Google Play Music All Access (GPMAA d’ora in poi) è appena uscito in Italia. Come si comporta in confronto al suo rivale Spotify?

Senza indugi, cominciamo! Nota: uso come paragone le versioni Premium di entrambi i servizi

 

 

Il Catalogo

Cominciamo subito con l’unica cosa che veramente conta in un servizio di streaming musicale: il catalogo brani.

GPMAA vanta 18+ milioni di canzoni, mentre Spotify addirittura 20 milioni!

Sì, sì, belle parole, ma all’atto pratico? Per testare i due servizi ho usato tre canzoni: Yellow Submarine dei Beatles, Immigrant Song dei Led Zeppelin e la mia “test-song”, una roba oscura e introvabile, Rymdhest dei Boss Fight.

Per i Beatles nulla da fare: né Google né Spotify hanno la licenza per le Blatte.
GPMAA : FAIL
Spotify: FAIL

Beatles GPMAA

Niente Beatles per GPMAA.

 

Immigrant Song invece compare in alta qualità su GPMAA, mentre un vuoto pneumatico è il risultato della ricerca su Spotify.
GPMAA: WIN
Spotify: FAIL

LED ZEPAGAIN

Led Zepagain? No thank you.

 

 

Sorpresa Spotify, che trova i Bossfight. GPMAA fallisce, stavolta.

GPMAA: FAIL
Spotify: WIN

Bossfight Spotify

Eccoli!

 

 

Al di là di questi tre test, l’impressione è che quei 2 milioni in più di Spotify funzionano bene per trovare roba un po’ strana o introvabile, mentre Google s’è concentrata sui grossi nomi (avere i Led Zeppelin non è roba da poco).

Comunque la roba famosa si trova tutta in entrambi.

Ed è tutto in alta qualità per entrambi.

WIN per entrambi.

 

 

Applicazioni

E qua casca l’asino Google.

GPMAA infatti non offre alcuna app iOS o desktop (PC/Mac). Questa è una mancanza gravissima secondo me. No, il player web non è una soluzione viabile: niente supporto ai tasti media della tastiera, nessuna possibilità di tenere offline i propri pezzi, consuma troppa RAM.

Molto bella l’app Android, ma non so voi, io ascolto musica anche da PC.

Spotify invece vince a mani basse, con supporto a iOS, Android, player browser mobile e desktop, nonché app per Windows e OSX.

L’app Windows è discutibile (sembra un porting dell’app OSX, meh), però funziona bene, consuma poca RAM e permette tutte le funzioni di Spotify (radio, download, ecc).

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Qua il WIN è per Spotify.

 

 

Radio

Entrambi i servizi offrono un’opzione radio, cioè scegli una canzone/artista/album/playlist e ti propinano roba simile.

La qualità della radio di entrambi i servizi è ottima, a parte qualche incertezza iniziale (facilmente correggibile con i comodi tasti pollice su/giù).

Anche qua WIN per tutte e due.

 

 

Pricing (ovvero i $$$)

Spotify furbescamente offre una versione gratis

Spotify furbescamente offre una versione gratis, zeppa di pubblicità e senza app mobile, ma che all’Italiano medio piace tantissimo (NUN SE PAGA!!1!1!).

GPMAA non è così furbo e non ha offerte free per lo streaming (puoi caricare comunque 20k canzoni sui loro server, ma non è streaming, dai).

Google Play Music All Access

Anche per i servizi a pagamento Spotify vince, perché offre 2 diversi livelli: a 4.99€/mese ottieni la rimozione della pubblicità e lo streaming high quality, a 9.99€/mese invece oltre a questo anche le app mobile e il download della musica (non mp3, eh, solo per ascoltare offline).

GPMAA invece offre solo 9.99€/mese (7.99€/mese se ti registri entro Settembre) per lo streaming e download offline. I due livelli da 10€ si somigliano, quindi, ma Spotify offre più opzioni.

Entrambi offrono una prova gratis per un mese.

WIN per Spotify, più scelta è sempre meglio.

 

 

 

Social

Google offre solo lo sharing delle singole canzoni su Plusla terra dei morti il social network di Google, e nessuna opzione per seguire gli amici.

Anche qua Spotify s’è fatta saggia e ha deciso di fare una partnership molto forte con Facebook: puoi condividere tutta la musica che ascolti, seguire i tuoi amici su Facebook e spiare scoprire cosa sentono e altre cazzatine che però aiutano nella condivisione della propria passione musicale. Si può condividere anche su Twitter e Tumblr, oltretutto.

GPMAA invece con la solita miopia Google offre solo lo sharing delle singole canzoni su Plus, la terra dei morti il social network di Google, e nessuna opzione per seguire gli amici.

WIN per Spotify, opinabile ma WIN.

 

 

Conclusione

Il sottoscritto non passerà a GPMAA, vuoi per il nome orribile, vuoi per il catalogo incompleto (per i miei gusti osceni), vuoi per l’assenza di un client desktop.

Sono due servizi molto buoni, ma mi sento di consigliare Spotify al momento.