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Randy Gardner, Il Ragazzo Che Sfidò Il Sonno

9 anni fa

5 minuti

I thought, ‘I can break that record and I don’t think it would be a negative experience.

Dicembre del 1964, San Diego, California. Al diciasettenne Randy Gardner e ai suoi compagni Bruce McAllister e Joe Marciano Jr viene in mente un esperimento da portare a scuola come ricerca scolastica: dimostrare gli effetti dell’assenza del sonno.

Non si sa di preciso da cosa nasce l’idea, c’è qualche collegamento con il record dell’ epoca da parte di Peter Tripp che non dormì per ben 201 ore, fatto sta che eccitati dalla cosa decidono di spacciare la prova per esperimento mostrando a tutti la cavia, proprio Randy, che non dovrà dormire per 11 giorni.

L’esperimento ha inizio alle 6 del mattino seguente, ed ha un’unica regola: Randy non deve addormentarsi, senza l’aiuto di nessun farmaco.

La prima giornata è tranquilla ed irrilevante, chiunque riesce a stare sveglio per 24 ore. Ma data l’epicità della cosa, si organizzano alla bene e meglio con un sistema di turni di sorveglianza/compagnia per vigilarlo e delle prove per riempirgli le giornate future.
Lo tengono impegnato giocando, ridendo e scherzando, con passatempi generici e prove inventate, per valutare qualche possibile effetto della mancanza del sonno sul suo organismo.

La notizia, poichè era ormai divenuta tale, viene pubblicata anche sui giornali locali attirando l’attenzione del ricercatore William C. Dement, che darà tutto un altro sapore alla vicenda, rendendo di fatto la prova di resistenza un esperimento verificato e controllato.

Intanto il tempo scorre, tra giochi e cazzeggio generale, tenendo Randy sempre sotto controllo minuto per minuto, anche in bagno: il rischio che si addormentasse, anche per pochi minuti, era molto alto, e i suoi amici compensarono l’intimità del gabinetto occupandolo con una conversazione attraverso la porta.

I genitori di Randy impongono dei controlli medici frequenti presso l’ospedale, per verificare che la prova del figlio non chiedesse troppo al suo corpo, magari lasciando delle ferite inguaribili alla sua testa!

Spoiler
Ricordiamoci sempre che era il 1964, ed è gia incredibile il fatto che i genitori gli abbiano permesso di non dormire per undici giorni, quando il coprifuoco era alle undici e mezza… sopravvivere ai ceffoni dei genitori, queste erano le ripercussioni fisiche!

Dagli esami medici pare tutto in ordine, anche se Randy appare sempre più spesso confuso e disorientato: una delle prove a cui era stato sottoposto consisteva nel contare alla rovescia da 100, sottraendo progressivamente 7… arrivati al 65, improvvisamente Randy si ferma.

“Perchè ti sei fermato?”

“…Non mi ricordo più quello che stavo facendo!”

Questo accadeva l’undicesimo giorno, e le note nel taccuino di Dement sono moltissime:

Stato confusionale e disorientamento, sbalzi improvvisi d’umore, irascibilità, parla con un segnale stradale credendolo un uomo, allucinazioni, perdita temporanea dell’identità, difficoltà nel pronunciare scioglilingua, biascica molte parole, riflessi diminuiti. vuoti di memoria, difficolta nel mettere a fuoco gli oggetti, problemi visivi con colori troppo accesi…

[more]E, nonostante tutto, il decimo giorno era addirittura riuscito a battere a flipper Dement![/more]

L’epopea è giunta ormai al termine, gli undici giorni sono passati, e dato il grande risalto mediatico dell’accaduto viene indetta addirittura una conferenza stampa dove l’assonnato Randy rispondera esausto ma felice alle domande dei giornalisti.

Il suo fu dichiarato record mondiale di veglia continuata, quindi la sua impresa si concluse nel migliore dei modi.

L’8 gennaio del 1965 finalmente andò a dormire, dopo 264 ore di veglia. Dormirà per 14 ore filate, senza nessuna apparente conseguenza negativa al suo sistema nervoso, a breve e a lungo termine.

Pare che molti abbiano tentato di emulare la sua impresa, ma il più celebre caso rimane ancora il suo; in quegli anni infatti molti dissero di aver superato il record o comunque di averne compiuto uno personale molto elevato, ma non vennero mai provati con osservazioni scientifiche rigorose, e vennero anche ignorate altre volte.
Non dimentichiamo intanto che all’epoca gli unici esperimenti in laboratorio condotti su alcuni ratti si erano conclusi con la morte delle cavie, questo non è quello che si può definire un ottimo incentivo!

Un caso curioso riguarda Tony Wright, che dichiarò di aver infranto la barriera delle 264 ore nel maggio 2007, ignorando che il record assoluto in realtà appartenesse a Toimi Soini, che non dormì per 276 ore circa. Nonostante la scorsa registrazione ufficiale appartenesse a Gardner, i giudici non aggiornarono il record per disincentivare fanatici incuranti dei possibili danni di un’eccessiva insonnia volontaria, non accettando quindi futuri candidati in maniera ufficiale.

E per la cronaca, oggi Randy è ancora vivo e vegeto, e il suo quieto vivere è interrotto soltanto da comitive di giapponesi per cui è una vera celebrità a causa di alcuni documentari dove viene citata la sua avventura!

Fonti E approfondimenti

Qui
Quo
Wiki ENG

Ross J. (1965) “Neurological Findings After Prolonged Sleep Deprivation.” Archives of Neurology n. 12; pagine 399-403.

[SPIP] – Scienze per i Poveri è una rubrica di Lega Nerd che parla di situazioni curiose ed esperimenti non convenzionali ai limiti estremi della pseudoscienza

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