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38 consigli per rendere digeribile la vostra produzione letteraria

10 anni fa

4 minuti

Leggo, non ricordo sinceramente dove, che il 60% dei giovani informatizzati scrive più di quanto parli (e io ci sono in mezzo alla grande). Ma scrivere non è facile. Comunemente è ritenuto tale perché ci ritroviamo tutti con una cultura di base decente e almeno le capacità di base per farlo, il mezzo informatico poi ci costringe ad abbandonare la comunicazione orale in favore di quella scritta.

Ora aggiungete a questo cocktail pericoloso un malefico Liveblog iperfrequentato di cui divenite improvvisamente autori ed ecco la Hýbris che mancava per spacciare a destra e a manca la nostra incapacità per fine produzione letteraria.

Ma tranquilli, il ”grande” (mi dispiace ma non posso togliere le virgolette davanti a questo nome per questioni personali) Umberto Eco ci viene in aiuto e snocciola a noi poveri comunicatori in erba qualche piccolo consiglio per rendere le nostre inutili profusioni un po’ più digeribili.

Li trovate in approfondimento e imparateli a memoria che domani Itomi interroga.

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1. Allontanati dalle allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile)
interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Usare le parole straniere non fanno è bon ton e potrebbe portare a misunderstandings.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente. Non usare metafore incongrue anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

19. Metti, le virgole, al posto giusto.

20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.

22. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

23. Sii chiaro e conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento (o di scarsa sottigliezza) — affinché il tuo discorso, ancorché utile, non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni ultronee, termini obsoleti, anafore o catafore poco disambiguabili, ircocervi lessicali) è sempre esempio di mala affectatio – e pertanto non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, e soprattutto guardati da quei tecnicismi che eccedono le competenze cognitive del destinatario, evitando pertanto deep structures rizomatiche ( per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e invitino alla deriva decostruttiva) – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica.

24. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

25. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

26. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

27. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

28. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

29. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva anche il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “Cinque Maggio”.

30. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

31. Cura puntigliosamente l’ortograffia.

32. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

33. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno,
non quando non serve.

34. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

35. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

36. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

37. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

38. Una frase compiuta deve avere.
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Tratto da ”Sator arepo eccetera” di Umberto Eco
:bazinga: di Sheldon

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