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Nato nel Texas, il 24 Dicembre del 1905 e morto in volo il 5 Aprile 1976, Howard Robard Hughes Jr. fu un uomo ardimentoso e tenace, capace di imporre la sua volontà unicamente grazie alle sue doti caratteriali. Per niente diplomatico, estroso, folle e palesemente egocentrico non era persona che sapesse farsi amare né dalle grandi platee, né dal volubile pubblico, né dalle molte donne con cui intrattenne burrascose relazioni. Ma era un trascinatore, un genio capace di infondere negli altri le sue stesse passioni, un talento naturale irrefrenabile, giunto a solcare vette che prima del suo arrivo non erano state nemmeno concepite.

Le sue più grandi passioni, l’aviazione, il cinema e le belle donne lo portarono ad affermarsi in molteplici campi stabilendo record che hanno segnato per sempre la storia degli Stati Uniti.

Nel ventennio americano a cavallo degli anni 30 e 40, fu l’uomo più ricco d’America. Gli sono state attribuite relazioni con diverse attrici, fra cui Katharine Hepburn, Bette Davis, Jean Harlow e Ava Gardner. Fu sposato dal 1957 al 1971 con l’attrice Jean Peters.
Erede di una delle maggiori fortune petrolifere di quegli anni, il suo patrimonio dell’epoca era considerato inestimabile e questo gli concesse il privilegio rarissimo di poter osare ovunque e dovunque tutto quello che gli suggerivano la sua fantasia e il suo prodigioso intuito.

Ma non fu solo il suo impero economico a creare il mito di un uomo che con coraggio ha messo più volte in gioco non solo il suo patrimonio ma anche la sua stessa vita pur di realizzare i suoi più ambiziosi progetti.

L’aereo più veloce, quello più grande, il modello più tecnologico, il record mai abbattuto, le rotte “proibite”, il film più costoso, le migliori attrici, le inquadrature più sperimentali, le sperimentazioni più ardite, la regia più creativa, alcuni suoi record sono tuttora imbattuti; i suoi successi ancora oggi costituiscono un punto di riferimento, la sua leggenda vive ancora.

Egli seppe compiere, da autodidatta, imprese mai eguagliate. È vero, grazie al denaro fu in grado di circondarsi di valide squadre di specialisti, uomini d’affari, contabili, legali, tecnici, ingegneri, ma sua era la linfa vitale che scorreva in ogni singolo progetto, sue le intuizioni, le decisioni, il coraggio, il rischio e la perseveranza.

Tanti impegni e tante energie, logorarono presto il corpo e la mente (già segnata da tare mentali) conducendolo in breve a un delirio compulsivo di origine psicologica. Il disagio di una vita spesa nel tentativo costante di raggiungere sempre un traguardo situato oltre ogni confine conosciuto emerse in turbe mentali, in fobie igieniste ossessive, in paure e terrori che presto arrivarono a condizionargli la vita.

Si ipotizza che i suoi frequenti disturbi mentali, che gli minarono l’esistenza e di fatto lo condussero alla morte, fossero dovuti a una forma di sifilide contratta in gioventù. Si racconta che sua madre, di cui rimase presto orfano, fosse una figura prepotente ed ossessiva, posseduta anch’essa da un’irragionevole fobia per la pulizia e l’igiene personale.

Attaccato dalla censura, che tentò di bloccare molte delle sue opere cinematografiche, messo letteralmente sotto accusa quando la sua compagnia aerea tentò la scalata per strappare alla Pan Am il monopolio sulle rotte, portato alla berlina dalle molte donne che tentò di amare, costantemente sulla bocca di tutti, bersaglio continuo di giornalisti e curiosi, forse non brillò per diplomazia e non si contraddistinse certo per la sua propensione ai compromessi, che forse invece gli avrebbero potuto spianare la strada verso il successo, ma decise al contrario di arrivarci per la via più tortuosa, senza cedere di un millimetro né retrocedere mai dalle proprie posizioni.

[b]Cinema[/b]
Partendo praticamente dal nulla, divenne inizialmente famoso per la realizzazione di uno dei film storici della cinematografia mondiale: “Gli angeli dell’inferno” del 1930, praticamente il capostipite di tutti i Kolossal.

Costato oltre 4 milioni di dollari, circa quattro volte il film più dispendioso mai realizzato fino ad allora, con un negativo di oltre 560 ore, suddiviso in centinaia di pizze o bobine, record finora mai uguagliato, girato con tecniche di ripresa sperimentali e innovative, questo film, interamente dedicato all’aviazione, richiese anni di lavorazione.

