Evacuazione d’emergenza al Polo Sud

5 anni fa

Un’emergenza medica impone l’evacuazione di alcuni ricercatori attualmente in servizio presso la stazione di ricerca Amudsen-Scott al Polo Sud. Attualmente la base è avvolta da una notte perenne con temperature estremamente rigide. Sembra la trama di un film horror, ma questa volta è reale.

Non ha ancora avuto una conclusione l’odissea della squadra di salvataggio che da giorni cerca di raggiungere il Polo Sud per evacuare alcuni ricercatori della base antartica Amudsen-Scott, ma andiamo con ordine.

Un ricercatore necessita di trattamenti medici più avanzati rispetto a quelli disponibili nella base antartica.

Il 14 Giugno il National Science Foundation (NSF), che gestisce la base antartica, ordina un’evacuazione di emergenza per motivi medici. Le notizie arrivano frammentarie, ma è certo che uno dei ricercatori necessiti di trattamenti medici più avanzanti rispetto a quelli disponibili nella base.

Due aerei della Kenn Borek Air sono decollati da Calgary (in Canada) in direzione Polo Sud. L’NSF si è affidato a questa ditta perché ritenuta l’unica in grado di compiere salvataggi di questo tipo.

Normalmente i voli per il Polo Sud sono vietati da Febbraio a Ottobre

a causa delle severe condizioni meteo, della notte perenne e del freddo intenso, ma questa volta pare non ci siano alternative.

L’arrivo del primo aereo alla base era previsto il 19 Giugno.

L’arrivo del primo aereo alla base era previsto il 19 Giugno, ma le condizioni meteo avverse hanno costretto i due velivoli a fare tappa in Cile ed attendere. Ieri (20 Giugno), grazie ad un miglioramento delle condizioni, è stato possibile raggiungere la base antartica di Rothera che però di trova ancora a circa 3000 km dalla loro destinazione finale.

 

 

 

 

Non è la prima volta che un’emergenza medica impone un’evacuazione di emergenza di una base polare, ma solo dal 2001 queste missioni hanno avuto successo. A dir la verità esistono solamente due precedenti: nel 2001 e nel 2003, entrambi conclusi con successo dalla stessa azienda coinvolta in questa missione.

Nel 1999 un ricercatore si sottopose per 6 mesi alla chemioterapia non potendo evacuare e andare in un ospedale

Durante il periodo invernale, la base antartica ospita 50 ricercatori isolati dal mondo in attesa dell’arrivo della belle stagione. Prima del 2001 nessuna missione di salvataggio era stata possibile e questo aveva causato situazioni estreme per gli abitanti della base.

Nel 1999 il medico in servizio di autodiagnosticò un cancro e, non potendo evacuare, è stato costretto a somministrarsi 6 mesi di chemioterapia in completa autonomia. Nelle prossime ore uno dei due velivoli ora fermi alla base di Rothena partirà alla volta del Polo Sud, l’altro rimarrà in attesa in caso di imprevisti.

Il viaggio di 3000 km è molto rischioso, considerando che il Sole non sorgerà ancora per diverse settimane e che la temperatura esterna è di -50°C.

 

L’NSF sta valutando l’evacuazione di un secondo membro della base.

Il volo durerà circa 10 ore con dei velivoli che hanno un’autonomia di circa 12. Questo significa che superate le 5 ore di volo raggiungerà il punto di non ritorno. Il pilota, a quel punto, potrà solo andare avanti e sperare di raggiungere la destinazione.

Deve essere una sensazione inimmaginabile volare per 10 ore nel buio totale, in uno degli ambienti più inospitali della Terra e con la consapevolezza che, qualunque cosa accada, non si torna indietro. In attesa di qualche buona notizia possiamo solo sperare che la missione abbia successo, anche perché l’NSF sta valutando l’evacuazione di un secondo membro della base.

 

 

 

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