Un’altra Occasione

7 anni fa

24 minuti

Luce.
Luce bianca.
The stanza è pulita, tranquilla.
La macchina fa lo stesso rumore. Ancora e ancora.
Ogni paio di secondi.
Pareti bianche. Pavimento di linoleum.
Passi fiochi in un corridoio lontano.
La finestra è aperta. Una leggera brezza riesce ad entrare.
Si porta via l’odore, solo per alcuni secondi.
Pelle calda su metallo freddo.

~

– Ora di uscire, – pensa Marc Lafont.
Le otto e mezza. Di già.
L’ufficio si sta svuotando.
E lui non ha l’energia di rimanere un secondo di più.
In tutti questi anni ne ha fatte di nottate.
Ciò nonostante, la promozione l’ha mancata. Quindi si è adeguato. Lo stipendio è buono. E a lui è andata meglio che a tutti i suoi vecchi compagni di scuola. Alcuni si arrabattano passando da un lavoro precario all’altro. Molti sono ancora disoccupati.
Lui ha rischiato. Si è trasferito a Londra. Ce l’ha fatta.
Il suo lavoro però prende gran parte delle sue giornate. Marc sa che dovrebbe smettere. La banca non gli sta dando quello che si merita. E lui non dovrebbe darle tutto quello che non ha in cambio.
Marc continua a lavorare fino a tardi. Tutti i giorni.
E sembra proprio che non sia abbastanza.
– Battiamo la fiacca, eh, Lafont?
– Sta’ zitto, Stephen. Lo sai anche tu che è tardi. Dovresti andare a casa anche tu.
– Lo so, lo so. Ma guarda quelli. Ce la mettono tutta, no? Non sembrano molto contenti al momento, ma vedrai che una volta che arriva il bonus…
– Certo. Come tutti gli anni. Ci sono passato anch’io una volta. Ma, Stephen, noi due dovremmo solo andare a casa e riposarci. Ammazzarsi di lavoro non ha più senso.
– Non credo alle mie orecchie, Marc! E che mi dici di fare il proprio dovere per la banca? Sei diventato cinico, lo sai?
– Smettila, lo sai che ho ragione. Altrimenti saremmo già a capo della nostra rispettiva divisione.
– Hai ragione Lafont. Per farla breve: ci hanno lasciati al palo. Quindi… che vadano al diavolo! Resto solo per un altro paio di ore. A proposito: lo sai che le tue parole sollevano davvero il morale?
– Questo è l’atteggiamento giusto, – dice Marc. – Nel frattempo io me ne vado. Ne ho avuto abbastanza.
Ne ha avuto davvero abbastanza. Lo sa bene. Sono più di dieci anni che fa questa vita, solo che non vuole ammetterlo.
All’inizio era entusiasmante. Sentiva che aveva ancora un obiettivo da raggiungere. Questo lo spingeva avanti.
E così dieci anni sono passati.
Marc si chiede dove siano andati.
Sa che ha fallito. Come tutti ha avuto la sua occasione. Come molti l’ha sprecata. D’ora in poi non importa quanto lavorerà. Non farà molta strada. Chiaro, non solo per lui, ma anche per tutti quelli che lo conoscono.
Per inerzia è andato avanti alcuni anni.
Adesso le cose sono chiare anche per lui. E’ ora di andare a casa, cenare, guardare un po’ di tele, andare a letto.
Il giorno dopo sarà pronto per ricominciare.
Il suo lavoro è un anestetico. In flebo, goccia dopo goccia.
Marc non vuole svegliarsi e sentire il dolore.

