LEGO Architecture 21010: Robie House
di
hika
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Robie House Box

Avete presente la perfezione? Ecco, per me, la perfezione è ben esemplificata dai lavori di un certo architetto di metà Ottocento e ideatore di alcuni degli edifici più belli che abbia mai visto in vita mia. Frank Lloyd Wright.

Facciamo un paio di passi indietro, prima di addentrarci nel succo dell’articolo.

Frank Lloyd Wright è stato uno degli architetti più influenti del XX° secolo, al punto di aver creato una sua personale corrente nell’architettura ed aver sostanzialmente introdotto l’uso del cemento armato nell’edilizia, con la sua Casa Kaufmann, meglio nota come Fallingwater.

Tra le sue numerose opere vale la pena ricordare l’Hotel Imperiale a Tokyo e il Solomon R. Guggenheim Museum a New York.

E la Robie House, massimo esempio delle Prairie Houses e oggetto di questo articolo.

Robie House 03

 

 

Lego Architecture

Passi indietro, dicevamo. La serie Architecture nasce nel 2008 e conta, ad oggi, ben 23 set, di cui l’ultimo rilasciato, lo “Studio“, non rappresenta un monumento realmente esistente.

Tra i primi sei set rilasciati ci furono i già citati Fallingwater e il Solomon R. Guggenheim Museum. Questi due set, da soli, bastano a spiegare perché la serie goda di pareri altamente discordanti.

Il primo, medio-grande (815 pezzi) è un gioiellino, estremamente curato e ricco di particolari, il secondo, di dimensioni molto più ridotte (208 pezzi) è un pugno in un occhio che non rende minimamente giustizia al capolavoro newyorchese.

Per fortuna con Robie House hanno deciso di strafare, creando il set più grande fino ad ora della serie, con all’attivo ben 2276 pezzi.

 

Robie House 04

 

 

Il Set

Concluso questo lungo preambolo, parliamo finalmente del set. Come già detto, conta 2276 pezzi, così suddivisi:

  • 43 basi, dalle 4×4 fino alle 6×10
  • 70 brick, dall’1×1 all’1×12, con un 2×3 nel conto
  • 64 tegole, di cui due introdotte per la prima volta con questo set
  • 2099 tile, tra lisce e “normali”, che vanno dalla 1×1 alla 2×16 e includono anche la tile col nome del set. Fun fact, di questi 2099 pezzi, ben 771 sono tile 1×2 rosso scuro, con le quali si costruiranno sostanzialmente tutti i muri.
Il set è lungo,
ma bassino.

È abbastanza evidente come questo non sia un set che si sviluppa in altezza, bensì in lunghezza, raggiungendo la ragguardevole soglia dei 42 centimetri, a fronte degli appena 11,5 in altezza e un rispettoso 19,2 cm in profondità.

Il motivo di questa scelta non è quello di aumentare il brick count esponenzialmente, allo scopo di tirare su conseguentemente il costo, bensì è stata una scelta completamente stilistica, per ricreare quanto più fedelmente possibile l’aspetto esteriore “a mattoncini” dell’edificio. Riuscendoci al 100%.

Ma “iniziamo dall’incomincio”, come si dice dalle mie parti, e diamo un’occhiata alla scatola:

Come per tutti i set Architecture, abbiamo una scatola nera, ben solida e con apertura a scrigno, che le differenzia da tutte le altre serie.

Onestamente, la scatola è un po’ piccola, essendo alta circa la metà di quella di un Modular, ad esempio, che contengono anche meno pezzi in media.
Ma le meraviglie arrivano quando la si apre:

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La “piccolina” è piena fino all’orlo. I sacchetti sono ben venti, rigorosamente non numerati, ma almeno divisi per tipo, come da tradizione LEGO.

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Una volta svuotata la scatola sulla scrivania, facciamo finalmente la conoscenza con il manuale di montaggio. Che è enorme. E ovviamente completamente in inglese.

141 passaggi, più quelli necessari per costruire i quattro tetti, una breve introduzione storica sulla casa e su Wright, la lista dei pezzi e un’intervista ad Adam Reed Tucker, il designer di questo set compongono le 195 pagine di questo manuale, che presenta delle chicche del genere:

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Sì, è stato palloso come passaggio, tanto più che nello step 32 ne fanno mettere giù altre 29.

Ma andiamo per gradi.

