Lancia Stratos

11 anni fa

5 minuti

Dopo l’articolo di YGY sulla Lancia Delta S4, mi sembrava doveroso scrivere un articolo che parlasse dell’antenata Stratos, che vanta anch’essa un palmares di tutto rispetto nella storia del rallismo mondiale. Godetevi il suono perforante di questo motore, prima di iniziare la lettura.

Cominciamo con un pò di storia. La Stratos nasce negli stabilimenti del designer Bertone nel lontano 1970, e originariamente era una “dream car” dalla forma decisamente azzardata. Sembrava una fetta di formaggio con 4 ruote, ed era più uno studio di design moderno che non una reale proposta di produzione. Specialmente considerate alcune soluzioni come l’assenza di sportelli e l’ingresso dal parabrezza anteriore, nonché l’altezza di soli 84 cm.

Lascio a tutti i curiosi e appassionati tutta la storia sotto approfondimento.

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Il profilo a cuneo la rendeva altamente aerodinamica, ma anche molto bassa e quindi inadatta all’utilizzo a cui venne destinata negli anni a seguire. Tuttavia quando Bertone la presentò ai cancelli degli stabilimenti Lancia, la dirigenza rimase fulminata dalle linee avveniristiche del prototipo, abilmente disegnate dalla mano del geniale Marcello Gandini (il padre della Lamborghini Miura).

Quando il responsabile del reparto corse, tal Cesare Fiorio, vide la Stratos Zero intuì immediatamente il suo potenziale nel mondo delle corse. La Zero era però esageratamente bassa, e questo la rendeva inutilizzabile nel mondo dei rally, quindi con il benestare di tutta la dirigenza Lancia Bertone cominciò a lavorare per ridimensionare l’auto in modo da renderla compatibile con il suo futuro compito.

Al Salone di Torino del 1971 Bertone presentò quella che sarebbe diventata un’icona del rallismo italiano:

quella che vedete è la vettura che lasciò tutti a bocca aperta, e che tecnologicamente proponeva delle soluzioni inusitate su un’auto stradale. A cominciare dal passo cortissimo, circa 2 metri, passando per il motore in posizione centrale trasversale.

Il propulsore era di nobili origini, infatti era lo storico Ferrari Dino 6 cilindri (progettato dal figlio di Enzo Ferrari, Dino). Inizialmente però Ferrari negò l’utilizzo di tale motore nel progetto Stratos, quindi Lancia si vide costretta a chiedere alla Maserati il propulsore a 6 cilindri della Merak. Vedendosi soffiare l’affare Stratos, il Drake (Enzo Ferrari) concesse il suo Dino, a condizione che la vettura fosse guidata esclusivamente da Sandro Munari nei rally internazionali.

Questo propulsore erogava 192 cavalli a 7mila giri, e nelle versioni più spinte arriverà a 300 cavalli a 8500 giri, montato sul telaio sviluppato da Giampaolo Dallara (anche lui tra i progettisti della Miura, e di altri progetti di notevole spessore), e avvolto dalla carrozzeria in fibra di vetro disegnata da Gandini.

Il telaio era invece costituito da una struttura monoscocca centrale, e da due sottotelai in travi d’acciaio a supporto di ammortizzatori e motore. Questa soluzione, unita alle due scocche completamente amovibili di anteriore e posteriore, rendevano l’auto facilmente riparabile in caso di guasto.

Ormai pronta per correre, la Stratos iniziò ad essere prodotta, in serie limitata a 500 esemplari (in realtà solo 492) necessari ad ottenere l’omologazione per il gruppo 4. Il suo debutto sarà al Giro di Corsica, con al volante Munari che non riuscirà a ottenere un brillante esordio a causa di un problema con le sospensioni. La vettura preparata da Maglioli (Biella) a causa di un guasto inizialmente inspiegabile, serpeggiava in rettilineo rendendo la guida impossibile. Dopo il ritiro dalla competizione si scoprirà che le boccole di gomma degli attacchi delle sospensioni erano difettose, e si rese necessaria la sostituzione dei portamozzi.

Il vero esordio venne quindi l’anno successivo, 1973, in occasione del Rally Firestone in Spagna, in cui la vettura di casa Lancia farà mangiare la polvere agli avversari. Subito dopo questa fantastica vettura si aggiudicherà le vittorie nel rally di Montecarlo del ’77, e ben tre titoli mondiali costruttori nel ’74 ’75 e ’76.

E la lista delle vittorie che porteranno in alto il prestigio di questa vettura continua, con:
il “Monte” e il “Tour de Corse” del 1979 pilotata da Bernard Darniche, il Rally di Sanremo con al volante Tony Fassina sempre nel ’79, e la fine dei trionfi nel 1981 con la vittoria al Tour de Corse sempre con Darniche.

In 3 varianti “ufficiali” da corsa, questa vettura ha dimostrato l’abilità ingegneristica degli italiani, nonchè la bravura dei piloti che l’hanno portata a trionfare così tante volte. Infatti sono numerose le testimonianze della difficoltà di questa auto, e solo per dare un assaggio di questa verità vi aggiungo il video della prova sulla pista di Top Gear, ad opera del solito Stig di una bellissima Stratos in livrea Alitalia.

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Qui invece le specifiche tecniche delle tre vetture che hanno fatto la storia della Stratos nel mondo delle competizioni:
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Stratos Competizione 24 Valvole
V6 2418cc
DOHC
3 carburatori doppio corpo Weber 48 DCF
305 cv
220 km/h
0/100 4,1″

Stratos Competizione 12 Valvole
V6 2418cc
SOHC
3 carburatori doppio corpo Weber 44 DCF
270cv
210 km/h
0/100 4,8″

Gruppo 5 Silhouette
V6 2418cc
Iniezione indiretta Kugelfischer, turbina con scambiatore di calore
560cv
350 km/h
0/100 3,3″[/more]

Ringrazio Evo Italia per aver fornito un dettagliato articolo che mi ha permesso di ottenere tutte queste informazioni. Purtroppo il sito è quello britannico.
Anche Top Gear per la testimonianza della difficoltà di questa auto.
Alcuni dati provengono anche dall’Enciclopedia dell’automobile (offline) da me gelosamente custodita.
Grazie anche all'articolo di YGY che mi ha dato il via.
Altro articolo sulla Stratos Zero su :ln:
E un interessante documento sulla tecnica di questa vettura (molto approfondito)

A breve vi presenterò la storia della mitica Audi Quattro, altra regina rallistica degli anni ’80.

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