~

– Allora, novità?
– No, – dice Marc.
– Ma tu stai bene?
– Sì papà.
– Fantastico, tre sillabe questa volta. Magari se mi impegno un po’ riesco a cavartene fuori qualcuna in più.
– Scusa papà.
– Quattro sillabe! Ce l’ho fatta!
– Bella battuta, papà, – dice Marc.
In realtà suo padre gli sta togliendo la voglia di parlare. Marc fa uno sforzo.
– Ascolta, scusa se sono un po’ laconico. Sto bene, sono solo stanco. Una giornata dura al lavoro. E comunque non ci sono novità. Il solito tran tran.
– E a te questo va bene, no? Non mi sembra molto entusiasta di essere lì. All’inizio lo eri.
– Che ti posso dire, dopo un po’ ci si stanca di tutto. Ma qui sto bene.
– Lo vedo. E questo è il tuo problema. Ti sei accontentato. Ti pagano bene. Meglio di quanto tu non possa guadagnare qui, senza dubbio. Sempre che tu qui riesca a trovare un lavoro…
– Be’ mi è andata bene no?
– Oh, senza dubbio. Sei però in una gabbia dorata. Non penso farai molta carriera.
– E tu questo come lo sai? Lavoro duramente e un giorno ne raccoglierò i frutti.
– Marc, per favore, svegliati. Ne abbiamo già parlato. Ed eri d’accordo con me.
– Ero d’accordo, ma ora ho cambiato idea. Devo solo impegnarmi di più.
– Hai ottenuto alcuni risultati, ma adesso stai solo perdendo tempo. Se continui così, un giorno ti sveglierai e ti accorgerai che saranno passati quarant’anni. Non solo dieci. Ascoltami.
Suo padre ha ragione, naturalmente, ma Marc ne ha abbastanza di sentirsi dire cosa deve fare.
– Dici così perché questo è quello che è capitato a te, papà, no? E adesso che sei in pensione non hai niente di meglio da fare che dare consigli affinché altri non facciano gli stessi errori.
– Voglio solo che tu sia felice, Marc.
– Allora lasciami fare quello che penso sia la cosa migliore. Non sono più un bambino.
– Certo, hai ragione, scusami. A volte mi dimentico che sei un adulto adesso.
– Già da un po’ di tempo, papà, – dice Marc.
Per un momento, Marc vorrebbe scappare da tutto. Prova a scacciare questo pensiero.
– Certo. Senti, c’è qui tua madre. Vuoi dirle ciao?
Marc sospira. Un altro sforzo.
– Certo, passamela.
– Marc?
– Ciao mamma.
– Ciao Marc, come va? Tutto bene?
– Come al solito.
– Senti, ho sentito che sta per arrivare l’influenza. Fa’ attenzione.
– Mamma, tutti gli anni la stessa storia! Lo sai che mi fanno il vaccino al lavoro.
– Hai ragione, me ne ero dimenticata. Sono gentili ad offrirti questa possibilità.
– Gentili? Mamma, lo fanno solo perché a loro costa meno fornire il vaccino rispetto ai giorni di un’eventuale malattia. Nessuno fa niente per niente.
– Lo sai che non è così, Marc. Non essere cinico. Comunque, hai conosciuto qualche ragazza?
– Mamma, ancora questa storia? Comunque la risposta è no. Quella giusta la troverò prima o poi. Non voglio stressarmi. E non dovresti stressarmi neanche tu.
Marc naturalmente è molto stressato.
– Non è mia intenzione. Voglio solo che tu sia felice.
– Lo so, lo so. Grazie. Mi metti sempre sotto pressione, però.
– Ok, non parlo più.
– Grazie. Ascolta, mamma, devo andare. Mangio qualcosa e poi vado a letto. La giornata è stata lunga.
– Certo. Be’ è stato bello sentire la tua voce. Dovremmo parlare più spesso.
Di questo, Marc non è così sicuro. Ogni volta che telefona ai suoi genitori si innervosisce, ma si sente in colpa per non essere in grado di conversare normalmente con loro.
Dopo tutto con loro ha un buon rapporto. Anche se lo innervosisce il fatto che vogliano sempre dirgli come deve vivere. Ha bisogno di consigli, ma pensa che non dovrebbe averne, alla sua età.
Rabbia e una cena veloce. Tele accesa. Dorme.
Si sveglia verso l’una. Intontito, si trascina a letto.
E’ stata una giornataccia.
Domani ce ne sarà un’altra.
Identica.

~

Fette biscottate. Marmellata. Succo di frutta.
Un po’ di caffè.
Una sigaretta ci starebbe bene. Purtroppo ha smesso.
Marc avrà bisogno di altro caffè dopo. Molto caffè.
Piatti sporchi nel lavello fino a sera. No, come sempre, decide di lavarli. Un’altra faccenda eliminata dalla lista. Più tardi, ce ne saranno molte altre di cui occuparsi.
Accende la radio.
Notizie.

