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L’esperimento più lungo della storia

7 anni fa

4 minuti

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All’università del Queensland è in corso l’esperimento che, per la sua durata, è entrato nel Guinness World Record come l’esperimento più noioso del mondo.

Prima di parlare dell’esperimento vero e proprio, mi sento in dovere di porre una domanda al piccolo chimico che è in voi.

Anche per poter spiegare a chi non è del mestiere (come me…) il perché di questo spropositato impiego i tempo:

Il vetro può essere considerato un liquido?

E come fa un liquido a contenere un altro liquido?” Direte giustamente voi…

Cito da Wikipedia:

Il termine vetro si riferisce a materiali che sono ottenuti tramite la solidificazione di un liquido non accompagnata da cristallizzazione. I vetri sono solidi amorfi, assimilabili a liquidi sottoraffreddati ad elevatissima viscosità, con i legami intermolecolari e gli attriti interni che ne mantengono inalterata la forma per un lunghissimo tempo.

 

La viscosità quantifica la coesione interna di un fluido.

Con il termine viscosità si indica quella grandezza fisica che quantifica la coesione interna di un fluido, o anche coefficiente di scambio di quantità di moto.

Maggiore sarà il suo valore, più difficile risulterà “versare” il liquido in questione da un contenitore ad un altro. Provate voi stessi a versare dell’acqua da una bottiglia e successivamente del miele dal barattolo!

Nella cerchia dei fluidi è, ovviamente, compresa anche l’aria che ha una viscosità di circa 0.011/0.018 cP (centipoise) e per citare una altro fluido che è un riferimento per l’umanità, c’è l’acqua con una viscosità di 1 cP. Ma possiamo andare avanti, con lo sciroppo d’acero con 150/200 cP, il tetracloruro di carbonio con 880 cP, il miele che avete versato prima, e che ora dovrete pulire, con 2000/3000 cP.

Ora immaginate un liquido così viscoso, ma così viscoso che lo potete addirittura modellare, lasciare su un tavolo a riposare e quando sarete tornati dal ComicBook Store, questo avrà ancora la forma che gli avete dato.

Con l’esperimento della goccia di pece, Thomas Parnell, docente all’università del Queensland negli anni ‘30, volle dimostrare ai suoi studenti che sostanze, all’apparenza solide, in realtà sono liquidi ad altissima viscosità.

Prese della pece, la scaldò e la versò in un imbuto sigillato. Dopo aver fatto sedimentare il tutto per tre anni, aprì il fondo dell’imbuto e diede il via alle danze.

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La mole di dati raccolta con questo esperimento (al 24 Aprile 2014) è impressionante:

Nove date utili.
In pratica nove sono le gocce di pece cadute nel contenitore sottostante all’imbuto dal 1927 (1930) al 2014, che hanno permesso all’umanità di calcolare la viscosità della pece (2,3 x 10^11 cP circa) e di capire che se ve ne vorrete versare un bicchiere, dovrete avere molta pazienza…

 

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Parnell è morto da decenni e il suo successore nella gestione dell’esperimento (John Mainstone) è morto d’infarto giusto l’anno scorso, prima di poter vedere la nona goccia cadere.

nessuna delle gocce è stata vista cadere.

Pensate che la sua intenzione era quella di essere il primo uomo a vedere una goccia di pece cadere…

L’esperimento, infatti, è stato abbastanza travagliato, in quanto nessuna delle gocce è stata vista cadere da anima viva (a parte la nona). Si sono staccate in momenti come la pausa caffè dell’osservatore e il guasto della webcam… quindi, visto anche che la viscosità della pece seguiva le stagioni, dopo la goccia del 2000 si è deciso di installare un condizionatore per mantenere costanti umidità e temperatura all’interno della stanza dove si svolge l’esperimento e una quantità indefinita di telecamere.

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Ora è possibile seguire in diretta l’esperimento a questo indirizzo:

dove gentilmente ci avvisano che se vogliamo vedere in diretta la caduta…

dovremo aspettare almeno altri 14 anni.

Se vi foste persi la nona, qui il video:

 

 

Oggi possiamo affermare che la pece è un liquido e non un solido.

È quindi grazie alla pazienza, la lungimiranza e alla tenacia di persone come Parnell, Mainstone e tutti gli studenti che stanno seguendo l’esperimento, che oggi possiamo affermare che la pece (simile al vetro) è un liquido e non un solido.

 

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A posteriori, è triste sentire Mainstone nell’intervista fatta prima che la nona goccia cadesse. Ci teneva davvero!

 

 

Ora, non resta che aspettare che anche l’imbuto di vetro lasci cadere la sua prima goccia…

 

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