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Tempo fa, parlando di Crespi d’Adda, vi ho raccontato come un uomo, un solo uomo, possa creare dal nulla il paese ideale.

Oppure, come l’ Isola delle Rose insegna, un solo uomo possa addirittura dare un tetto alle utopie del sessantotto.

Ma l’architettura è un’arte spietata perchè se fallisci non basta una pennellata per coprire le magagne: il calcestruzzo è eterno.

 

 

La vita rurale

Consonno è un paesino della Brianza, per la precisione di quella Brianza strappata negli anni ‘90 a Como ed assegnata alla neo-provincia di Lecco.

Nel 1962questo piccolo borgo conta 300 abitanti: non molti, direte. Infatti Consonno non è un comune bensì una frazione della vicina Olginate.

Nel Belpaese, nella sua parte più civilizzata, si cominciano a conoscere il boom economico, gli elettrodomestici e le Fiat 500; Ma non qui.

 

 

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Sembra di essere alla fine dell’ottocento più che negli anni della libertà sessuale.

Già perchè Consonno , anche se siamo negli anni sessanta, dovete immaginarla come Palosco, quel piccolo paese che Ermanno Olmi ha reso celebre con “L’albero degli zoccoli”.

L’economia del borgo si basa sull’ agricoltura e i boschi di castagni che circondano le case, costruite di sassi e cemento, sono la principale risorsa del borgo.

Sembra di essere alla fine dell’ottocento più che negli anni della libertà sessuale.

Tanto che la strada che arriva al borgo andrebbe chiamata mulattiera.

Tanto che tutti gli edifici, saranno venti o trenta, non appartengono ai rispettivi inquilini bensì ad un unico proprietario: l’ Immobiliare Consonno Brianza.

 

 

 

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Il cumenda

Siamo ancora nel 1962, ricordate? Un anno che da queste parti più che altrove segnerà una svolta epocale.

Nel piccolo borgo arriva un conte, di nome fa Mario Bagno. Di lui si dice che, in città, abbia costruito palazzi e strade. Addirittura aeroporti.

Avete presente lo stereotipo del “cumenda con la fabrichèta”?

Ecco, un giorno quello stereotipo mette piede a Consonno e ne rimane folgorato.

 

 

 

Tanto da sborsare 22 milioni di lire circa per rilevare l’immobiliare e detenere così la proprietà di tutti i fabbricati del piccolo paese.

Che, nello specifico, si possono riassumere in qualche casa, una chiesa, un cimitero ed una piccola osteria.

Immediatamente rassicura i consonnesi: il progetto, seppur ambizioso, non mira a stravolgere il borgo.

Inizialmente infatti verrà ampliata ed asfaltata la mulattiera, in modo da renderla una vera e propria strada adatta ai moderni mezzi a motore.

Successivamente verranno eretti alcuni alberghi perché la posizione panoramica del borgo unita all’ubicazione strategica, dice il conte,  rende il paesello una meta ideale per il turismo milanese che sta vivendo in quegli anni una vera e propria impennata.

A quanto pare i consonnesi potranno continuare a far seccare castagne al sole, non c’è nulla da temere.

 

 

Nulla al di fuori di un esercito di ruspe. In un batter d’occhio e senza guardare in faccia a nessuno radono al suolo l’intero borgo.

Eccezione fatta per la chiesa e il cimitero perchè certe cose, si sa, vanno trattate bene.

I testimoni dell’epoca raccontano di avere lasciato la propria casa in fretta e furia.

L’operazione è facilitata anche dall’abbandono delle campagne, un fenomeno con cui, nei decenni successivi, la società italiana dovrà scontrarsi più volte.

I testimoni dell’epoca raccontano di avere lasciato la propria casa in fretta e furia perchè la demolizione non andava per il sottile:

Ovunque fossero gli inquilini l’operazione sarebbe infatti andata avanti.

 

 

 

Il paese dei balocchi

Il vero piano del conte Bagno è quello di costruire un parco giochi.

Il vero piano del conte Bagno è quello di costruire un parco giochi dove i turisti provenienti da Milano (e dalle province limitrofe sempre meno agricole e sempre più manufatturiere) potessero unire il divertimento al relax che il paesaggio brianzolo poteva offrire.

I maligni sostengono comunque che il conte non avesse un vero progetto per la piccola Consonno: amava lasciare carta bianca alla fantasia e decidere giorno per giorno come costruire il paese dei balocchi.

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Di certo sappiamo che il risultato fu piuttosto bizzarro.

La struttura principale che caratterizza la piccola Las Vegas brianzola (così viene ironicamente definita) è infatti una costruzione a portico sormontata da un grosso minareto.

Ma lo stile arabo non è l’unico che passa per la testa del conte Bagno.

Così, all’entrata del paese, vengono erette due torri medievali che fanno da baluardo al miscuglio che si crea in centro paese: colonne doriche e pagode cinesi sono come licenze poetiche al tema preponderante del medio oriente.

