buona sorte a chiunque la possieda.

Il fratello se ne sparge un po’ sul dito e si disegna una croce sul petto. La moglie Gabriela se la sparge sui vestiti. La polvere magica attira la curiosità di ogni persona nei dintorni. Lo stesso giorno però Gabriela, si ammala.

Un paio di giorni dopo Ferreira vende tutto a un altro robivecchi, ma non prima che suo fratello riuscisse a estrarre ancora un po’ di polvere magica e portarla a casa sua.

Tornato a casa, il fratello di Ferreira lascia cadere un po’ di polvere sul pavimento. La polvere che brilla attira l’attenzione della sua giovane figlia Leida. La bambina si sparge la polverina addosso per farsi ammirare dalla mamma.

Poco dopo, mangia un panino, senza che nessuno si accorga che un po’ di polvere è finita nel piatto.

 

 

 

L’Allarme

Decine di persone si stanno ammalando, tutte insieme, tutte nella stessa zona.

La prima persona ad accorgersi che qualcosa non va è Gabriela, sta sempre peggio e, soprattutto, si accorge che decine di persone si stanno ammalando, tutte insieme, tutte nella stessa zona.

Qualcosa non quadra, non ha idea di cosa, ma tutto è iniziato quando è arrivata quella misteriosa polvere azzurra. Così si trascina fuori di casa, raggiunge il robivecchi al quale il marito ha venduto tutto, lo ricompra, se lo carica in macchina e guida fino al vicino ospedale.

Li viene prontamente visitata e, ascoltata la sua storia, i medici controllano i resti del ciarpame che si è portata dietro. I precisi strumenti di rilevazione non lasciano dubbi: contaminazione radioattiva.

Il personale medico reagisce con prontezza, viene avvisata la municipalità, lo stato e il governo nazionale.

In poco tempo la zona si riempie di medici, militari e contatori geiger.

Tutta la popolazione dell’area viene messa sotto osservazione mentre si traccia il percorso di ogni singolo granello. La polvere magica non è altro che banale Cesio-137 che veniva usato per le terapie RTx.

Il suo potere non è di dare la buona fortuna, ma di rilasciare raggi Gamma.

Un cilindro per terapie RTx è protetto da diversi strati, il più esterno (A) è fatto solitamente in piombo e protegge un cilindro interno che racchiude materiale radioattivo, solitamente Cobalto-60. In questo caso conteneva Cesio-137.

 

 

Il personale medico riesce a isolare 54 persone che risultano aver sofferto una contaminazione di alto livello, i pazienti vengono lavati per giorni e giorni di seguito mentre si cerca di fargli espellere tutto il cesio attraverso lassativi e lavande gastriche.

Contemporaneamente tutti i oggetti venuti a contatto con il cesio vengono distrutti e intere abitazioni vengono demolite, perché è l’unico modo per decontaminarle.

 

 

 

Conclusioni

La pronta reazione del governo brasiliano evitò il peggio. Nonostante la dispersione le operazioni di contenimento riuscirono ad arginare il pericolo.

I morti collegati all’incidente di Goiana furono “solo” quattro.

La piccola Leida, che quando fu trovata dalle squadre speciali era stata isolata da sola in una stanza di ospedale perché il personale aveva paura ad avvicinarsi, nonostante i trattamenti l’ingestione del cesio non le lasciò scampo. Il suo corpo fu bruciato e i resti sepolti in una bara di piombo.

Gabriela Ferreira, la donna che diede l’allarme alle autorità, le sue condizioni si aggravarono con sanguinamenti interni multipli, morì circa un mese dopo l’esposizione.

E poi Israel Baptista dos Santo e Admilson Alves de Souza due giovani di 22 e 18 anni che lavoravano per Ferreira e che trattarono i materiali metallici portati al robivecchi.

Ferreira fu più fortunato, sopravvisse nonostante fosse stato esposto a 7 Gy di radiazioni (4-5 Gy sono considerati una dose mortale) e morì nel 1994 devastato dall’alcool e dalla depressione.

 

 

L’ultimo protagonista di questa storia è a Rio de Janeiro, conservato nella Escola de Instrução Especializada, un piccolo cilindro di metallo con un buco di cacciavite sull’apertura, ormai vuoto, resta in bella vista come tributo a tutti coloro che rischiarono la vita per decontaminare un’intera città.