Immaginate di essere a casa vostra, sbracati dopo una dura giornata di lavoro. Dlen dlen, oh mi è arrivato un messaggio, vediamo un po’ chi è. Ah, è il mio amico Wanton! Che mi scrive da Canton! Che mattacchione, meglio rispondergli subito.

Ci alzeremmo dalla nostra sedia e guarderemo il poster un po’ hipster dei cavi internet che abbiamo sulla parete, pensando quanto è cambiato il mondo in pochi anni, oggi possiamo comunicare con Wanton che sta dall’altro lato del pianeta in brevissimo tempo, appena vent’anni fa questa era fantascienza!

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Bene una scena così l’abbiamo vissuta tutti no? Io stesso ogni tanto scrivo ad amici che stanno nel Sud-Est Asiatico o in America.

Ma cambiamo un attimo il contesto.

La vostra casa è a Londra, il dlen dlen non è il vostro cellulare ma il vostro maggiordomo che vi avvisa del messaggio ricevuto. Il messaggio però è del vostro amico Wanton, e pure i vostri pensieri sono i medesimi.

È il 1876, e, in appena vent’anni, la vostra nazione ha collegato il mondo intero, un’opera talmente folle e incredibile da essere considerata fantascienza solo qualche anno prima.

Anche il poster è identico:

 

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Il Cavo Sottomarino

Il telegrafo fu il vero progenitore di internet.

Il telegrafo fu il vero progenitore di internet e la storia della sua diffusione ha poco da invidiare a quella che stiamo vivendo noi in questi tempi.

Nel 1837 Samuel Morse brevetta il primo vero telegrafo commerciale.

Nel 1838 lo testa su una linea di circa 3 km, vent’anni dopo gli Inglesi stendono il primo cavo sottomarino pienamente funzionante tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti.

Già nel 1840 Morse si era detto convinto che il suo sistema poteva funzionare ottimamente anche immerso in acqua e, per dimostrare la sua tesi, nel 1842, stese un cavo nella baia di New York.

A questo tentativo ne seguirono altri che permisero di capire che il cavo andava isolato in gomma per evitare che l’elettricità si disperdesse in acqua.

Nel 1850 gli Inglesi avevano steso il primo cavo tra l’Inghilterra e la Francia.

Forti di queste convinzioni, nel 1850, gli Inglesi avevano steso il primo cavo tra l’Inghilterra e la Francia.
Il cavo passava sotto la Manica e non era stato un gran successo in quanto si era interrotto quasi subito a causa della scarsa protezione.

Il cavo fu riprogettato e nel 1851 gli uffici telegrafici dei due paesi comunicavano allegramente tra lo sbalordimento dell’intera Europa.

Appena 3 anni dopo, nel 1854 un magnate americano tale Cyrus Field (che google mi mette tristemente dopo Cyrus Miles) propose di stendere un cavo tra la cara, vecchia Inghilterra e gli Stati Uniti, un’opera titanica.

 

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un cavo tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti, un’opera titanica.

Cyrus era un sognatore, sognava un’utopia dove le persone potessero scambiarsi i messaggi in appena una giornata senza aspettare le navi di posta che potevano impiegare settimane a coprire la tratta.

Un’idea così era pura fantascienza nel 1850.

Eppure Cyrus non si diede per vinto, finchè non riuscì a convincere un gruppo di industriali inglesi a tentare la folle impresa.

Benchè l’idea di stendere un cavo attraverso l’oceano avesse radici più antiche, la possibilità di farlo fattualmente fu anche legata alla concomitanza di una serie di fattori che in quegli anni andarono a coincidere.

Per prima cosa i materiali, la nascente industria elettrica era finalmente riuscita a rendere disponibili cavi di rame capaci di trasportare più facilmente il segnale (benchè la loro qualità fosse altalenante).

 

Gutta-Percha

Inoltre alcuni anni prima era stato scoperto nei domini inglesi una nuova pianta, la Gutta Percha, dalla quale si poteva estrarre un’ottima gomma isolante, l’ideale per rivestire i cavi di rame.

Negli stessi anni in Prussia gli ingegneri tedeschi avevano messo a punto un sistema di rivestimento per rendere la posatura dei cavi sicura e per tenere il cavo ben protetto una volta in posizione, il sistema, sviluppato per le miniere di profondità prussiane, era facilmente adattabile per la posa sottomarina.

Infine, cosa molto importante, nel 1849 la marina americana aveva dato il via a un intenso programma di scandagliamento dei fondali atlantici.

Pathfinder of the Seas.

I risultati furono studiati dall’oceanografo Mathew Fontaine Maury  conosciuto nell’ambiente con il fighissimo soprannome  di “Pathfinder of the Seas” (e anche con “Father of Modern Oceanography and Naval Meteorology”, ma siamo seri, come credete che si facesse chiamare dagli amici al pub quando doveva rimochiare?).