~

– … E così lei dice che il ceppo influenzale di quest’anno potrebbe essere più virulento del solito?
– Esatto. All’inizio non sembrava che fosse così. Lo dico sulla base delle nostre osservazioni relative al ceppo presente nell’emisfero australe. Ora le ultime osservazione ci dicono che forse questa influenza sarà un po’ più aggressiva.
– Quindi avete sottostimato i rischi?
– Be’, c’è da dire che tutti i virus mutano molto velocemente nel giro di pochi mesi quando attraversano il pianeta per raggiungere il nostro emisfero. Di solito però la virulenza non cambia.
– Di solito, dottor McKechnie?
– Sì. A volte qualche cambiamento c’è e il virus può diventare più o meno aggressivo. E’ ancora presto, ma sembra che questo sia diventato un po’ più aggressivo.
– Un po’ più aggressivo, dottore? Ci sono almeno venti persone gravi ricoverate all’ospedale di Birmingham e lei mi sta dicendo che non è ancora sicuro?
– No, quello che le sto dicendo è che, nonostante il virus sembri un po’ più aggressivo del solito, non ci si deve preoccupare. Per due motivi. Primo, i pazienti ricoverati costituiscono una piccola percentuale di tutti i pazienti che pensiamo si siano già ammalati. Questo è la norma in tutti i casi di epidemia influenzale. Secondo: davvero non pensiamo che la mutazione sia stata tale da rendere il vaccino, adesso in commercio, inefficace. Il mio consiglio è che le persone con più di sessantacinque anni si vaccinino. Così come le persone con disturbi respiratori. Per tutti gli altri, è opportuno ricordarsi di lavare spesso le mani e di usare i fazzoletti di carta.
– Detto da lei sembra semplice, dottor McKechnie. Il fatto è che uno dei pazienti è deceduto mentre per gli altri la prognosi è riservata.
– Esatto. Le ripeto: questo succede durante tutte le epidemie influenzali. Il paziente che è deceduto aveva già altri disturbi che lo rendevano più debole, così come gli altri pazienti in prognosi riservata.
– Quindi non dovremmo preoccuparci?
– Noi continueremo a monitorare la situazione e, come sempre, daremo informazioni tempestive. Nel frattempo ritengo che non ci sia ragione di preoccuparsi.
– Dottor Gilbert McKechnie della Health Protection Agency, grazie per essere stato nostro ospite.
– Grazie a voi.

~

Marc ha finito di lavare i piatti. Già da cinque minuti, a dire la verità, ma ha continuato ad ascoltare.
Fino ad ora è sempre stato bene. Niente di più di un raffreddore. Ha paura di ammalarsi, però.
E’ solo.
Se avesse bisogno di aiuto, non ci sarebbe nessuno.
Non conosce i suo vicini.
Non ha amici che lo aiuterebbero. Né lui si sentirebbe di chiederglielo.
E’ preoccupato: dopo tutto, anche lui ha un disturbo respiratorio. La sua asma è sotto controllo, ma è sempre lì. Ogni tanto ritorna.
Si farà vaccinare in ufficio. Preferisce lavorare, lavorare, lavorare, che passare una settimana a casa ammalato
Lavorare: sa come farlo.
Invece, se fosse malato si sentirebbe perduto.

~

Gli ultimi giorni sono stati confusi.
Marc si è convinto che quello che fa gli piaccia, come se nessuna alternativa fosse possibile.
Forse così è più facile. Nessun bisogno di pensare.
Marc inizia la giornata di lavoro controllando le email della notte. Fino a poco tempo fa, lo faceva a casa, a letto, prima di andare a lavorare.
Non più. Non è uno schiavo, dopotutto.
C’è un messaggio di Laura, la responsabile del personale: molti colleghi sono ammalati. E’ iniziata la stagione dell’influenza, dice. La gente dovrebbe vaccinarsi, dice. Lei stessa è a casa con l’influenza. Proverà a lavorare da casa, dice, ma questa influenza è tosta, quindi probabilmente non sarà molto produttiva, dice.
Marc non è abituato a prestare attenzione ai suoi colleghi. Si guarda intorno.
Mancano almeno venti persone.
Mai successo prima.
Marc si è vaccinato. Un servizio gentilmente offerto dal suo datore di lavoro.
Era riuscito a dimenticarsi le sue paure per un po’.
Adesso sono tornate.

