La crocefissione nelle Filippine

La crocefissione nelle Filippine

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24 Aprile 2011

La crocifissione era, al tempo dei romani, una modalità di esecuzione della pena capitale e una tortura terribile.

La pena della crocifissione era tanto atroce e umiliante che non poteva essere comminata a un cittadino romano. Era applicata agli schiavi, ai sovversivi e agli stranieri e normalmente veniva preceduta dalla flagellazione, che rendeva questo rito ancora più straziante per il condannato.

Assistendo alla duplicazione di post e commenti sono stato colto da ispirazione divina, e oggi vi parlo di una cosa che personalmente mi ha scosso.

Sulla crocefissione ok, nulla da dire, si tratta di una delle pratiche di tortura più semplici, terrificanti e dolorose a oggi conosciute.

Si dia il caso che durante il venerdì santo, nelle isole Filippine i fedeli non abbiano un cazzo da fare da secoli ripercorrano letteralmente la passione di Gesù Cristo, facendosi inchiodare alla croce, fustigandosi con gattini a nove code glitterati e chi più ne ha più ne metta.

Per evitare pericolose infezioni ai poveri Cristi che si sottomettono alla pratica, i chiodi di circa 15 centimetri, prima di trapassare le carni vengono tenuti immersi nell’alcool.

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Per i più temerari, una gallery choc (dove tralaltro si può ammirare, in una foto, un paffutello bambino di UP fare la foto con il cellulare ad un uomo inchiodato alla croce)
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Francesco

Francesco

Pianista e compositore, http://francescoberta.bandcamp.com
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domenica 24 aprile 2011 - 23:13
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