Maury ipotizzò che poteva esserci un plateau di roccia tra l’Irlanda e l’isola di Terranova, ideale per la posa di un cavo sottomarino.

Gli ingredienti c’erano tutti,
non restava che tentare.

 

 

 

Il Cavo Transatlantico

Il progetto di posa iniziò nel 1854. Gli ingegneri avevano costruito un cavo formato da 7 fili di rame ciascuno rivestito da tre strati di gutta-percha avvolti a loro volta in uno strato di canapa, il tutto inserito in una guaina di fili di ferro.

 

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Il progetto di posa iniziò nel 1854.

Il cavo pesava circa mezza tonnellata per ogni kilometro (anche se, essendo inglesi, sarà stato qualcosa del tipo 7,65 libbre cubiche per ogni quarto di braccio nautico).

Il cavo così costruito era molto resistente e flessibile e in grado di reggere a diverse tonnellate di trazione.

 

Funny Fact (così non vi addormentate) il cavo fu commissionato a due diverse aziende inglesi le quali, quando iniziarono a mettere insieme i pezzi rispettivamente costruiti, si accorsero di aver attorcigliato i cavi una in senso orario e l’altra in senso antiorario. :D :rofl: :D

 

La Corona inglese finanziò l’opera e mise a disposizione le navi, lo stesso fece il Congresso. La corazzata inglese HMS Agamemnon e la fregata americana USS Niagara furono riconvertite a navi posacavi e, finalmente, la posa ebbe inizio.

 

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Una delle più incredibili opere che l’umanità avesse mai tentato stava diventando realtà, la strada per l’utopia sognata da Cyrus era aperta.

Era il 5 agosto del 1857. Il 6 agosto il cavo era già rotto.

Il cavo fu recuperato e riparato, ma si ruppe di nuovo poco dopo, stavolta a circa 3 km di profondità. Le operazioni furono interrotte.

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L’anno successivo però ripresero prontamente, le due possenti navi da guerra partirono una dall’Irlanda e una dal Canada con l’obiettivo di incontrarsi a mezza via in pieno oceano. E lo fecero!

Ma anche questa volta non mancarono i problemi e il cavo si spezzò ben tre volte. Recuperato, riparato e rimesso in posa, finalmente il 16 agosto del 1858, per la prima volta nella storia dell’uomo, due continenti diversi poterono scambiarsi messaggi in maniera rapidissima.

Il primo telegramma inviato recitava:

Europe and America are united by telegraphy. Glory to God in the highest; on earth, peace and good will toward men.

 

Niagara

Gli uomini di buona volontà avevano compiuto un vero e proprio miracolo. Quel giorno a New York i cannoni spararono diverse salve, le campane delle chiese suonarono a festa e le strade furono riempite di bandiere!

Certo, il primo telegramma ci mise circa 17 ore a essere trasmesso, ma agli occhi del mondo era l’inizio di una nuova era.

 

Cavi atlantici del 1858, 1865 e 1866. Science Museum, Londra.

Cavi atlantici del 1858, 1865 e 1866. Science Museum, Londra.

 

 

 

 

Una Nuova Era

Il cavo atlantico fu una milestone importantissima, ma, di per se, il cavo posato era pieno di problemi.

Il cavo subì presto interruzioni dovute all’usura e alle scarse competenze sul corretto voltaggio da utilizzare.

La scienza in questo campo era ai suoi esordi e il cavo subì presto interruzioni dovute all’usura e alle scarse competenze sul corretto voltaggio da utilizzare. Appena un paio di mesi dopo il primo, storico telegramma, il sistema era fuori uso.

Questo ovviamente gettò nello sgomento la popolazione (c’è chi disse che il cavo non era mai esistito e che si era trattato solo una speculazione).

 

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Ma gli ingegneri
erano già all’opera.

Ma gli ingegneri erano già all’opera. Mentre una commissione si incaricava di capire cosa era andato storto (lavorò 3 anni fornendo una mole impressionante di preziosissimi dati) la tecnica progrediva.

Purtroppo la Guerra di Secessione bloccò il progetto e ci vollero sette anni perché si tentasse di stendere nuovamente un cavo nell’Atlantico.

Intanto però, nel 1864, altri due lunghi cavi erano stati posati nel Mediterraneo e nel Mar Rosso permettendo di testare nuovi materiali e scelte tecniche.

 

HMS Agamemnon

HMS Agamemnon

 

Alla fine della guerra, nel 1865, forti delle nuove conoscenze il progetto fu rimesso in atto e un nuovo cavo posato. Anche questo andò incontro al fallimento rompendosi.

Ma questo non bastò a frenare i lavori. L’anno successivo nel 1866, fu steso un altro cavo e, contemporaneamente, fu ripristinato quello del 1865.