~

Dappertutto.
E’ dappertutto.
Influenza. Influenza. Influenza.
INFLUENZA.
Tutti parlano di influenza.
Giornali. Televisione.
Sono morte molte persone, all’ospedale di Birmingham e anche in altri ospedali. A Londra, ci sono state vittime al Charing Cross Hospital, al St. George’s e al Royal Free.
La gente comincia ad essere nervosa.
Lo scorso weekend, al supermercato, le code alle casse erano più lunghe del solito. C’erano meno prodotti sugli scaffali. La gente stava facendo scorta. Magari avrebbe dovuto fare lo stesso.
Ancora una volta sta nascondendo le sue paure sotto un leggero velo di operosità. Non vuole avere tempo per pensare.
Fino ad ora ha ignorato il solito allarmismo dei media.
Fino ad ora ha sempre avuto ragione.
Marc ha deciso che non vuole abbandonarsi al panico. La prossima volta che farà la spesa, comprerà qualche bottiglia d’acqua in più e forse qualche scatoletta. Non di più. Semplice.
Il vaccino lo protegge.
Perché dovrebbe preoccuparsi? Se la gente vuole caricarsi come un somaro, è padronissima di farlo. Non è un suo problema, sempre che riesca a trovare l’hummus in negozio.

~

Sera.
Marc si sta addormentando davanti alla tele. Come sempre.
Notizie 24 ore.
Ad un certo punto, il presentatore annuncia due ospiti. Uno è il dottor McKechnie della Health Protection Agency.
– Il nome non mi suona nuovo,- pensa Marc.
L’altro è Paul Taylor del Ministero della Sanità.
Stanno parlando dell’influenza. Naturalmente.
Marc si sveglia completamente.
– Quindi la situazione è seria adesso, dottor McKechnie, vero?
– Non le nasconderò che è piuttosto seria. Possiamo dire che siamo arrivati alla pandemia. Questo ceppo è più aggressivo di quanto non ci aspettassimo. E possiamo vederne le conseguenze. Se ci sono state più vittime del solito, questo è solo perché più persone del solito si sono ammalate. Rispetto ad altre epidemie di influenza la percentuale di pazienti che ha avuto bisogno di ricovero è più alta.
– Mi corregga se sbaglio, la maggioranza dei pazienti ricoverati è morta. Questo non è in linea con le precedenti esperienze.
– Sono d’accordo con lei. La situazione è leggermente più grave. Però tengo a sottolineare che i pazienti deceduti avevano disturbi preesistenti che hanno reso il loro sistema immunitario più debole.
– Capisco. Quindi, signor Taylor, il suo consiglio è sempre lo stesso.
– Certo. Usare un fazzoletto di carta quando si starnutisce. Evitare posti affollati. E se non ci si sente bene, sarebbe meglio non andare al lavoro e nemmeno al pronto soccorso, a meno che non si stia molto male. Dobbiamo evitare di sovraccaricare il sistema sanitario e, allo stesso tempo, fare in modo che altri non si ammalino.
– Paul, se posso aggiungere, – dice il dottor McKechnie, – volevo sottolineare l’importanza del vaccino per le persone con disturbi respiratori, così come per tutte le persone con più di sessantacinque anni. Pensiamo che il vaccino funzioni bene perché, come ho detto in altre occasioni, la mutazione genetica non è stata molto significativa.
– Però abbastanza per renderlo un problema, non è così, dottore?
– Esatto. Quest’anno tutto il personale sanitario, incluso il qui presente, si è vaccinato così da poter continuare ad assistere il pazienti senza interruzioni.
– Quindi, per riassumere, la situazione è seria, ma non bisogna farsi prendere dal panico. Qualche accorgimento in più e tutto andrà bene.
– Assol…
McKechnie ha cominciato a tossire.
Una vera crisi di tosse, a quanto pare.
Boccheggia mentre cerca di afferrare il bicchiere d’acqua che non ha toccato fino a quel momento.
L’inquadratura stacca sul presentatore che, con un’espressione preoccupata, passa al prossimo argomento.
Marc può ancora sentire McKechnie che tossisce.
Ogni respiro sembra una lotta.
Marc spegne la tele.
Decide di non pensarci più. Si è vaccinato. Starà bene.
Va a letto.
Tre ore ad addormentarsi.
Anche McKechnie si era vaccinato, no?

