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Crespi d’Adda, una storia di capitalismo illuminato

10 anni fa

8 minuti

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Tutto ebbe inizio quando due capitani d’industria illuminati vollero costruire sulle rive dell’Adda un villaggio ideale del lavoro, un piccolo feudo dove il castello del padrone fosse simbolo sia dell’autorità sia della benevolenza, verso gli operai e le loro famiglie.

 

Una storia d’altri tempi, di prima del motore.

E’ il 1878 e dove la provincia di Bergamo incontra quella di Milano, Cristoforo Benigno Crespi fonda il suo nuovo opificio tessile.

Dal nulla sorge uno stabilimento all’ avanguardia, dal nulla un’area disabitata diventa la meta quotidiana di migliaia di lavoratori.

cristoforo crespiE’ la fine dell’ ottocento e la società è parecchio diversa da come oggi la intendiamo:

creare un polo industrializzato nel bel mezzo del nulla, tra il Brembo e l’Adda, non è solo visionario; per molti versi è anche una rivoluzione.

Sì, perchè in un mondo ben lontano dall’ essere globalizzato, un mondo dove le lunghe distanze potevano essere percorse solo con il treno a vapore e dove il fine ultimo dell’ imprenditoria era il prodotto, l’innovazione industriale sembrava rispondesse ad un solo nome:

 

villaggio industriale.

Sono queste le premesse che portano alla creazione di quella che è oggi considerata una vera e propria opera d’arte.

E poco importa se quella visione, quella che porta la famiglia Crespi a creare tutto questo, non verrà avallata dalla storia.

 

 

La Fondazione e la Storia

ingresso
Per garantirsi la forza lavoro necessaria a muovere il nuovo cotonificio, Cristoforo Benigno Crespi non bada a spese.

Così in pochissimo tempo nasce ben più della singola fabbrica: la famiglia Crespi compra i terreni necessari (principalmente da due comuni bergamaschi: Canonica d’Adda e Capriate San Gervasio, del quale il villaggio è ancora oggi frazione ) ed erige tutto quanto possa aiutare i dipendenti a svolgere bene il proprio lavoro.

Ad ogni operaio viene affidata una casa

Ad ogni operaio viene affidata gratuitamente una casa con tanto di orto e giardino. Oltre a questo il personale dipendente può usufruire di molti servizi pubblici quali chiesa, teatro, dopolavoro, ospedale e piscina.

Tutti rigorosamente commissionati e pagati dalla famiglia Crespi.

Oltre a questo notevole importanza viene data all’innovazione e alla cultura, tanto che:

  • Crespi d’Adda è stato il primo luogo in Italia a installare un sistema di illuminazione elettrico.
  • I Crespi fanno installare una linea telefonica privata al fine di collegare il loro castello con la residenza milanese. Questo è il motivo per cui, a Crespi, c’è ancora oggi il prefisso telefonico di Milano (02)
  • L’opificio, all’ apice del suo splendore, arriva a contare 4.000 dipendenti. Se lo relazioniamo ai tempi è un numero grandissimo.
  • Agli inizi del 900 viene construita una piscina ad uso esclusivo e gratuito dei dipendenti.
  • L’azienda non si limita a fornirti un abitazione: anche tutto il materiale scolastico e l’alloggio al personale docente è fornito gratuitamente.

Insomma, come si dice da quelle parti:

Tu dammi la manodopera che al resto
“ghe pensi mi !”

 

silvio crespiQuello che nasce dall’ idea di Crespi (al quale negli anni ’20 succede il figlio Silvio Benigno) e dalla matita di professionisti del settore (tra i quali gli architetti Ernesto Pirovano e Gaetano Moretti e l’ ingegnere Pietro Brunati ) è il villaggio ideale per ospitare i lavoratori di un industria in forte espansione.

Possiamo raggruppare le opere pensate dai Crespi sotto queste categorie:

 

  • Abitazioni: principalmente le case sopra descritte ( destinate ai dipendenti ) ma non solo: esistono infatti delle villette per i dirigenti oltre che una “casa-castello” per la famiglia Crespi.
  • Fabbricati ad uso produttivo: il cotonificio vero e proprio più una serie di costruzioni destinate a magazzino.
  • Luoghi pubblici: la chiesa (una copia in scala ridotta di quella di Busto Arsizio, paese di provenienza della famiglia Crespi ), l’ospedale, la scuola, il lavatoio e il cimitero, per citare i principali.  

 

chiesaCrespi d’Adda si trasforma così in maniera molto rapida in una piccola città moderna dotata di servizi d’avanguardia.

Quando a Cristoforo Benigno succede il figlio Silvio, questi mette in pratica tutto quello che ha studiato girando l’ Europa.

A lui si deve infatti la conformazione urbanistica del luogo ereditata dai villaggi operai visti in Inghilterra.

Non è comunque l’unico merito per il quale Silvio Crespi passerà alla storia: tra i numerosi brevetti da lui depositati spicca infatti il telaio circolare.

 

 

Insomma: la famiglia Crespi ci sa fare.

