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11 anni fa

5 minuti

Era troppo bello per essere vero.

Venne presentata come la panacea per ogni male, la Soluzione a tutti i problemi dell’umanità, un Deus ex machina.
Era innovativa, era lucente, era intelligente, era qualcosa che non si era mai visto prima.
Era la Cura.
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Era troppo bello per essere vero.

Era una soluzione costosa, alla portata di pochi, ma non importava.
Molti, attirati dalla pubblicità, dal passaparola, dal suo aspetto seducente, si mettevano in fila, attendendo anche per giorni il loro turno.
Molti stipulavano contratti pluriennali, contratti al limite dello strozzinaggio, pur di averla.
Sembrava l’inizio di una nuova era, un’era perfetta.
Shangri-La non era mai stato così reale.

Era troppo bello per essere vero.

La Cura, la Soluzione, il Deus ex machina non era altro che un virus.
Un virus che trasformava chi contagiava in uno zombie.
Zombie, ho ancora i brividi ad usare questo termine.

Ogni anno la Papel proponeva una una nuova versione della Cura. Sempre più efficace, sempre più veloce.
O almeno dicevano così.
Produssero addirittura una dose maggiorata, casomai quella più piccola non dovesse bastare.
Continuo a chiedermi se la Papel si fosse accorta del suo errore, o se l’unica cosa che la interessasse fossero i profitti.

Non mi sono mai piaciute le cose perfette.

Lo scetticismo, probabilmente, mi ha salvato.
Sin dall’inizio mi era sembrato un nuovo vitello d’oro da dare in pasto al pubblico dei media, l’ennesima aggiunta al pantheon dei falsi dei.
Una moda destinata ad estinguersi, come tutte le altre che l’avevano preceduta.

Non dormo la notte per averla sottovalutata con così tanta superficialità.

All’inizio non mi accorsi di nulla, a parte il clamore mediatico sembrava che nulla fosse cambiato.
In tv continuava il solito carosello di culi e tette, i treni continuavano ad essere in ritardo, il prezzo della benzina continuava a salire.
La solita routine di tutti i giorni.

Solo dopo una anno mi resi conto che qualcosa non andava.
Molte persone che conoscevo erano come cambiate.
Erano diventate arroganti, presuntuose, quello che diceva la Papel era la loro nuova bibbia, chi non la pensava come loro era solo un eretico.
Sembrava che il libero arbitrio non albergasse più in loro.

A quei tempi ero un assiduo viaggiatore, e in qualunque posto mi recassi ritrovavo sempre lo stesso tipo di contagiati.
Pensavo che si trattasse di una nuova pandemia, un termine molto in voga nei media di quel periodo.

Non avevo ancora collegato la Cura al contagio.

Aprii gli occhi un normale week-end di settembre.
La mia fidanzata mi convinse ad accompagnarla a prendere la terza versione della Cura.
Non ci vidi nulla di male, l’ennesimo pomeriggio di shopping compulsivo.
Praticamente la condannai a diventare quella che è adesso.
Solo allora capii tutto, come il virus fosse la Cura stessa, come le persone venivano influenzate da essa.

Fui costretto a lasciarla, ad abbandonarla al suo triste destino.
Continuo a ripetermi che non potevo fare più niente per lei, che era troppo tardi.
La verità è che avevo paura di essere contagiato anch’io.

Non potevo stare con le mani in mano, soprattutto dopo quello che avevo fatto.

Iniziai a mettere su un movimento di sopravvissuti, amici e conoscenti non ancora contagiati dalla Cura.
Sapevamo che la situazione era disperata, ma ci sentivamo in dovere di salvare chi ancora ce la poteva fare.
Ci dividemmo in gruppi, ognuno di noi doveva diffondere la verità sulla Cura.
Usando internet, volantinaggio e qualunque altro mezzo di comunicazione cercammo altri sopravvissuti, e pian piano il nostro movimento crebbe di dimensioni.
Ormai ci definivamo come una comunità, in alcuni casi riuscimmo anche a curare dei contagiati.
Eravamo molto ottimisti, nessuno avrebbe mai immaginato quello che sarebbe successo.

La quarta versione della Cura ebbe lo stesso effetto di una bomba atomica sulla nostra comunità.
Solo il suo aspetto decimò il nostro movimento, tutti gli altri rimasero ammaliati di quanto fosse cristallina, di quanto fosse definita.
Persone che credevo irreprensibili caddero vittima della propaganda.

Il movimento non esiste più.

Sono passati tre mesi dall’ultima volta che sono entrato in contatto con un sopravvissuto.
Non trovo tracce di sacche di resistenza neanche su internet.
È da un mese che non esco di casa, l’ultima volta a momenti venni scoperto da un contagiato per colpa della suoneria del telefono.
Sto finendo le scorte di cibo, sempre più contagiati mi cercano a casa.
Sto rischiando troppo, non posso più rimanere qui.

Mi sto preparando a fuggire, spero che in un’altra città, in un altro stato, ci sia qualche sopravvissuto.
Per non essere scoperto sto lasciando dietro di me tutto ciò che mi è caro.
Il mio pc, il mio telefono android, il mio lettore mp3 creative, se li portassi con me rischierei di essere scoperto.

Lascio quest’ultimo messaggio come prova della mia resistenza.
Se tu che lo leggi sei un sopravvissuto come me non venire a cercarmi.
Potrei essere diventato un Fanboy.

Pubblicato attraverso Facebook per Android.
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Note a piè pagina
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Prendetelo come un piccolo racconto di satira, mi raccomando.
;)

Ovviamente sarà chiaro a tutti cosa ha ispirato il racconto, qualunque libro/film/telefilm riguardante una pandemia.
E spero che siano chiari anche tutti i riferimenti velati alla Apple, forse l’unico oscuro è “Papel”, ma non è altro che l’anagramma di Apple.

Naturalmente non voglio offendere nessun utilizzatore di prodotti Apple, è solo una storiella divertente che gioca sui luoghi comuni.

Spero che vi piaccia.
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[CoolStoryBro] è la rubrica di Lega Nerd dedicata alla letteratura amatoriale

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