~

Non c’è quasi nessuno sulla Northern Line.
Non è normale.
In un giorno qualsiasi, a quest’ora Marc cercherebbe di infilarsi nel treno, spintonando gli altri pendolari. Ormai ha perfezionato la sua tecnica. Sa dove si aprono le porte del treno. Sa come identificare gli spazi tra le persone. C’è sempre spazio.
A volte gli piacerebbe che ce ne fosse un po’ anche nella vita.
Oggi Marc non ha bisogno della sua tecnica.
Molti posti vuoti. La sua prima reazione: contentezza. Il paradiso del pendolare.
Subito comincia a chiedersi perché il treno sia così vuoto. Magari la linea è interrotta qualche stazione prima? Magari arriverà in ufficio tardi per colpa di un treno difettoso. D’altronde non c’è nessuno. Questo vuol dire sicuramente che ci sono dei ritardi. Rimarrà bloccato in galleria. Arriverà tardi.
Ma no, sembra che sia tutto a posto.
Raccoglie da un sedile una copia di un giornale gratuito. Tranne alcune notizie di ieri sull’influenza, non c’è molto altro che valga la pena leggere. Sono comunque riusciti a riempire le pagine. Dopo un po’, Marc si perde nelle rubriche di gossip. I vip non lo hanno mai interessato troppo, ma in metro è pronto a leggere di tutto.
Tutto per fare passare il tempo.
Comunque la metro vuota è strana.
I treni sono vuoti. La sua stazione. Nessuno nei corridoi. Nessuno sulle scale mobili.
Nessuno, tranne i dipendenti con la solita faccia che dice che vorrebbero essere da qualche altra parte.
– Riguardo a questo, niente di strano, – pensa Marc.
Non appena il suo telefono ritrova campo, controlla le ultime notizie.
A quel punto capisce.
Durante la notte la Health Protection Agency ha emesso un comunicato di emergenza. L’epidemia di influenza è diventata una pandemia a tutti gli effetti. Si consiglia di rimanere a casa. Non si tratta solo di evitare spazi affollati. Si tratta di sigillarsi in casa.
Forse Marc avrebbe dovuto comprare un po’ d’acqua e qualche scatoletta in più.
Il resto delle notizie è anche peggio. Gli ospedali, ormai troppo pieni, stanno rimandando i pazienti a casa. Anche quelli molto malati. I dottori si stanno ammalando.
– Alla faccia del vaccino, – pensa Marc.
E’ così vicino all’ufficio. Andare a casa non avrebbe senso. E sicuramente alcuni suoi colleghi sono già là.
(L’influenza? Bella scusa, Lafont!)
D’altronde sente di avere bisogno di un po’ di compagnia. Sicuramente parlare con qualcuno lo farebbe stare meglio. Parole vuote. Ma sempre meglio del silenzio. No, non ha voglia di andare a casa.
– E poi quando lo ritrovo un treno vuoto così? – scherza con sé stesso.
Ma questo non lo fa sentire meglio.

~

L’atmosfera in ufficio non è delle migliori. Non è mai stata il massimo, ma quel giorno Marc sperava in qualcosa di più. Non molto. Sarebbe anche disposto a sopportare battute sulla sua mancanza di ambizione, sulla sua pigrizia. Qualsiasi cosa, pur di distrarsi.
Andare in ufficio non l’ha calmato.
Non riesce a combinare niente per tutta la mattina. Dovrebbe scrivere due relazioni. Di solito, ci mette un paio d’ore. D’altronde è tutto un lavoro di copiaincolla, più qualche aggiunta qua e là.
Non stamattina. Non riesce a concentrarsi. Continua a pensare ad un milione di cose. Più di una volta, vorrebbe tornare a casa. Ma ogni volta si convince a rimanere lì. Preferisce non stare da solo.
L’ufficio è mezzo vuoto, però.
Mancano molti colleghi.
Molti di più di qualche giorno fa. Così tanti che Laura non ha neanche mandato la solita email. Anzi, adesso che ci pensa, si accorge di non avere ricevuto notizie di Laura da qualche giorno.