Questa volta i cavi ressero. Il che significava che finalmente l’Europa e l’America erano interconnesse, da ben 2 cavi.

Iniziava una nuova era.

 

 

 

Un Mondo di Cavi

I pionieri avevano aperto la strada e dimostrato la validità dell’idea.
Sognatori che immaginavano un mondo interconnesso avevano posto la prima pietra. Ma ora era tempo di fare sul serio, era arrivato il tempo degli economisti.

I sognatori che immaginavano un mondo interconnesso avevano posto la prima pietra.

Nel 1866 si poteva mandare un telegramma al costo di 5$ a parola tra l’Inghilterra e gli USA (come al solito prendete il valore con le pinze ma, al cambio attuale, stiamo parlando di circa 9.000$ a parola).

Stendere un cavo costava l’equivalente di svariati milioni di dollari, ma i ritorni erano spettacolari, sia per la politica che per l’economia.

Immaginate, per la prima volta, la stock exchange di Londra e di New York collegate!

Immaginate il vantaggio di conoscere in anticipo i prezzi delle merci in giro per il mondo!

Immaginate di poter controllare avamposti e armate in ogni punto del pianeta, istantaneamente!

Immaginate! Potete!

Un fiume di denaro si riversò nella nuova idea.

Sostenuti da montagne di sterline gli ingegneri affinarono le tecniche di produzione e di posa, di recupero, di rapidità di trasmissione.

 

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Per la fine del secolo c’erano dieci cavi tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti.

Per la fine del secolo c’erano dieci cavi tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti, due in posa e 36 navi che recuperavano e riparavano gli oltre 130.000 km di cavi precedentemente stesi presenti sul fondo del mare.

Vennero sviluppate macchine capaci di trasmettere più messaggi sullo stesso cavo, centraline meccaniche in grado di reindirizzare i messaggi senza la necessità di un operatore nel mezzo.

I fisici svilupparono modelli per rendere le trasmissioni sempre più veloci eliminando le interferenze.

Le parole passarono da 0,1/minuto a 12/minuto fino a 40/minuto.

Furono migliorate le tecniche per individuare i guasti, gli ingegneri erano in grado di capire esattamente dove il cavo si fosse rotto senza alzarsi dal loro ufficio.

1877_Phelps_Electro-Motor_Printing_Telegraph_Sci_Amer_OML’Inghilterra fece ovviamente la parte del leone, nel 1800 era al suo massimo splendore, era piena di capitali, e aveva la necessità di controllare un impero che si stendeva in tutto il mondo. Inoltre aveva praticamente il monopolio della gomma per isolare i cavi.

Tra il 1860 e il 1870 vennero stesi cavi nel Mediterraneo, nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano. Nel 1872 Bombay fu connessa a Londra, 4 anni più tardi i cavi sottomarini raggiunsero l’Australia. Tra il 1880 e il 1900 l’Africa e il Sud America vengono connessi alle linee. Nel 1903 l’ultima frontiera, l’Oceano Pacifico, fu conquistata con un cavo che collegava gli USA alle Filippine.

 

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Conclusioni

Oggi ci sembra normale poter comunicare con chiunque ovunque, ma questa è stata una conquista, una delle più grandi conquiste dell’umanità.

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Oggi ci sembra normale poter comunicare con chiunque ovunque.

Certo noi siamo nati con il telefono e abbiamo visto la rivoluzione di internet, ma immaginate chi è nato con la posta e ha visto la rivoluzione del telegrafo.

Noi ora possiamo mandare una mail o usare un sistema di IM e ci pare fantastico, ma già prima potevamo virtualmente telefonare a chiunque, ovunque, avevamo la televisione e la radio che ci riportavano le notizie in tempo reale.

Quasi 150 anni fa invece delle persone che impiegavano un mese (quando andava bene) a spedire una lettera e un altro mese a ricevere una risposta, passarono di colpo a poterlo fare nella stessa giornata.

Persone che avevano un lag di mesi prima che una notizia arrivasse, passarono di colpo al poterla vedere sul giornale del giorno dopo.

Io sono contento di vivere in quest’epoca di rivoluzioni incredibili ma non posso che ripensare con affetto ai nerd del 1800, perché anche loro hanno vissuto un’epoca incredibile.

Un’epoca di conquiste portate avanti da un gruppo di sognatori e messe in pratica da ingegneri, scienziati, fisici e inventori, da un gruppo di nerd insomma, ne più ne meno che adesso.

E un mondo collegato da cavi sottomarini ne rimane uno dei più brillanti esempi.

Per questo motivo, quando in qualche sperduto paese d’Italia, trovo ancora un vecchio cartello con scritto “Posta e Telegrafo”, mi tocco la bombetta e brindo con un whiskey immaginario a quei nerd che, oltre un secolo fa, hanno gettato le basi per collegare il nostro mondo.

Alla vostra, ve lo siete meritato.