Ulteriore conferma l’abbiamo il 5 dicembre del 1995: La bellezza architettonica del villaggio unita all’ottimo stato di conservazione e ad uno studio urbanistico di altissimo livello, basato su semplici principi geometrici (da un lato il quartiere residenziale e dall’altro la fabbrica) convinceranno infatti l’ Unesco a inserirlo nel patrimonio mondiale.

Il cotonificio chiuderà i battenti solo nel 2003, dopo più di un secolo di onorata carriera. Il resto del paese è ancora oggi abitato (principalmente dai discendenti degli operai) ed è liberamente visitabile. E’ inutile dire che consiglio a tutti di farci un giro se siete da quelle parti.

 

 

Il Paternalismo Economico

Quello che è successo a Crespi d’Adda è storicamente definito come capitalismo paternalistico, una particolare forma di imprenditoria che implica un legame strettissimo tra titolare e dipendente.

Dalla culla alla tomba

Allargando il discorso si può arrivare a dire che l’imprenditore detti la vita del dipendente, fornendo a quest’ ultimo tutti quegli strumenti volti a scandire la propria vita all’interno di una società creata a immagine e somiglianza del magnate.

Questo concetto è riassunto da un modo di dire a mio parere azzeccatissimo:

Crespi d’Adda, dalla culla alla tomba

Se vi state chiedendo se questo sia da leggere con accezione positiva o meno, la risposta che mi sono dato è questa:

Dipende dal magnate.

Al di là di queste considerazioni, la cosa certa è una. Se pensiamo al capitalismo moderno, quello orientato al mero ricavo che mostra oggi più che mai il rovescio della medaglia, il concetto di villaggio operaio fa sorridere:

Non solo l’imprenditore si assume i rischi d’impresa e le spese per l’ edificazione della nuova fabbrica: sul groppone e senza colpo ferire si trova infatti case e casette, scuole, luoghi di culto, ospedali e cimiteri.

 

 

Crespi d’Adda: così Antica o così Moderna?

castello

Erano tempi diversi, direte voi. Non solo vi rispondo io: pensare ad un capitalismo che mescoli innovazione a urbanistica, filatropia a sindacalismo e architettura a politiche sociali non è solo bello.

Oggi stiamo scoprendo che forse, in maniera riveduta e corretta, è l’unica strada percorribile.

Quello che subito viene in mente è il binomio Volkswagen – Wolsburg, che esce vittorioso da un mercato allo sbando come quello dell’automobile.

Oppure a realtà come Google che con politiche precise e mirate offrono spazio e risorse ai dipendenti che vogliono dare corpo a idee nate nel tempo libero.

Quello che hanno in comune queste aziende è il raggiungimento della qualità come fine ultimo.

La qualità prima del profitto. O se preferite: il profitto attraverso la qualità.

 

 

Quello che Rimane

villa

Ci si rende conto già negli anni 20 che l’idea di Crespi è destinata a fallire. La tecnologia sta percorrendo strade non previste che sfoceranno qualche decennio dopo nel boom economico.

Penso principalmente all’ esplosione di due tecnologie che si riveleranno rivoluzionarie: quella legata alla corrente elettrica e quella del motore a benzina destinato alle masse.

Due fatti che porteranno un’automobile a casa di ogni italiano e che taglieranno le radici al concetto stesso di Villaggio Operaio.

Da qui si va infatti dritti verso la nascita del pendolarismo: la prima tappa verso il mondo del lavoro che oggi tutti conosciamo.

Quello che ai nostri giorni rimane della storia dei Crespi è innanzitutto l’ ottima conservazione di tutti gli edifici descritti in precedenza oltre che la testimonianza storica di quella che, per alcuni decenni, è stata un’eccellenza italiana.

Ma voglio pensare che ci sia di più:

Se è vero che il giudizio sul paternalismo è strettamente correlato al magnate che lo plasma beh, nel nostro caso quel magnate è una famiglia di imprenditori illuminati.

Che non si è limitata a fornire un alloggio ai propri dipendenti ma

ha fornito loro il miglior alloggio possibile.

Anche a fine ottocento, avendo il capitale, era relativamente facile creare un villaggio dal nulla. Era molto difficile farlo con qualità e a misura d’uomo, selezionando architetti ed ingegneri pronti ad una sfida simile.

Costruire, facendolo bene.

Dall’ antica Roma a Crespi d’Adda, passando per il Rinascimento:

non è forse questo il carattere che ha distinto l’Italia dal resto del mondo?

 

Note & fonti

Vorrei che questo articolo fosse il primo di una serie destinata al patrimonio Unesco nel Belpaese. Ovviamente invito chiunque abbia visitato un luogo simile a raccontarne la storia qui su Lega Nerd.
Il nostro tanto bistrattato paese ha molte incredibili storie da raccontare!
Per completezza segnalo che la famiglia Crespi in questione ha anche posseduto per diversi anni il Corriere della Sera. E’ famosa inoltre per la loro collezione d’arte e per avere dato il là alla costruzione dell’ autodromo di Monza.

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