~

Ora di pranzo.
Marc non ha fame, ma pensa che deve mangiare qualcosa, se vuole resistere per tutto il pomeriggio.
Non riesce a trovare nessun collega che voglia lasciare l’ufficio. Esce da solo alla ricerca di un panino.
Molti negozi non hanno neanche aperto. Forse si aspettavano già di non avere molti clienti oppure i commessi avevano paura. Marc non lo sa. La strada ha un aspetto spettrale. Si pente di avere lasciato l’ufficio. Là si sentiva al sicuro.
Finalmente trova un bar aperto dove compra un panino e una coca. Il panino non è fresco. Probabilmente è di ieri: oggi non si sono presentate abbastanza persone in cucina. La cassiera prende i soldi senza neanche guardarlo, come se volesse mantenere le distanze. Magari anche lei è preoccupata. O solo maleducata. A Marc non importa. In realtà è contento che lei non lo guardi.
Vedrebbe un uomo spaventato.
Marc torna in ufficio e controlla le ultime notizie. Non è mai riuscito a lavorare e a mangiare contemporaneamente. Si prende una pausa, tanto sa che comunque non riuscirà a combinare nulla oggi.

– Londra, 13.15. “Secondo varie fonti, ancora non confermate, l’attuale pandemia avrebbe colpito il cuore del mondo politico. Diversi ministri sarebbero ricoverati in rianimazione. Anche il primo ministro sarebbe ammalato tanto che tutti i suoi appuntamenti ufficiali per oggi sono stati rimandati a data da destinarsi. Downing Street non ha fornito alcun commento ufficiale, tuttavia sembrerebbe che uno dei ministri sia deceduto questa mattina. E’ noto che tutti i ministri si erano vaccinati, tuttavia sembra che lo abbiano fatto troppo recentemente, così che non ci sarebbe stato sufficiente tempo per la produzione di anticorpi. Forniremo aggiornamenti quando ci saranno ulteriori notizie. Nel frattempo ricordiamo che la Health Protection Agency ha ripetuto il suo consiglio di rimanere in casa per quanto possibile.”

– Ok, me ne vado a casa, – pensa Marc.
Si alza, prende la giacca ed esce.
Nessuno dice niente.
Probabilmente hanno letto le ultime notizie.
Marc non vede l’ora di tornare a casa.
Ma Londra pretende il suo dazio sul tempo.
Nonostante la stazione e il treno siano vuoti, il rientro a casa sembra durare ore. Ci sono solo alcuni passeggeri e tutti tengono un fazzoletto sulla bocca. Marc fa lo stesso, anche se non pensa che possa aiutare molto.
Vuole solo arrivare a casa.
Mentre cammina dalla stazione verso casa, pensa che dovrebbe fermarsi a comprare un po’ di cibo e di acqua. A casa ne ha ancora un po’, ma non sa quanto dovrà rimanere chiuso dentro.
Sta per entrare nel supermercato, ma si accorge che il negozio è pieno e gli scaffali sono quasi vuoti. Decide di andarsene. Non ha voglia di lottare per acqua e cibo con gente malata.
Invece, farà durare a lungo quello che ha in casa.
Sarà solo questione di giorni.
Corre a casa.
Sbatte la porta alle spalle e tira un sospiro di sollievo.
Dovrebbe essere al sicuro, adesso.

