Italia e Polonia collaborano per il recupero di CROOK, il sistema operativo del MERA 400

6 anni fa

L’archeologia informatica è un ambito di ricerca poco conosciuto al grande pubblico, ma non per questo meno importante di altri. Il MusIF di Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, ed il MIAI di Cosenza da anni prendono molto sul serio la necessità di preservare la memoria storica in ambito informatico. I due musei infatti, oltre a recuperare, restaurare e rimettere in funzione hardware storico completo di relativo software e documentazione, si occupano di recuperare dati da media obsoleti.

In virtù di queste competenze specifiche si è svolto con successo un lavoro di recupero molto importante per la storia tecnologica della Polonia: il recupero del sistema operativo del MERA 400: il CROOK.

 

MERA 400 Workstation

 

Il MERA 400 è un minicomputer a 16 bit nato nella seconda metà degli anni settanta in Polonia, il cui sistema operativo era considerato perduto.

Il nome del sistema operativo venne scelto in seguito ad un seminario tenuto dai suoi sviluppatori presso l’Institute of Mathematical Machines in cui  molti presenti avevano asserito che quell’architettura non avrebbe mai funzionato. Dato che in realtà il sistema funzionava già, fu scelto il termine CROOK che in polacco significa imbroglione.

Il recupero è avvenuto grazie alla collaborazione tra MusIF, MIAI, il Museo di Tecnologia di Varsavia e Jakub Filipowicz (che cura il sito mera400.pl ).

Il sistema operativo si trovava su dei nastri magnetici presso il museo di Varsavia.

Il sistema operativo (compreso di codici sorgenti di ben 3 diverse versioni) si trovava su dei nastri magnetici presso il museo di Varsavia ma purtroppo nessuno sul posto era in grado di accedere ai dati in essi contenuti.

I 5 nastri magnetici sono stati allora spediti in Sicilia per poterne estrarre il contenuto. Dopo alcune prove preliminari è diventato evidente come il formato con cui erano stati scritti i nastri, non supportato direttamente da nessun lettore già presente al museo, necessitasse di un lavoro più raffinato.

A questo punto i tecnici siciliani hanno dovuto intercettare i segnali digitali direttamente sulla circuiteria del lettore, e leggerli con un software scritto ad hoc per poterli interpretare (ninetracklab).

Grazie a questa sinergia tra appassionati e ricercatori Italiani e Polacchi è stato possibile ricostruire un pezzo di storia dell’informatica.

Se l’argomento vi appassiona o semplicemente volete supportare MusIF e MIAI potete dare un contributo seguendo le istruzioni a questa pagina. Il contributo dei sostenitori è fondamentale in quanto tutte le attività dei musei da anni si basano su donazioni e su nessun finanziamento pubblico.

 

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