Una riflessione sul ruolo e sull’importanza che la saga nata dalla mente di Shigeru Miyamoto ha nell’arte di fare videogiochi.

Probabilmente anche solo una decina d’anni fa in pochi avrebbero avuto l’ardire di definire i videogiochi una forma d’arte. Per molti, ancora oggi, restano poco più che intrattenimento rivolto all’infanzia e all’adolescenza, ma i numeri dell’industria devono indurre una riflessione più approfondita su cosa il fenomeno videoludico sia diventato oggi.

Davanti alle più recenti produzioni è innegabile il riconoscimento di un valore artistico oltre che di mero intrattenimento, valore che tanto le istituzioni quanto gli stessi fruitori del medium hanno ormai riconosciuto. E dunque è di una di queste opere d’arte interattive che andremo a parlare, invero più di una, poiché si tratta di una saga.

Una saga che è leggenda, e il cui nome stesso è ormai per molti sinonimo di videogioco: The Legend of Zelda. L’aspetto che più di tutti risulta di difficile comprensione per chi si avvicina alla saga ora è se esista o meno una timeline, se i giochi siano collegati tra loro, quale sia allora il collegamento, quale la trama narrata.

Ma soprattutto perché dopo oltre trent’anni The Legend of Zelda continua ad esercitare un così forte fascino anche sui giocatori più giovani?

A conti fatti il primo capitolo creato dal geniale game designer Shigeru Miyamoto nel 1986 per il Nintendo Entertainment System è stato il punto di partenza da cui hanno poi tratto ispirazione tutti coloro che hanno realizzato videogiochi d’avventura e di ruolo, arricchendo e variegando la formula che quel particolare videogioco aveva per la prima volta introdotto.

Per l’osservatore meno attento, ogni nuovo capitolo potrebbe risultare una mera versione più elaborata del paradigma per cui Link affronta una serie di peripezie contrastando il malvagio Ganon (o Ganondorf) per salvare la principessa Zelda. Questo è in parte vero, in parte falso. La mitologia di Zelda presenta diverse nature, e il termine mitologia è esattamente quello che bisogna usare per approcciarsi alla sua comprensione.

 

 

Una saga fantastica, quale che sia il medium ove prende forma, può articolarsi in due modi.

Una saga fantastica, quale che sia il medium ove prende forma, può articolarsi principalmente in due modi: nel primo si possono narrare diverse storie che si ricongiungono in un grande racconto complessivo ed unitario, è questo il caso de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien che ci racconta la storia della Terra di Mezzo come di Metal Gear Solid di Hideo Kojima che anche se in modo meno lineare in ogni suo capitolo narra presente, passato e futuro del soldato con nome in codice Snake.

Il secondo modo è quello usato fin dai tempi di Esopo nelle sue favole, in cui ogni storia pur facendo parte di un racconto unitario conserva una sua dimensione e non si connette con le altre. Presenta personaggi, topos e situazioni diversi (sebbene a volte simili, ma mai uguali). L’epitome di questa concezione in ambito videoludico è la saga di Final Fantasy in cui, ad eccezion degli spin-off e dei pochi sequel diretti (X/X-2 e XIII/XIII-2/LR) ogni capitolo ha una sua dimensione ben precisa e non si collega direttamente agli altri, pur condividendone atmosfere e talvolta elementi distintivi come ad esempio i chocobo, o Cid.

Se conoscete già un minimo la saga di The Legend of Zelda, vi sarà chiaro fin da subito che, a dispetto di quanto appena affermato, una collocazione ben precisa in questi canoni non è così semplice. Superficialmente i giochi della serie appaiono solo una nuova versione dello stesso mito, rivista, migliorata, più articolata e con nuove varianti. E da un lato è vero: ogni nuovo gioco di Zelda è un miglioramento incrementale del precedente, che va quasi a formare una narrazione stratificata al pari dei Poemi Omerici, tramandati oralmente tra aedi per oltre sette secoli, nei quali ogni cantastorie ha arricchito il mito con nuovi particolari.