~

Primo giorno a casa.
Computer acceso. Tutto pronto.
Pronto per lavorare.
Marc non riesce a combinare nulla.
Dopo una nottata passata a rigirarsi nel letto, continua a guardare lo schermo senza fare nulla. Prova più volte a lavorare, ma ogni volta perde la concentrazione. Si mette a guardare la tele accesa sul canale delle news.
Continua a controllare.
Notizie. Notizie. Notizie.
Le cose vanno sempre peggio.
Sembra che tutto il mondo si stia ammalando. Gli aggiornamenti in tempo reale sui siti sono sempre più lenti. I giornalisti si stanno ammalando. Persino twitter non viene più aggiornato. In televisione invece dei soliti due giornalisti, ce n’è solo uno. E non ha una bella cera. Le notizie non sono più costantemente in diretta. Spesso si trasmettono repliche.
I servizi pubblici sono gravemente colpiti. Primo gli ospedali e il personale medico. Non hanno più spazio. Poi la polizia e i vigili del fuoco. I saccheggi sono iniziati. Gente che non ha niente da perdere sta cercando di vincere qualcosa in questo gioco perché pensa solo al breve periodo. Anche se potrebbe rimetterci la vita. Vita che, secondo Marc, non è che valga poi molto.
Al contrario della sua, di vita, naturalmente.
Sono scoppiati diversi incendi. Marc vede il fumo nero dalla finestra della sua mansarda. Case di legno. Bruciano in pochi minuti. I vigili del fuoco non possono fare nulla. Marc spera che il fuoco non raggiunga la sua strada.
Prova a lavorare un po’ per calmarsi.
Deve ancora finire quelle due relazioni. In un momento come questo i clienti non saranno interessati. Ma i mercati sono ancora aperti in teoria. In realtà, email e telefono sono molto tranquilli stamattina.
Dopo un po’ riesce a perdersi nel suo lavoro. L’anestetico sta funzionando bene, ancora una volta. Alcuni attimi di sollievo, anche se attraversati da qualche momento di paura.
Ce la sta facendo.
Poi starnutisce.
Ancora.
Si mette a tossire.
– Cosa sta succedendo?, – si chiede.
Sa bene cosa sta succedendo. Si è preso l’influenza.
Tempo scaduto.
Sente il sudore freddo sulla schiena contro la sedia di metallo.
– Calma. Calma. Calma, – pensa, – ho fatto il vaccino. Tutto andrà bene. Se anche dovesse venirmi l’influenza, sarà in forma leggera.
Prova ad ascoltare la voce della ragione.
– Probabilmente è solo la mia solita allergia. O una forma leggera di influenza. Ma tutto andrà bene. Sicuramente. E’ solo questione di un paio di giorni.
Va in cucina per bere un goccio d’acqua e calmare la sua gola irritata.
Ha finito l’acqua in bottiglia, ma l’acqua del rubinetto andrà bene.
Fuori fa freddo. L’acqua è fredda gelata.
E’ una bella sensazione.

~

Sono passati alcuni giorni.
La tosse non è andata via. Ma non è peggiorata. Marc ogni tanto starnutisce. Gli cola il naso.
– Maledetta allergia, – pensa Marc, facendo finta di essere infastidito solo dalla febbre da fieno che, con tutto il cuore, spera di avere.
Ogni tanto Marc guarda fuori dalla finestra.
Si vedono ancora alcuni incendi in lontananza, ma Marc è più preoccupato da quello che vede nella sua strada.
Un cadavere.
Qualcuno che è morto per la strada. Magari stava andando a casa, sperando di raggiungerla prima che fosse troppo tardi. O magari stava andando fuori, incapace di resistere alla solitudine. O alla fame, alla sete, alla paura.
Non è andato lontano.
Il cadavere ormai è là da qualche giorno. Faccia a terra. Un braccio piegato dietro la schiena.
Nessuno l’ha aiutato.
Non c’è molta gente in giro ad ogni modo. Hanno altro di meglio da fare.
Marc non ha pensato nemmeno per un istante di scendere o di chiamare qualcuno.
Dopotutto che cosa può fare?
L’uomo in strada ha perso la sua battaglia. Fine.
Bisogna conservare le forze. Alcuni ce la possono ancora fare.
Come lui.
Ha ancora un po’ di cibo e l’acqua del rubinetto non è male.
Ancora quella tosse. Non se ne vuole proprio andare.
Scende le scale per prendere un altro bicchiere d’acqua.
Mentre sta entrando in cucina, sente una voce. Si è dimenticato la radio accesa.
– … e quindi, lasciatemelo ripetere, – la voce sta dicendo, – la Health Protection Agency consiglia a tutti di rimanere in casa fino a che il picco massimo di contagio non sarà passato. Questo dovrebbe avvenire fra qualche giorno.
– Finalmente una buona notizia, – pensa Marc. Deve solo aspettare qualche giorno.
– … ed inoltre si consiglia di non bere l’acqua del rubinetto visto che si è scoperto che il virus riesce a diffondersi attraverso questo canale. Ripetiamo: il virus non viene trasmesso solo per via aerea, ma è stato trovato anche nell’acqua dell’acquedotto. Al momento non è chiaro se il virus possa essere pericoloso se ingerito, ma i virus trovati nell’acqua sono attivi. Per questo la Health Protection Agency consiglia di usare le scorte di acqua in bottiglia.
– Quali scorte? – pensa Marc.

