Lo scorso 20 Novembre, in occasione del 34° Torino Film Festival, si è svolta la consueta Notte Horror, una maratona di film selezionati di genere horror che parte da mezzanotte fino alle prime luci del mattino. Durante la notte abbiamo avuto modo di vedere l’anteprima diSam Was Here di Christopher Deroo e l’anteprima dell’attesissimo horror nipponico Sadako V Kajako (The Ring vs The Grudge), oltre al cult americano The Return of the Living Dead di Dan O’Bannon.

Inaugurata nel 2015, la Notte Horror è diventata uno dei momenti principali del Torino Film Festival, in particolar modo della sezione After Hours. Ospitata nel cinema Massimo, le proiezioni iniziano a mezzanotte per poi concludersi oltre le cinque del mattino, raccogliendo moltissime persone tra stampa, abbonati, pubblico e appassionati.

Un vero e proprio ritrovo per amanti del genere horror.

Un vero e proprio ritrovo per amanti del genere horror, che non si fanno scoraggiare dal freddo ma, armati di maglioni, caffè e croissant, sono pronti ad affrontare questa suggestiva maratona notturna nel cuore della città più esoterica d’Italia.

La serata inizia, appunto, verso mezzanotte. Dopo i consueti saluti della direttrice e artista Emanuela Martini e una veloce panoramica dei titoli che attenderanno gli spettatori, la serata può anche incominciare.

La sensazione che si respira in sala è di fermento.  C’è chi aspetta un titolo in particolare, chi è incuriosito dal tipo di serata, chi si nasconde già sotto strati di maglione e chi, come se fosse a casa, è armato di copertina e termos per la notte.

Un momento veramente magico che riunisce tutti gli appassionati del genere.

Uniti in una comunione molto intima. Ci si fa forza a vicenda, ci si fomenta e, ogni tanto, ci si spaventa tutti insieme ridendo un attimo dopo.

Le forze sono unite. Il caffè c’è. I croissant, purtroppo, un po’ meno.

 

 

 

Sam Was Here

di Christopher Dergoo

 

Il primo titolo ad aprire la Notte Horror è il thriller ad alta tensione Sam Was Here di Christopher Deroo. Presentato alla sala come una rivisitazione di Duel di Stephen Spielberg, rivisitato dal genio John Carpenter, Sam Was Here si presenta come un film disturbante, dove la suspense è usata con una tale maestria da inglobare totalmente lo spettatore nel racconto.

 

 

Notte Horror

 

 

Protagonista di questa pellicola è Sam, venditore porta a porta che si trova a vagare da solo per alcuni villaggi deserti.

Protagonista di questa pellicola è Sam, venditore porta a porta che si trova a vagare da solo per alcuni villaggi deserti. All’interno dei vari market, pompe di benzina, roulotte e casupole, sembra che la vita umana sia totalmente scomparsa.

Paradossalmente, Sam non riesce a entrare in contatto né con il diretto dell’azienda per la quale lavoro, né con la moglie Rita, a Los Angeles con la figlia piccola.

Tutto ciò che può fare compagnia a Sam è un enorme peluche comprato per il compleanno della figlia e uno strano programma radiofonico condotto da un certo Eddie che incita le persone a sfogarsi sulle frustrazioni della vita.

 

Notte Horror

 

Al centro delle comunicazione c’è la storia di un misterioso ed efferato serial killer che terrorizza le strade proprio percorse da Sam. Inquietato da tutta questa storia e con la sensazione che la gente del posto lo voglia evitare a più non posso, Sam prova ad andare via il prima possibile, ma qualcosa gli impedirà di lasciare, una volta per tutte, questo posto.

Improvvisamente Sam si ritrova in una gabbia mortale circondata da sabbia e distese isolate dove una caccia all’uomo è stata appena inaugurata e la preda principale è proprio lui.

Christopher Deroo ci presenta un film alienante, dominato dall’angoscia della solitudine e l’ansia di essere spiati per tutti il tempo. Adrenalina e suspense sono gli elementi principali di questa pellicola disturbante, la quale però finisce con il fare troppo affidamento su queste caratteristiche tecniche lasciando alla trama il tempo che trova.