 

 

 

 

Ricordate cosa dicevamo riguardo Final Fantasy? Ogni gioco è scollegato dal precedente e dal successivo, salvo elementi distintivi che tornano ciclicamente, i chocobo, il personaggio di nome Cid solitamente legato al supporto o alle aeronavi, così come le classi, dal warrior al white mage e black mage ecc…i cui contorni ormai sono sempre più sfumati, ma pur ci sono. Tutti i giochi di Zelda presentano una struttura di questo tipo, in effetti.

Link, l’eroe archetipico che non parla mai.

Abbiamo Link, l’eroe archetipico che non parla mai. Non parla mai perché non può e non deve essere in alcun modo caratterizzato. Link è il nostro alter ego nel gioco, la sua voce sono i nostri pensieri per arrivare alla risoluzione dei dungeon e degli enigmi di gioco. Poi abbiamo ovviamente Zelda, simbolo di purezza e innocenza, Ganon che al contrario incarna il potere impuro della malvagità e la bramosia. La Triforza, il regno di Hyrule, Impa e l’albero Deku, insomma, la saga di Zelda è piena di richiami e ritorni ciclici.

E la chiave di lettura della Leggenda di Zelda sono i propri i cicli.

L’unica vera costante, se ci pensate bene, è il regno (o reame a seconda dei casi) di Hyrule. Si tratta di un mondo persistente, che permea l’intera saga e l’attraversa in orizzontale e in verticale. Sovente non è una versione alternativa di Hyrule, ma la medesima solo trecento piuttosto che mille anni dopo gli avvenimenti di un altro capitolo.

La leggenda si struttura in un loop di cicli temporali che si avvicendano a partire dal recente Skyward Sword, che ha riordinato l’intera saga in quattro  momenti narrativi ufficializzati da Nintendo stessa, e dei quali si pone come capostipite.

La leggenda che fa da cornice prima in Skyward Sword, poi in svariati altri capitoli, è quella delle Dee e dell’Eroe del Tempo. Della primordiale forza maligna, il demone Mortipher, che prima di essere sigillato aveva quasi sterminato tutte le razze portando il mondo nelle tenebre.

 

 

I sopravvissuti a quel conflitto furono confinati in cielo, nel regno di Oltrenuvola, dove avranno inizio le vicende di gioco. Il primo Link a salvare la prima Zelda, a purificare e ripopolare le terre di Hyrule e ad esorcizzare il male con la Master Sword. Mortipher però prima di esalare l’ultimo respiro, scaglia una maledizione contro Link e Zelda dicendo che il suo odio per loro non cesserà mai. Una maledizione che farà sì che il ciclo si ripeta ancora.

Il primo ciclo inizia dunque con Skyward Sword e passando per The Minish Cup e Four Sword (che vedono la reincarnazione di Mortipher nella nascita e nel ritorno di Vaati) si conclude con l’immortale Ocarina of Time, primo capitolo in cui l’entità maligna diventa Ganondorf e il Link di questo tempo viaggia nel tempo grazie alla Master Sword per evitare che questo possa soggiogare Hyrule.

Qui le cose si complicano perché la timeline viene letteralmente divisa in tre parti che si riferiscono a diversi what if possibilmente verosimili vista l’intricata struttura di Ocarina of Time e i paradossi spazio temporali che il nostro Eroe del Tempo va a creare.

Una prima suddivisione va fatta tra la vittoria o la sconfitta del Link di Ocarina of Time.

 

 

Nella linea temporale in cui Link viene sconfitto da Ganondorf, quest’ultimo da inizio alla Guerra del Sigilli citata in A Link to The Past, primo capitolo che va a collocarsi in questa seconda timeline, seguito da Oracles of Season e Oracles of Ages, Link’s Awakening, e i primi due giochi (The Leggenda of Zelda e Adventure of Link) che la concludono in quanto narrativamente sono i capitoli meno incisivi della saga. Si collocano in questa timeline – come prevedibile tra Link’s Awakening e The Legend of Zelda –  anche i due recenti capitoli per Nintendo 3DS, A Link Between Worlds e Tri Force Heroes.