~

Marc ce l’ha fatta. Anche senza bere l’acqua in bottiglia. Probabilmente il vaccino lo ha protetto.
Quasi non osa ammetterlo a sè stesso. Non vuole parlare troppo presto.
Ma è felice.
Le ultime notizie dicono che, nonostante l’epidemia ci sia ancora e l’emergenza non sia finita, il peggio dovrebbe essere passato. Il numero di nuovi casi sta scendendo.
E’ morta molta gente ormai.
Stando alle fonti ufficiali, questo significa che ci saranno forti ripercussioni su tutti i servizi pubblici. Polizia, ambulanza, vigili del fuoco. Ci vorrà tempo prima che le cose ritornino alla normalità. Lo stesso nel settore privato. Ci sarà carenza di personale, in negozi e uffici. Questa epidemia è stata una bella botta per l’economia.
Ma, magari, questa epidemia ha aperto uno spiraglio per Marc.
– Ci saranno meno persone in giro, – pensa, – meno concorrenti.
Quello che è successo è terribile. Una tragedia.
Ma è anche un’altra occasione.
Fino ad adesso Marc non ha fatto niente per tirarsi fuori dal buco in cui è finito.
Ora il mondo gli dà un’opportunità. Non se la merita, naturalmente. No sa perché, fra tutti, sia toccata proprio a lui.
Molti dei suoi colleghi, tra i più ambiziosi, sono morti. Non torneranno.
Ma Marc è ancora qui.
Non è giusto. Ma niente lo è mai.
Non sprecherà questa opportunità. Non ce ne sarà una terza.
Marc tossisce. Più forte del solito.
– Maledetta allergia, – pensa.
Va in cucina a prendere un bicchiere d’acqua.
Ma prima di aprire il rubinetto si ferma. Negli ultimi giorni ha bevuto acqua di rubinetto, non sapendo che il virus è stato trovato anche nell’acquedotto pubblico. Ma adesso lo sa. Non vuole più rischiare.
Adesso ce l’ha quasi fatta.
L’epidemia sta sparendo. Non ci saranno problemi, soprattutto se evita di entrare in contatto con altre persone.
E se si copre naso e bocca con un fazzoletto.
Sta anche finendo il cibo. Ne ha bisogno per i suoi ultimi giorni di permanenza a casa.
Sì, adesso è arrivato il momento di prendersi qualche piccolo rischio. Gli ultimi prima che la sua nuova vita possa iniziare.
Farà solo un salto fuori per comprare cibo e acqua. Da casa sua al negozio c’è poca strada.
E un po’ di aria fresca farà sicuramente bene alla sua allergia.

~

E’ stato un sogno?
Non è sicuro.
Luce e ombra vanno e vengono.
Sì, ha sognato. Un’altra volta.
Continua a ripensare agli ultimi giorni.
Sta per andare a comprare un po’ di cibo. Una breve passeggiata. Rischio minimo.
Finalmente ce l’ha fatta. La sua seconda opportunità è arrivata.
Pelle calda su metallo freddo.
La sua faccia sta bruciando.
Non riesce a deglutire.
Il tubo che pompa aria nei suoi polmoni gli riempie la gola.
Maledetta allergia.
La macchina stenta.
A breve si arrenderà.

Barcellona, 28 Marzo 2013

Emilia (para)Noica
Emilia (para)Noica
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