Due sfingi messe a guardia al paese dei balocchi.

“A Consonno il cielo è sempre azzurro”

La cosa più bizzarra di Consonno, a mio parere, è l’incredibile somiglianza per promiscuità e cattivo gusto che ha con la Las Vegas moderna.

Ma forse sbaglio perchè anche le scritte sparse qua e là che accolgono i visitatori, quelle scritte che recitano “A Consonno il cielo è sempre azzurro” oppure “A Consonno è sempre festa” non scherzano per nulla.

E forse è stata proprio quest’ultima frase a consegnare alla storia Consonno come il “paese dei balocchi”.

I fan di Pinocchio ricorderanno infatti che

Il giovedì non si fa scuola, e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica.

Ma torniamo a noi, perché Mario Bagno ha grosse iniziative in serbo.

Organizza una gara ciclistica, vinta da Gianni Motta: una maglia rosa mica pizza e fichi.

In cantiere c’è anche un circuito per automobili che, però, non vedrà mai la luce.

Vede la luce, invece, il Grand Hotel Plaza, insieme alle sale da gioco, la sala da ballo e una serie di altre strutture minori.

Sembra incredibile ma l’idea funziona e fino alla prima metà degli anni ‘70 Consonno è quello che è oggi, per tutti i bambini, Gardaland.

Anzi di più, perchè a Consonno ci si sposa anche.

 

 

 

Il declino

Nel 1976 il forte dissesto idrogeologico causato dalle idee del conte causa una frana che blocca la via di accesso al paese.

Non è la prima ma questa volta non basta il lavoro di qualche uomo per riparare al disastro.

E’ il colpo di grazia ad un nobile decaduto. Anzi due: uno è il conte che, ormai settantenne, non ha più lo spirito di un tempo.

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L’altro è Consonno che, dopo essere stata la terra promessa di tutti i bimbi dell’epoca, comincia a soffrire di vecchiaia.
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Il paese dei balocchi entra nel dimenticatoio e rimane vivo solo nelle foto dei bambini, oggi adulti, che ci credevano davvero quando leggevano

A Consonno è sempre festa.

 

 

Il tema ambientale

Vi ho raccontato la storia di Consonno perché è davvero curiosa e merita quindi di essere conosciuta interamente, nei suoi pochi pro e nei suoi molti contro e anche perché, cazzeggiando sulla Lega, mi sono reso conto che molti, come me, subiscono il fascino dei luoghi abbandonati.

Se questo luogo poi è un parco giochi il fascino, chissà perché, aumenta esponenzialmente.

Scrivendo, però, mi sono reso conto che Consonno è l’esempio vivente di un tema che mi è molto caro, quello ambientale.

Perchè l’esperimento del paese dei balocchi fa riflettere sotto svariati punti di vista.

  • Sarebbe possibile farlo oggi?
  • Sarebbe giusto farlo oggi?
  • Come si può tutelare il paesaggio dai famosi ecomostri?

Queste sono solo alcune delle domande che tutti si faranno sull’ accaduto.

Dare una risposta è difficile ma fortunatamente, sotto certi punti di vista, Consonno è stato un caso unico.

Oggi non è più possibile ribaltare un intero centro storico solo perchè ne si è padroni. E dobbiamo ringraziare, anche se con un certo ritardo, l’ Unione Europea che nel 1985 con la Direttiva 337/85/CEE

“Concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati”

spiega agli stati membri che la proprietà di un immobile non autorizza la deturpazione del paesaggio.

Peccato che la frittata, quasi tutta, sia già stata fatta.

Ma scordiamoci il passato e torniamo a Consonno.

Che ne facciamo del minareto?

Negli anni ’80, in una sorta di canto del cigno, il conte Bagno pensò di rendere la città dei balocchi un lussuoso ospizio per anziani. Il progetto non decollò. Gli anni sono passati, la ruggine avanzata.

Un Rave party del 2007 ha praticamente raso al suolo ciò che rimaneva della piccola Las Vegas.

Oggi, come detto, è un luogo abbandonato buono solo per farci qualche foto surreale. O inventarci un fantasma per girare una puntata di Mistero.

E tutto questo è un peccato perchè le idee riguardo a Consonno ci sono ma mancano i fondi e la situazione burocratica (che vede ancora la famiglia Bagno proprietaria del borgo) non aiuta.

Vi lascio con un render che ipotizza la riqualificazione della zona in area Wellness.

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L’idea, nello specifico, non mi fa impazzire, ma poco importa. Credo che l’unica strada per riparare ai tanti danni fatti negli anni delle speculazioni edilizie sia la riqualificazione delle strutture. Strada difficile e complicata è vero ma anche molto affascinante.

Non sarebbe bellissimo rivisitare il paese dei balocchi, magari con un vestito diverso che però mantiene inalterato il (discutibile) fascino del luogo?

 

 

fonti