Se il Link di Ocarina of Time risulta invece vittorioso, la timeline subisce ancora una divisione a seconda che si segua Hyrule con lui bambino o adulto.

Nella timeline del Link vittorioso bambino, abbiamo subito a seguire il meraviglioso quanto emblematico Majora’s Mask, dopo cui si pone Twilight Princess che da inizio all’Invasione delle Ombre, cui fa seguito Four Sword Hryule Adventures con la resurrezione di Vaati. Un carattere distintivo di questa timeline è certamente l’oscurità, l’ombra, il misticismo. Link in questo ciclo narrativo è l’ultima speranza di luce per dei regni colmi di oscurità e misteri.

 

 

 

 

Dalla timeline del Link vittorioso adulto invece prende vita l’affascinante ambientazione marinaresca di The Wind Waker, cui seguono Phantom Hourglass e Spirit Track. Qui, come ci viene raccontato in The Wind Waker, visto che dopo aver viaggiato nel tempo l’Eroe non ha più fatto ritorno, per sconfiggere Ganondorf i saggi furono costretti a sommergere Hyrule, e questo giustifica l’ambientazione acquatica.

Contrariamente a quanto detto per l’altra timeline del Link di Ocarina of Time vittorioso, qui lo stile artistico è molto meno realistico, più cartoonesco, per niente cupo e tenebroso, anzi estremamente giocoso e colorato anche nei momenti più ardui. Sebbene la narrazione nei vari cicli non sia mai granché esplicita, ogni titolo presenta una storia ben precisa che ha un suo inizio e una sua fine, e che colloca quella determinata avventura all’interno della Leggenda.

Badate bene, quanto detto finora non è una nostra speculazione bensì la cronologia creata da Nintendo e riconosciuta ufficialmente sia da Shigeru Miyamoto che da Eiji Aonuma, le due principali menti storicamente legate alla saga. Gli stessi hanno ammesso che all’inizio, all’epoca dei primissimi giochi, non c’era questo grande disegno e di conseguenza proprio quei titoli risultano inseriti un po’ forzatamente. Ma è chiaro che l’intenzione era quella di far convergere in diversi cicli narrativi i vari giochi già con A Link to The Past per Super Nintendo.

La Leggenda di Zelda ha una doppia valenza, è sia mito che storia ed è in continuo divenire. La Leggenda è infatti l’insieme di tutti i giochi della saga.

Questa la conclusione a cui chi vi scrive è giunto dopo tanto interrogarsi su quest’opera mastodontica che ha avuto un ruolo così importante per il medium videoludico. Non si sarebbe potuto arrivare a collegare tutti i puntini se non fosse stato per Skyward Sword, titolo che si differenzia molto anche narrativamente dai canoni della serie e che svela alcuni, ma non tutti i segreti che ancora avvolgono la Leggenda.

 

 

 

 

Dove andrà a collocarsi il nuovo The Legend of Zelda: Breath of the Wild?

Dove andrà a collocarsi il nuovo The Legend of Zelda: Breath of the Wild? In una delle tre timeline successive a Ocarina of Time? Vista l’atmosfera e le possibilità offerte da Wii U e Nintendo Switch rispetto a quelle che si avevano con Wii, ci appare molto più probabile un ulteriore prequel che ci porti ai tempi della Guerra delle Dee, ancor prima di Skyward Sword dunque, o magari un sequel di tutto, che unifichi o faccia collassare gli altri cicli narrativi e conseguentemente ripartire l’intera saga con uno stile nuovo.

Solo il tempo potrà svelare il mistero, e il 3 Marzo è ormai alle porte…