Sono troppi, veramente troppi, gli interrogativi che Sam Was Here lascia in sospeso. Lo spettatore vuole sapere, affamato, incuriosito dagli stessi intrecci creato da Deroo; eppure, nessuna di queste questioni lasciate in sospeso verrà irrisolta.

Ci si ritrova in bilico tra mondi simili a Inception, Memento o Shutter Island. Una pellicola che porta lo spettatore a chiedersi, chi sia realmente il protagonista.

 

Notte Horror

 

La trama centrale è un enorme punto interrogativo che penalizza terribilmente il film.

La trama centrale è un enorme punto interrogativo che penalizza terribilmente il film. Il finale aperto è lecito. La libera interpretazione è accattivante e piace allo spettatore. Eppure, in questo caso, sembra proprio che il regista non abbia voluto (o saputo) trovare delle motivazione a tal punto da lasciare tutto nell’ombra.

La sensazione principale che abbiamo, finita la visione del film, è di aver visto per tutti suoi 78 minuti l’idea principale della pellicola, ma non il suo svolgimento. Una pellicola composta unicamente da primo e parte del secondo atto ma che manca di tutto il resto. Un’occasione terribilmente sprecata, soprattutto di fronte a una tale maestria nella gestione della suspense.

 

 

 

The Return of Living Dead

di Dan O’Bannon

 

Secondo titolo della Notte Horror è un cult della metà anni ottanta, quando lo zombie movie impazzava grazie a George Romero e l’horror iniziava a tingersi di commedia grazie alle follie di Sam Raimi.

The Return of Living Dead è la giusta pausa, tra un’anteprima e un’altra, per rilassarsi, sciogliersi e svegliarsi anche un po’ per poter arrivare al terzo, e ultimo film, belli lucidi.

La pellicola esordio alla regia di Dan O’Bannon, sceneggiatore di pellicole cult come Dark Star, Alien e Atto di Forza, è un capolavoro di comicità, dove la parola d’ordine è trash. Per i più nostalgici, questo titolo è sicuramente il fiore all’occhiello di questa serata, dove le risate non vengono assolutamente negate.

 

 

Notte Horror

 

 

Indiscusso omaggio ironico al monumentale La Notte dei Morti Viventi di George Romero, contiene alcune delle scene divenute ormai cult nella storia del cinema, come quella di uno zombie all’interno di una volante che chiede alla stazione centrale di mandare più agenti o i vari tentativi assurdi di uccidere uno zombie che non ha proprio voglia di morire.

Per chi non avesse mai sentito nominare questo titolo, la storia sicuramente è tra le più paradossali e strampalate di sempre.

Freddy (Thoms Mathews) è un ragazzo appena assunto come magazziniere dalla Uneeda, una società scientifica che si occupa di esportare in tutto il Paese scheletri, cadaveri umani e animali per Università.

Il responsabile di Freddy è Frank (James Karen), il quale per smorzare un po’ la tensione del primo giorno racconta al ragazzo di un episodio molto particolare accaduto alla società. Nel 1968 vennero consegnati per sbaglio dai militari alcuni defunti contagiati da una sostanza che li aveva resi vivi.

La storia, insabbiata il più possibile, venne conosciuta da un regista – chissà quale – e poi trasposta in modo romanzato sullo schermo perché minacciato dall’esercito stesso.

 

 

Notte Horror

 

 

I corpi si trovano tutt’ora nel magazzino dell’Uneeda, all’interno di alcuni involucri di ottone datati. Frank li mostra al ragazzo, e presi dalla curiosità ne toccano uno. Dal contenitore, però, fuoriesce il gas che oltre a intossicare i due, penetra lungo tutto il condotto nell’aria, arrivando fino al cimitero di fronte.

