Incontriamo Riccardo Palombo

5 anni fa

6 minuti

Due email, due whatsapp e siamo d’accordo per l’incontro. Sapendo che pratico la corsa mi chiede se voglio fare con lui 18km di lento. Diretto. Sarà così Riccardo Palombo?

L’appuntamento è fuori da una fermata della metropolitana di una bella zona di Roma.

 

Trovate le recensioni di Riccardo sul canale YouTube di HDblog.

 

Scorgo Riccardo con una Yaris, che poi scoprirò essere della ragazza, lui fa tutto a piedi o con i mezzi pubblici. Magrissimo, un fascio di nervi, il tipico fisico del podista, mi stringe la mano e mi piazza istantaneamente una proposta a brucia pelo.

 

 

Perché non parlare mentre si taglia i capelli?

Perché non parlare mentre si taglia i capelli? Beam me up, Ricky! Da questo momento sono dentro il suo mondo. Rompiamo il ghiaccio parlando di Lega Nerd e del quartiere dove abita ma ci rendiamo conto entrambi che non abbiamo bisogno di questi convenevoli e abbassiamo gli scudi (ok, la smetto con Star Trek).

Sembra come se ci fosse stato un tacito accordo di esclusione filtri: basta schemi. Adesso siamo in una comoda utilitaria alla ricerca di un posto a Roma e Gregh fa compagnia a Riccardo, tutto qui. Sembra sempre più semplice interagire con lui. Parliamo dei suoi poco gestibili capelli e del suo difficile rapporto con i barbieri, tagliano sempre troppo e quindi è costretto a cambiare spesso o fare rotazione di quelli in zona.

Lungo il cammino lascia un PC ad un suo amico in un negozio e mi rendo conto che aveva calcolato anche questo percorso: ottimizzazione sempre, il personaggio quadra. Entriamo ed il barbiere dopo averlo salutato gli spara che è sciupato, Riccardo è pronto a giustificarsi dicendo che si sta preparando per una maratona.

Aspettando il turno fuori parliamo del suo passato, timidamente mi racconta del suo luogo di origine, la Toscana, Monte Argentario, dei suoi studi all’Istituto Tecnico Nautico e della sua crescente parallela passione per l’informatica e la rete. Del suo inizio amatoriale, l’intuizione nel registrare prima di Asus il dominio eeepc.it, la gestione della community, i primi approcci verso le recensioni e l’approfondimento tecnico.

Entriamo, nella sala ci sono altre persone, mi siedo accanto a lui e, influenzato dalla sua poca voglia di parlare del passato, gli chiedo della sua attuale esperienza con HDBlog. Riccardo si trasforma, non è più introverso, lo sento sicuro, parliamo come se non ci fosse nessuno intorno; con la semplicità che lo contraddistingue mi parla di colleghi passati e presenti, dell’organizzazione e del suo lavoro.

Mi racconta degli aneddoti simpatici e conferma il suo essere diretto, senza filtro, schietto. Si vede che fa quello che gli piace. Inizio a pensare che questa sua reale e pura semplicità mi abbindola e forse mi sto soffermando alle apparenze, allo strato superficiale. Ci deve essere qualcosa di più profondo, complesso ma ancora crittografato. Dobbiamo cambiare location ed andiamo in un bar.

Ci sediamo e parliamo, l’approccio è “easy”. La genuinità di Riccardo ci porta ad essere due amici al bar dove io faccio la parte di quello che ha perso la memoria in un brutto incidente (come nelle migliori serie, anzi, nei migliori telefilm anni ’80) e deve ricordarsi dell’altro.
Suona la chitarra e fa parte di una band, parliamo di musica e della batteria (mio grande amore) lui si illumina, penso che inconsciamente mi stia dando l’informazione base: dopo avermi dato giga di torrent di informazioni su di sé, apparentemente in chiaro, sono in possesso della chiave di hash o almeno credo di aver capito l’algoritmo che potrei utilizzare per interpretare Riccardo.

Mi dice che i batteristi geniali sono molto spesso folli. Vero, tecnicamente devono gestire solo la linea ritmica ma sappiamo entrambi che non basta seguire lo spartito. Il batterista deve trascinare gli altri musicisti all’interno del suo recinto ritmico e stimolarli con l’estro e l’estemporaneità. La realtà è che dietro alla fantasia, alla creatività, all’apparente estrosa improvvisazione di un batterista si celano grande preparazione, tecnica, allenamento, fatica, pratica e passione. Capisco che Riccardo è una sorta di mix, ha la fantasia di Buddy Rich e la tecnica di Mike Portnoy.

 

 

Lui studia, approfondisce, legge, si prepara per stupire con raffinatezze sempre diverse, apparentemente dettate da follia estemporanea ma in realtà mera tecnica. Qui il suo aspetto maniaco del controllo, l’ossessione compulsione per la ricerca dei particolari, le inquadrature, i dati, le grafiche, le luci, i piani e i dettagli tecnici sono follia ma intesa come sinonimo di ingegno.

Riccardo è un artista, questo è il punto. Tecnica e sfrontatezza il suo approccio. Gli artisti hanno inventiva, acume, tracotanza e menefreghismo. Sì, perché a lui non frega nulla se piacerà o meno un video o una recensione alla gente ma se dovesse succedere ne sarebbe felice.

Mi confessa placidamente e candidamente di sapere di essere bravo ma lui vuole essere il migliore. Utilizzando la corsa come analogia non aspira “solo” a vincere la gara ma a fare il suo miglior tempo. Competitivo per spirito. Segue poco gli altri perché ha poco tempo e vuole fare detox da internet quando può, ma io continuo a costruire nella mia testa il personaggio e credo sia un’altra delle sue regole ferree da seguire per non farsi influenzare dagli altri.

Parliamo di tante cose: il suo disagio a viaggiare ma inevitabile in alcuni frangenti del suo lavoro, della sua voglia di evolvere sempre, della paura che possa arrivare la noia, della sua fobia per qualsiasi insetto con le ali e della sua passione per Zagor. Scherziamo e ridiamo. Parliamo anche di argomenti ben più importanti di YouTube o robe con silicio, questa cosa mi lusinga e la porterò con me.

Azzardo che non era un’impressione, è una persona cristallina, dice quello che pensa e non sembra avere paura delle conseguenze.

Qualsiasi persona, dal torniatore al falegname, dal chirurgo plastico allo scrittore, dal gelataio al tagliatore di frutta a Campo de’ Fiori, che faccia un lavoro complesso o apparentemente ordinario, può essere un artista ma solo dopo aver acquisito la miglior tecnica. Ricercando il proprio equilibrio e perfezione per poter creare opere seppur non universalmente riconosciute come una classica forma d’arte.

 

Cosa voglio esprimere con la mia opera? Niente di diverso da quello che ogni artista cerca: raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti fra linee, colori e superfici. Solo in modo più nitido e più forte.

Piet Mondrian

 

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