È tempo di aprire tutte le buste e bustine e dividere categoricamente i pezzi per tipo, colore, dimensione. Come da foto.

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Già.

Ho sempre odiato il dividere i pezzi prima di montare qualcosa, compresi i puzzle. Il divertente nelle costruzioni, imho, è proprio la parte del montaggio, e fare un qualcosa che mi vada a ridurre il tempo speso nello stesso lo trovo assolutamente controproducente.

Ed ora, procediamo a passo più spedito verso il completamento di questa recensione.

Dopo una ventina di passaggi avremo la nostra base completata, pronti per la posa del primo mattoncino rosso scuro, colore che caratterizza questo set:

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Ne servono altrettanti per finire il “contorno” della casa e farsi un’idea dello spazio che occuperà sulla base:

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Il fatidico passaggio numero 100:

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Gran parte del primo piano è completamente costruito, nel giro di un paio di altri passaggi si piazzeranno i tre garage e si chiuderà il chiudibile.

Vorrei che apriste per bene l’immagine e contaste gli strati di mattoncini rossi. Ben sette, tutti realizzati con tile 1×2, 1×1, qualche rara 1×3 e qualche tile a L. Quando prima dicevo che posizionare 84 tile piatte 1×1 grigie era palloso, mi stavo tenendo in serbo questo.

Robie House 02

Il più grosso difetto di questo set è proprio la ripetitività dei passaggi per costruire il corpo principale della casa.

Il tutto, ovviamente, più che compensato dall’effetto finale che è fantastico, ma quelle del montaggio possono essere ore molto lunghe, specie se, come me, si vuole montare ogni singolo mattoncino con una direzione ben precisa.

Insomma, l’ennesima dimostrazione di come gli Architecture siano set pensati più per gli adulti che per i bambini/ragazzi, casomai ce ne fosse bisogno.

Ancora alcuni passaggi e, finalmente, il corpo principale della Robie House è completo:

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Si possono già notare le innumerevoli finestre, i tre garage, il balcone con la doppia scalinata ed i particolari elementi a cuspide ai due lati del salone principale.

Montato il corpo, è la volta dei tetti.

Come già detto, si tratta di quattro elementi separati, che andranno ad incastrarsi, senza agganciarsi, al corpo principale e tra di loro.

I due pezzi introdotti citati prima sono i due angolari visibili nel tetto dell’ultimo piano.

Che dire? I tetti sono divertenti da costruire e hanno una resa spettacolare. Caratterizzano la casa tanto quanto il motivo a mattoncini faticosamente creato per il corpo principale e la rendono unica nel panorama LEGO.

 

Ed ecco, finalmente, il set completo, con alcuni particolari:

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Come sempre avanza qualche mattoncino, anche se questa volta sono stati sia tirchi:

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che particolarmente generosi:

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Probabilmente si sono sbagliati in fase di packaging e hanno infilato un sacchettino di tile 1×1 extra. Immagino ci sia un povero dipendente della catena di montaggio ancora nelle segrete di Billund che viene puntualmente fustigato per l’errore.

 

Confrontato con Fallingwater

Ricordate quando ho detto che tra i primi set della serie Architecture c’era Fallingwater? Bene, perché sarà il nostro campione di riferimento.

Partiamo dai due manuali:

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Per arrivare poi ai set veri e propri:

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Fallingwater è un set dalle medio-grandi dimensioni, con un buon sviluppo in altezza, data la base. Eppure viene decisamente surclassato da Robie House, anche nella cura dei dettagli.

 

 

 

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Possiamo quindi stilare una lista di pro e contro per questo set.

Pro:

  • grandissima cura nei dettagli;
  • grandi dimensioni una volta completato;
  • ottima fedeltà all’opera originale;
  • ottima presenza scenica.

Contro:

  • montaggio un po’ noioso e ripetitivo, in alcuni punti;
  • il prezzo.

Veniamo ora alle note dolenti. Robie House è stato rilasciato, come set, nel settembre del 2011 e l’anno dopo è stato ritirato dal commercio.

In rete si trova abbastanza tranquillamente, ma sempre sopra il prezzo di listino, che era di 199,90€. Mi ero rassegnato a doverne lasciare almeno un centinaio extra per accaparrarmelo, fino a quando non ho fatto un giro in un negozio di giocattoli di Ancona, dove l’ho trovato a prezzo di listino.

 

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venerdì 8 agosto 2014 - 12:31
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