Freddy e Frank danno il via a un’apocalisse senza fine, all’interno della quale si trovano coinvolti anche gli amici punk – molto pittoreschi – del ragazzo. Il film prosegue in una serie di gag, sequenze esilaranti e corpi posticci, senza fine, dove la risata è protagonista indiscussa della visione.

The Return of Living Dead diete vita non solo al genere zom-com, ma nel suo paradosso diede vita allo zombie rabbioso ed iperveloce, conosciuto soprattutto nelle successive pellicole di Danny Boyle, 28 Giorni Dopo, e Zack Snyder, L’alba dei morti viventi.

 

 

 

 

Sadako vs Kayako

di Koji Shiraishi

 

Nella storia dei crossover quello tra The Ring e The Grudge è forse uno dei più assurdi che si potesse mai immaginare. Se si pensa a quel “gran capolavoro” del trash che è stato Freddy vs Jason, film del 2003 diretto da Ronny Yu, ci vengono subito in mente due giganti del grande schermo horror.

Pensare a Sadako (Samara) e Kayako, invece, come due rivali per un crossover sicuramente non ci fa pensare a uno scontro chissà quanto epico, in quanto personaggi più da ghost movie che hanno sempre agito sul piano psicologico più che sul quello fisico.

 

 

Notte Horror

 

 

La premessa di Sadako vs Kayako, invece, è proprio quella di far scontrare queste due entità che nel corso degli ultimi vent’anni hanno totalmente colonizzato l’horror giapponese e il remake americano. Entrambe figure entrate immediatamente nell’immaginario e presentate nella cultura come colonne portanti, quasi come se facessero parte di quella tradizioni di miti e leggende.

La pellicola, per quasi metà, si sdoppia letteralmente in due.

Parallelamente ci troviamo a vivere la vita delle studentesse universitarie Yuri e Natsumi, le quali si imbattono nel video maledetto posseduto da Sadako, e della liceale Suzuka, da appena trasferita proprio di fronte alla casa infestata da Kayako Saeki.

Per poter sconfiggere la maledizione che si abbatte su tutte e tre le ragazze, l’esorcista Keyzo propone uno scontro tra titani, portando alla battaglia entrambi i demoni per la conquista delle ragazze.

Inutile dire che il risultato finale è qualcosa di comprensibili solo per palati molto sopraffini (sicuramente non quello della sottoscritta).

 

Notte Horror

 

Per quanto l’idea di fare un crossover possa sembrare diverte e sicuramente bisogna andare a puntare sul lato più ironico di tutta questa operazione, la pellicola di ironico non ha proprio nulla.

I problemi arrivano proprio quando i due demoni si incontrano, generando una miscela esplosiva di no sense e trash.

Koji Shiraishi, a differenza di Ronny Yu, non vuole fare un film comico e grottesco, ma proprio un horror serio. E inizialmente ci riesce anche, ma i problemi arrivano proprio quando i due demoni si incontrano, generando una miscela esplosiva di no sense e trash. Un epilogo altamente discutibile che finisce con l’essere posticcio e poco d’effetto.

La recitazione, purtroppo, trova il tempo che trova. Il film si lascia guardare, più presi dalla situazione in generale che per un vero interesse generato dalla pellicola.

Il disastro, in fondo, era anche prevedibile.

Ci sono molti autori horror del cinema orientale che sanno essere serie nel paradosso, o viceversa, e perseguire il loro obiettivo fino alla fine, confezionando pellicole degne di nota, ovviamente questo non è il caso di Sadako Vs Kayako.

 

 

 

Nonostante tutto, l’esperienza della Notte Horror ha comunque avuto il suo perché. La sensazione che resta sul finale è quella di essere frastornati, ancora immersi in un mondo dominate dalle ombre e dagli odori differenti della sala cinematografica.

Un’esperienza a tratti piacevoli, per altri un vero tour de force fattibile una volta l’anno.

Come ciliegina finale vi vorrei dire di essermi concessa un bel cornetto e cappuccino mattutino, ma a quanto pare, in quel di Torino, i bar a quell’ora sono ancora chiusi.

 

 

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