Ninja, outsider e campione di incassi: Naruto e i suoi 15 anni di carriera

6 anni fa

8 minuti

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Quali sono i manga, e i relativi anime, capaci di segnare una generazione? E intendo non soltanto quella del paese di origine, ma di unirne idealmente una intera in tutto il mondo…
Ecco, con buona approssimazione si può affermare che Naruto è stato uno dei più recenti portabandiera di questo fenomeno.

Adesso che sta sbarcando nei cinema italiani per una mega-maratona, dopo una prima sortita sul grande schermo, è giusto fare una riflessione su questo cult del Sol Levante arrivato alla fine, ma decisamente destinato a rimanere nella memoria collettiva.
Naruto nasce nel 1999, sulle pagine di quello che è stato il più grande macina-successi di shonen (manga per ragazzi), ovvero la rivista settimanale Weekly Shonen Jump della casa editrice Shueisha, una colonna formidabile dell’editoria nipponica.
6cb718c690404ccdca5ccdcd9233970a_webVa detto che, quasi da subito, la saga di Naruto sulle pagine del manga ha goduto di uno strepitoso successo sia in patria che all’estero. L’autore Masashi Kishimoto, da giovanissima promessa è stato automaticamente promosso al rango di maestro… e non solo per il suo tratto dinamico e mai eccessivo, ma soprattutto per il modo di narrare e creare un universo di fantasia divenuto per anni la casa di tanti ragazzini che sognavano di fare i ninja, saltare tra gli alberi, diventare invisibili e lanciare shuriken.

Sì, insomma, esattamente come me che dieci anni prima, nel 1989, mi costruivo i nunchaku segando il manico della scopa della nonna per fare la tartaruga ninja. A ogni generazione i suoi modelli di guerriero!

Kishimoto probabilmente non si aspettava tutta questa attenzione e questa passione dei ragazzini per un suo pallino d’infanzia, ovvero le avventure dei ninja dell’epoca feudale del Giappone che vedeva in tv.

 

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Un’ossessione che il mangaka aveva poi deciso di trasporre in chiave moderna, assieme alla rilettura di miti e leggende patrimonio del folklore nazionale.

Tutto questo shakerato con una buona dose di autobiografia, di psicologia giovanile, di drammi familiari e di amicizia. Un cocktail che nelle sapienti mani di Kishimoto è diventato non solo gustoso, ma praticamente esplosivo: il giovane autore ha rastrellato dati di vendita impressionanti, con oltre 130 milioni di copie vendute in patria oltre 70 milioni nel mondo.

 

Naruto, con 15 anni di pubblicazione, conta 72 volumi con 700 capitoli complessivi di storia.

In soldoni, un successo di dimensioni godzilliane secondo solo all’inarrivabile One Piece di Eiichiro Oda. Naruto, con 15 anni di pubblicazione, conta 72 volumi con 700 capitoli complessivi di storia, un anime apprezzatissimo composto da 600 episodi, undici OAV (original animation video, prodotti per l’home video) e nove film per il cinema.

Una produzione importante e di grande qualità tecnica, che non ha prosciugato e sfruttato selvaggiamente l’universo narrativo creato da Kishimoto, e ha saputo tenere testa ad altre serie dallo sconfinato successo planetario di questi anni, come Dragon Ball e Detective Conan, tanto per citare due delle più longeve.

 

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Naruto, centellinando saggiamente il suo potenziale ed ampliando la storia con accuratezza, raramente è uscito dal seminato.

Il rischio di questi prodotti è infatti quello di “spremere lo spremibile” finché c’è trippa – ma anche molto più in là della reale tenuta dell’opera – e finire per saturare il mercato e la pazienza dei fan: Naruto, invece, centellinando saggiamente il suo potenziale ed ampliando la storia con accuratezza, raramente è uscito dal seminato o ha scontentato gli appassionati del manga e dell’animazione.

Merito di Kishimoto, sicuramente, che ha saputo gestire la sua creatura in modo accorto e non ha quasi mai lasciato che il denaro prendesse il sopravvento sul quadro generale che aveva organizzato per i suoi personaggi.
Il pubblico ha premiato con numeri da capogiro anche le sortite sul grande schermo del giovane ninja e del suo clan di amici e nemici: 9 film d’animazione sono un bel numero, e un numero ancora più stupefacente è quello degli incassi nel solo Giappone, che hanno superato complessivamente la soglia del miliardo di yen.

 

Masashi Kishimoto, nato nel 1974, ha dato vita alla sua opera-capolavoro quando aveva appena 25 anni

Andiamo allora a conoscere meglio l’autore di Naruto, il ragazzo d’oro che ha lasciato di stucco tanti sensei del fumetto giapponese: Masashi Kishimoto. Nato nel 1974, ha dato vita alla sua opera-capolavoro quando aveva appena 25 anni: non soltanto ha dimostrato fin da subito una padronanza del mezzo espressivo disegnato da far tremare i polsi a gente ben più matura, ma ha dato sfoggio di una scrittura di rara precisione e sensibilità.

