La Rivoluzione Scientifica

11 anni fa

6 minuti

[…]io mi stimo fortunatissimo in questo, d’esser nato in un secolo nel quale ho potuto conoscere et riverir con lettere un Galileo, cioè un oracolo della natura[…]
– Da una lettera di Evangelista Torricelli a Galileo Galilei

Il ‘600 è un periodo che ogni persona amante/appassionata/interessata alla Scienza (in senso ampio) dovrebbe trovare il tempo di studiare… perché? Beh, perché è in quel secolo che vengono erette le colonne portanti di quello che sarà il metodo di fare scienza da lì in avanti (oggi, mentre leggete questo articolo, il metodo di fare scienza nei laboratori universitari e non è ancora quello indicato dai grandi filosofi di quegli anni).

Tutti sanno che in quel periodo vennero gettate le basi di quello che è noto oggi col nome di “metodo scientifico” (che, ricordiamolo, all’epoca venne battezzato invece come “metodo sperimentale”) e i due protagonisti maggiori di questa vicenda li conosciamo: Galilei e Newton, il padre e il pupillo della Scienza come la intendiamo oggi, ma non va dimenticato il contributo di uomini come Guglielmo di Occam, Copernico, Keplero, Descartes (ricordiamo che la nascita della filosofia moderna coincide con la pubblicazione de “Il Discorso sul medoto” di Descartes, la cui paternità va attribuita anche ai famosi assi cartesiani)..

L’aspetto su cui voglio attirare la vostra attenzione è semplice, e posso riassumerlo semplicemente così:

La svolta che portò dalla scienza qualitativa (quella aristotelica, popolata di enti, sostanze e “luoghi naturali”), alla scienza quantitativa (quella fatta di matematica e geometria), fu una svolta prettamente filosofica, che aveva poco a che fare con le “rivoluzioni” scientifiche come le intendiamo oggi.

Oggi quando viene annunciata una rivoluzione nel panorama scientifico si intende quasi sempre qualcosa di profondamente diverso e il motivo è semplice: oggi, col metodo scientifico che tutti conosciamo (detto anche ipotetico-deduttivo o abduttivo) vengono indagati certi fenomeni naturali e, sia che troviamo esattamente quello che cerchiamo, sia che troviamo l’opposto di quello che cercavamo, scopriamo qualcosa GRAZIE al metodo col quale stiamo “cercando”. Una cura per l’AIDS sarebbe sì una rivoluzione, non perdo tempo neanche a spiegarne il motivo, ma non sarebbe un RADICALE CAMBIO DI PROSPETTIVA SULL’UNIVERSO, come invece fu la svolta compiuta da (non smetterò mai di stancarmi di ripetere i loro nomi) Galilei e Newton.

Galilei decise, autonomamente, che il metodo col quale si cercava di studiare l’universo fino a quel momento era fondamentalmente sballato. Erano secoli ormai (SECOLI!!) che non si facevano grandi passi in avanti nello studio della natura perché si era rimasti ancorati ad un’ontologia dogmatica, vetusta, che indicava la metafisica come il modo di interrogarsi nell’indagine del cosmo. Tale indagine, lo ricordo, era percepita da molti (dalla stragrande maggioranza) alla stregua di un “ricerca di perfezionismo” in quanto ormai le cose importanti le aveva già rivelate tutte Aristotele e quindi ai filosofi (che erano spesso anche astronomi, matematici, medici, etc) non restava che mettere a posto gli ultimi tasselli di un puzzle che ormai stava per essere completato.
[ontologia = lo disciplina che studia le “cose” che sono presenti nell’universo]
[Qui ci tengo a fare un piccolo appunto: Aristotele (quando era vivo, ed era l’allievo di Platone) osservava la natura con spirito critico, mosso dal preciso intento di scoprire le leggi che essa seguiva nel suo manifestarsi.. fu il PRIMO greco (fra quelli famosi) ad obbligare i suoi discepoli a mettere per iscritto quello che osservavano e le conclusioni cui giungevano.. Fu con la scolastica, nel medioevo, che la lente distorcente della Chiesa Cattolica mise in bocca ad Aristotele cose che quel poraccio non avrebbe mai mai e MAI sottoscritto, se fosse stato vivo].

Scusate per la digressione: torniamo al sodo..

Galilei si accorse che c’era qualcosa di profondamente sbagliato nell’appellarsi a principi vecchi di secoli e di ergere lo scudo dell’ IPSE DIXIT quando un’osservazione andava contro i principi dichiarati assoluti dall’autorità. Così decise che non c’era alcun motivo per indagare il mondo sub-lunare (la terra) in un modo e il mondo lunare (dalla luna in poi) in un altro, diverso dal primo (ah! vi ricordo che ancora il sistema eliocentrico non era comunemente accettato). Il mondo lunare -pensò- va studiato esattamente con gli stessi strumenti che si utilizzano per studiare i fenomeni terresti e quindi decise di puntare il suo cannocchiale verso il cielo e iniziò ad osservare, osservare e osservare: prima la Luna (della quale scoprì i crateri.. altroché “perfezione” aristotelica), poi Giove (di cui osservò i satelliti), e infine anche il tanto chiacchierato Sole (di cui scoprì le famose “macchie”).

Dichiarò che rinunciava a conoscere l’essenza delle cose (come volevano i dettami aristotelici) ma si accontentava di indagarne alcune “affezioni” misurabili, come il peso, la forma, la velocità.. le affezioni che chiamò “secondarie” (al liceo ve ne avranno parlato in termini di “qualità primarie e qualità secondarie”) e che potevamo essere misurate e studiate tramite il preciso strumento Matematico.
(ricordiamo che Galilei enunciò il principio di relatività, ribadito poi da Einstein al momento della sua -questa sì- rivoluzione: una rivoluzione, ricordiamolo, è tale se cambia radicalmente il nostro modo di percepire l’universo, o di percepirci in esso).

”Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti”
– Isaac Newton

Questi consigli vennero presi alla lettera, come vero e proprio oro colato, da Isaac Newton che raggiunse dei livelli inauditi per essere uno dei primi “scienziati” nel senso moderno del termine. E’ tutt’ora riconosciuto come il più grande scienziato di sempre, sul cui lavoro si basa praticamente tutta l’indagine della natura dei 2 secoli successivi: la gravitazione universale, il calcolo infinitesimale, l’idea di spazio e tempo assoluto, l’idea di etere e di “azione a distanza” (che farà tanto penare gli scienziati di fine ‘800..)

In continuità con quanto sostenuto nel principio noto come “rasoio di Occam” Newton affermò che per cercare le cause di quello che osservava non avrebbe mai aggiunto nulla alle semplici descrizioni dei fenomeni: è il suo famoso Hypotheses non fingo (ovvero “non invento ipotesi”). Tra due spiegazioni sarebbe stata da preferire sempre quella più semplice, col ricorso al minor numero di principi… che significa questo? Significa rinunciare alla metafisica! La “speculazione pura”, gli enti, le cause incausate, Dio, non avevano più posto nello studio della natura e dell’universo!

Permettetemi un po’ di licenza poetica:
Nel meraviglioso viaggio della Scienza, mentre Galilei prese la mappa dell’universo e indicò la via da seguire, Newton ne costruì la strada maestra!
(che da allora è stata abbandonata solo una paio di volte: fisica Relativistica e fisica Quantistica).

Per i vari approfondimenti wiki è fatta bene:
Galileo Galilei
Isaac Newton
Metodo Scientifico

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