Rovesciamo il campo magnetico terrestre #LegaNerd
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Un articolo di Repubblica ci spiega una recente scoperta sull’inversione del campo magnetico terrestre, ma lo fa con “parole sue”. Il risultato è da Facepalm!

Succede spesso che sui giornali generalisti compaiano notizie scritte un po’ alla buona, dove sostanzialmente non si capisce esattamente quale sia il punto della faccenda. In questo caso Repubblica prova a parlarci dell’inversione del campo magnetico terrestre, ma la chiama Rovesciamento.

 

Va bene che secondo il dizionario “inversione” e “rovesciamento” sono sinonimi, ma allora a sto punto possiamo usare anche “ribaltare”, “scambio”, “permutazione”.

 

Quello che spesso non è chiaro è che i termini scientifici vanno utilizzati così come sono. Non è che posso usare un sinonimo di “corrente” elettrica e farla diventare “fiumana” elettrica o “andazzo” elettrico. Il pezzo prosegue con una confusa descrizione della scoperta ad opera di alcuni scienziati italiani:

ha dimostrato l’efficacia delle stratigrafie di nitrati presenti nelle “carote” di ghiaccio estratte al Polo, come indicatori per ricostruire il flusso dei raggi cosmici in epoche passate.

 

 

Pur usando tutti termini corretti, la frase sembra un po’ confusa.

Pur usando tutti termini corretti, la frase sembra un po’ confusa. Sostanzialmente i ricercatori hanno trovato una correlazione tra le inversioni del campo magnetico (perchè è successo più volte) e la concentrazione di nitrato nei ghiacci. Le carote di ghiaccio sono delle macchine del tempo che fotografano la situazione terrestre di una determinata epoca. Lo strato di ghiaccio formatosi 30.000 anni fa sarà diverso da quello formatosi 150.000 e ci darà delle informazioni sui cambiamenti avvenuti sul nostro pianeta. La presenza di nitrati è collegata al campo magnetico tramite l’isotopo 10 del berilio. Questo isotopo si forma dall’interazione dei raggi cosmici con l’ossigeno e l’azoto atmosferico aumentando in caso di inversione dei poli magnetici. Il legame tra berilio e nitrati nel ghiaccio è piuttosto complesso, ma il punto innovativo è che il berilio, essendo radioattivo, decade nel tempo senza lasciare traccia della sua esistenza. Questo limitava di molto la datazione delle inversioni del campo magnetico, impedendo di determinare i “ribaltamenti” più antichi.

Correlare l’isotopo radioattivo del berilio al nitrato, che è invece un composto stabile, permetterà di mappare le interazioni dei raggi cosmici con maggiore precisione.

Correlare l’isotopo radioattivo del berilio al nitrato, che è invece un composto stabile, permetterà di mappare le interazioni dei raggi cosmici con maggiore precisione. Durante le anomalie magnetiche il campo magnetico terrestre è più debole e quindi l’interazione dei raggi solari con l’atmosfera è maggiore, tuttavia anche l’attività solare può variare nel corso del tempo. Questa scoperta, quindi, non riguarda solo i “rovesciamenti” dei poli magnetici, ma di poter mappare l’intera attività solare.

 

La carota di ghiaccio della discordia è stata estratta in Antartide ed è lunga oltre 3Km.

 

L’articolo originale potete liberalmente leggerlo su Nature, mentre quello di Repubblica è una copia per non dare click all “effemeride”.

 

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martedì 1 marzo 2016 - 12:32
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