La progressione della storia di Naruto è infatti uno dei suoi maggiori punti di forza, assieme allo spessore che ogni personaggio assume. Raro trovare personaggi che rimangano bidimensionali, anche se appaiono poco. Merito di un gusto per il “ritratto” che Kishimoto ha coltivato fin da bambino, sempre pronto con carta e matita a disegnare quello che vedeva e prendere nota delle caratteristiche peculiari di ogni persona.

Ovviamente, da buon marmocchio, l’autore di Naruto è stato influenzato nella scelta della sua carriera da alcuni grandi maestri, primo fra tutti colui che ci ha rovinato un po’ tutti e che ha dato un senso al tingersi i capelli di biondo: Akira Toriyama, l’uomo che ha trasformato un fumetto comico per ragazzini in un infinito incontro di wrestling con onde energetiche.
Ma se Dragon Ball ha le sue responsabilità, non mancano certo anche ad Akira, film-bomba (in tutti i sensi) che colpì come un pugno il giovanissimo Kishimoto facendolo innamorare della complessità che il geniale Katsuhiro Otomo, papà del celeberrimo manga e della pellicola che ha tolto il sonno un po’ a tutti noi.

Da questi due numi tutelari, il mangaka ha imparato a mediare – fino a realizzare una sintesi personale – fra il tratto stilizzato e quello più realistico. Se c’è una cosa che proprio non si può rimproverare a Naruto è quella di non avere uno stile perfettamente riconoscibile e pulito: tutto, dal mondo che circonda i personaggi ad ogni singolo protagonista e avversario, stupisce per la capacità di Kishimoto di risultare convincente, chiaro, preciso.
Impossibile non lodare l’autore per la cura con la quale realizza ogni dettaglio della storia: più volte il mangaka è stato oggetto di complimenti da illustri colleghi per l’ottima resa dei suoi disegni. Attestati di stima che non fanno altro che confermare il suo grande talento.

Naturalmente i disegni non sarebbero che un guscio vuoto senz’anima, se non fungessero da supporto ad una storia interessante e ben costruita.

Il manga e l’anime di Naruto hanno accompagnato i fan per 15 anni, e lo hanno fatto anche grazie ad un universo che pian piano si è espanso, ha rivelato i suoi segreti e ha visto più volte ribaltamenti di situazioni e colpi di scena. Naruto non è soltanto un’opera fatta di scontri e vuoti allenamenti/potenziamenti in vista del prossimo avversario (una facile critica che può essere mossa a Dragon Ball, tanto per non fare nomi), ma un vero e proprio romanzo di formazione diluivo in centinaia di episodi. Un percorso di crescita che a più livelli coinvolge il protagonista ma anche personaggi di supporto e di secondo piano.

Inoltre, dobbiamo ricordare che tanti bambini sono cresciuti nel corso di questi 15 anni accanto ai personaggi dell’universo creato da Masashi Kishimoto. Bambini che poi sono diventati ragazzi e hanno superato la soglia della maggiore età fino a dare l’addio a Naruto e tutti gli altri, firmato dal mangaka negli ultimi mesi del 2014. Con la crescita e la maturazione dell’autore, anche il pubblico dell’opera è diventato più consapevole ed esigente: ecco perché le trame si sono fatte via via più complesse e i personaggi più responsabili e riflessivi.

Una delle caratteristiche che contraddistinguono meglio il valore di Naruto è di certo il modo di cambiare dei personaggi, personaggi che spesso non sono soltanto buoni/cattivi, ma vivono nella “zona grigia” che li rende affascinanti. Anche solo rimanendo nel campo del suo protagonista, si può affermare che Kishimoto ha saputo creare una figura nella quale ogni ragazzino insicuro e desideroso di farsi notare si sarebbe di sicuro rispecchiato.

 

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Naruto nasce come outsider assoluto, un bambino discriminato e preso in giro dagli altri, diverso e quindi speciale.

Naruto nasce come outsider assoluto, un bambino discriminato e preso in giro dagli altri, diverso e quindi speciale: i lettori lo sanno, inconsciamente, che dalle sue sofferenze nasceranno imprese epiche e un destino fatto di grandi imprese. Ma Kishimoto non ha mai giocato la carta del pietismo o della scorciatoia ad effetto: ha fatto conquistare al suo personaggio ogni centimetro di dignità, fino a fargli assumere il ruolo di leader, percorrendo quella “via dei ninja” che prevede di pagare in prima persona debolezze, errori ed esitazioni.

Nella prima serie, Naruto si allena e si scontra con gli avversari per diventare più forte; nella seconda, Kishimoto gli mette di fronte avvenimenti che metteranno a dura prova le sue capacità, prima fra tutte quella di mettere a frutto l’esperienza raccolta e di comprendere e guidare gli altri. Dunque un vero e proprio discorso esistenziale che – al netto della necessaria spettacolarità che l’opera richiede – non si trova tutti i giorni nei manga (ma neppure nei comics).

Naruto ha accompagnato per mano milioni di lettori, e tantissimi fan italiani, grazie ad una profondità encomiabile. Un prodotto di intrattenimento con un’anima che unisce sangue e lacrime, azione e riflessione. Magari non sempre in modo perfetto, ma con un coraggio che solo un ninja sa dimostrare in battaglia… Kishimoto, tanto di cappello.
E che la volpe a nove code sia con te, sempre!

 

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