Jurassic World: La Recensione

12
6 anni fa

5 minuti

jw

Finalmente ieri sera si è potuto assistere al ritorno sul grande schermo dei dinosauri. Le bestie preistoriche che ormai più di venti anni fa Spielberg è riuscito a riportare in vita, rivoluzionando per sempre il concetto di effetti speciali e di computer grafica, sono riapparse in tutta la loro magnificenza dopo mesi e mesi di hype.

 

 

il pesantissimo testimone della regia passa da Spielberg a Colin Trevorrow.

Dopo i due deludenti sequel del primo insuperabile capitolo della saga di Jurassic Park il pesantissimo testimone della regia passa da Spielberg a Colin Trevorrow e il regista/sceneggiatore realizza un lungometraggio che si pone a metà tra remake e sequel diretto del capostipite.

 

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Sono ormai passati vent’anni dalla rovinosa prima apertura del parco su Isla Nublar.

Sono ormai passati vent’anni dalla rovinosa prima apertura del parco su Isla Nublar e finalmente la struttura, ora denominata Jurassic World, pare funzionare a dovere.

Il nuovo proprietario del parco, l’industriale Simon Masrani (Irrfan Khan) ha dato continuità al progetto dell’ormai compianto John Hammond e grazie al costante impiego delle tecnologie della InGen e sotto la guida del dott. Henry Wu (B.D. Wong, unico attore presente del cast originario) la struttura viene costantemente arricchita con nuove specie e attrazioni.

 

 

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È in procinto di essere aperta al pubblico l’ultima novità, l’Indominus Rex, specie creata mediante la combinazione del DNA di differenti tipi di rettili preistorici (e non solo) che, come nella miglior tradizione, sfugge al controllo seminando il panico tra i visitatori del parco.

Jurassic World non è altro che un omaggio all’opera di Spielberg.

Un film che doveva essere fatto per quei fan che, come me, nel 1993 sono andati al cinema e hanno visto qualcosa sino ad allora inimmaginabile. La pellicola di Travorrow cita in continuazione il capostipite mediante l’inserimento di oggetti, situazioni e location che per forza di cose riportano lo spettatore indietro di 20 anni.

Una vera e propria opera di metacinema

Una vera e propria opera di metacinema in cui il regista, nel dirci che si è obbligati a creare nuove specie perché i bimbi di adesso sono abituati agli stegosauri pare cercare di dare giustificazione ad una trama per lo più banale ma da cui non si pretende più di tanto se non tentare di riportare in auge l’atmosfera di stupore e di meraviglia che oggi, per i nativi digitali abituati ai vari Star Wars, Godzilla & Co., danno sempre più per scontata.

Un plot semplicissimo e ridotto all’osso, nella miglior tradizione spilberghiana.

Il plot, semplicissimo e ridotto all’osso, nella miglior tradizione spilberghiana fa da pretesto per dar sfogo oltre che all’avventura anche al trionfo dei buoni sentimenti. In film come questo la logica non può mai far da padrona: andare a vedere una pellicola dove l’uomo decide di far convivere uomini e dinosauri carnivori su un appezzamento di terra in mezzo al mare e criticare l’assurdità di certe situazioni sarebbe davvero stupido.

Si potrebbero elencare decine e decine di situazioni paradossali in cui, tolti i dinosauri, non resterebbe nulla da raccontare (ad eccezione di qualche improbabile fuga in tacchi a spillo), quel che invece si apprezza è l’omaggio, il costante riferimento e il rispetto mostrato da Trevorrow verso Spielberg.

 

 

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I personaggi, pur non avendo continuità rispetto al predecessore, seguono più o meno la caratterizzazione e l’evoluzione mostrata nell’opera prima con la differenza di trovare una bellissima Bryce Dallas Howard in in sostituzione del recentemente scomparso Richard Attenborough ad interpretare il ruolo di Claire Dearing.

A fare le vesti del duro di turno troviamo poi l’ex marine Owen Grady (Chris Pratt) che fra velociraptor addomesticati, T-rex redivivi e corse in moto nella giungla deve anche badare ai nipoti di Claire, Zack e Gray.

 

 

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Ovviamente non manca la sotto-trama con tanto di intervento da parte di governativi senza scrupoli (Vincent D’Onofrio fra tutti) così come il finale ultra trionfale e cooperativo.

Più grosso, più forte e con più denti.
Jurassic Park senza la finezza registica di Spielberg ma con gli omaggi di un suo grande fan.

Cos’è quindi Jurassic World? Sostanzialmente è Jurassic Park senza la finezza registica di Spielberg ma con gli omaggi di un suo grande fan.

Non se ne potrà apprezzare l’originalità, visto che i trailer svelano praticamente tutto della trama, ma quanto meno Trevorrow mette in scena un comparto effetti speciali  in grado di mostrare dei velociraptor più inquietanti che mai oltre ad una folta fauna preistorica di contorno sempre ben realizzata.

Anche gli strizzamenti d’occhio a Spielberg nelle inquadrature, nelle scene di fuga e nelle location, seppur continui appaiono comunque gradevoli e perfino il 3D è utilizzato in maniera egregia.

 

 

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Si nota l’assoluta mancanza di uno sforzo creativo superiore.

In tutto questo insieme di citazioni e di SFx alla fine si nota l’assoluta mancanza di uno sforzo creativo superiore capace di dare giusto spazio ad un cast che già di per se funziona ma che con elementi del calibro di Vincent D’Onofrio e Omar Sy avrebbe sicuramente consentito di realizzare qualcosa che va oltre la continua caccia all’uomo che l’Indominus Rex si limita a condurre attraverso la banalità e scontatezza della trama.

La pellicola di Trevorrow serve semplicemente a rispolverare il meraviglioso parco a tema nato dall’immaginazione di Michael Crichton permettendo così di fornire ai più giovani spettatori l’occasione di vedere sul grande schermo i bestioni preistorici che ancora sanno stupire e meravigliare.

Peccato solo che sarebbe bastato riproporre una bella versione rimasterizzata del primo Jurassic Park per raggiungere questo obiettivo e alla fine Jurassic World più che un remake, un sequel o un reboot, secondo il mio personale modo di vedere è una grande occasione mancata.

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