La festa ufficiale per la prima del film viene ricordata ancora come l’evento mediatico e mondano più sontuoso di tutta la storia del cinema. Bollato come un pazzo e un invasato dalle allora star della regia del cinema Holliwoodiano, Hughes con questo film si impose come regista, ideatore e produttore, realizzando riprese acrobatiche compiute in volo, con l’ausilio di oltre venti cineprese che riprendevano la scena da angolature diverse, creando una delle opere forse più perfette del cinema d’aviazione, soprattutto nella realizzazione delle scene di massa, dove apparivano più di trenta aerei contemporaneamente coinvolti in battaglia. Scene nelle quali lo stesso Martin Scorsese, quando si è trovato a doverle riprodurre ad oltre 80 anni di distanza, ha ammesso di aver trovato difficoltà, nonostante le moderne tecnologie, le sofisticate strumentazioni e le simulazioni elettroniche oggi disponibili.

Interpretato da Jean Harlow, fu un film interamente voluto da Howard Hughes, un gigantesco omaggio all’aviazione, un capolavoro assoluto che ancora fa scuola, una produzione realizzata da una sola persona che ne fu al contempo l’ideatore, il regista e il produttore. Sue erano le sceneggiature, sue le tecniche di ripresa, sua la selezione del cast, che aveva scelto, diretto e controllato personalmente.

Oltre “Gli angeli dell’inferno” tra i film più conosciuti si ricorda “Scarface” del 1932, noto per essere il primo film veramente “duro” sui gangster e la mafia, ambientato ai tempi del proibizionismo e di Al Capone, e che aprì di fatto la strada al Noir, e “Il mio corpo ti scalderà” del 1943, con la conturbante Jane Russell, che lo fece incappare nelle ire della censura del codice Hayes per l’eccessiva sensualità delle inquadrature da lui personalmente volute.

Ma il cinema, con i suoi incredibili guadagni, i suoi fasti e le sue luci, gli serviva solo per foraggiare, mantenere e sviluppare l’altra delle sue grandi passioni, quella che di fatto lo divorò fino alla morte, lo sviluppo dell’ingegneria aeronautica.

[b]Aviazione[/b]
Per non dipendere dalle compagnie che dovevano commissionare ed avvallare i suoi nuovi aerei decise alla fine di fondarne una egli stesso, dando vita alla Hughes Aircraft, inizialmente solo una fabbrica aeronautica, poi trasformatosi nella mitica compagnia aerea TWA, in lotta con la Pan Am per il controllo delle rotte civili americane. Un confronto senza esclusione di colpi che lo vide prima sconfitto e convocato ufficialmente per essere sottoposto a giudizio, e poi celebre vincitore, grazie alla sua capacità istrionica di trascinare dalla sua parte l’opinione pubblica, divenendo da allora l’incarnazione tipica del grande Sogno Americano. Un uomo solo contro tutti che affermava se stesso e la propria industria a dispetto di ogni pronostico e oltre tutte le difficoltà.

Nel 1934 vinse la Sportman’s Cup, volando con uno dei suoi biplani a una velocità superiore dei caccia iscritti in gara nella medesima categoria.
Nel 1938 compì il periplo del globo polverizzando il precedente record ed ottenendo l’attenzione che gli serviva per assicurarsi i sovvenzionamenti governativi necessari alla progettazione dei nuovi aerei.
Nel 1947 portò in volo per la sua prima ed unica volta lo Hughes H-4 Hercules (soprannominato “Spruce Goose”), l’aereo più grande mai costruito fino all’avvento dell’Antonov An-225.
L’Hercules è tuttora (2010) l’aeroplano con la più grande apertura alare ed altezza dal suolo (a terra) mai costruito. È conservato in buone condizioni al Evergreen Aviation Museum. (Magari foten ci fa un bell’articolo )

Nel corso della sua vita ebbe quattro incidenti aerei quasi mortali, tutti nel corso del collaudo dei mezzi da lui ideati, progettati e costruiti. Si dice che gli incidenti aerei compromisero del tutto la sua integrità cerebrale a causa dei gravi impatti al lobo frontale.

Scrisse pagine di storia e lasciò di sé al mondo un’immagine sregolata ma definitiva. Un pazzo, un genio, un inventore, un grande pioniere con una futuristica visione del mondo, un affascinante esploratore delle possibilità umane, che seppe portare un passo più avanti l’affermazione di se stesso oltre le porte della memoria, generando un mito unico e ineguagliabile, lasciando di sé un’immagine scanzonata e impudente, ed ottenendo a pieno titolo un posto d’onore nell’Olimpo degli intoccabili.

Vita, opere, passione e (geniale) follia di Howard Hughes sono state spesso rievocate per il cinema e per la televisione (ma anche il mondo dei fumetti si è occupato di lui).
In tempi recenti la figura del produttore-aviatore è stata raccontata con enfatico ardore ma anche, a detta dei critici, con sufficiente aderenza alla realtà nel film “The Aviator” del 2004, diretto da Martin Scorsese ed interpretato da Leonardo Di Caprio, premiato con tre Golden Globe e cinque Oscar.
È stato anche protagonista indiretto del film “L’imbroglio – The Hoax”, girato da Lasse Hallström nel 2006, in cui un giornalista, interpretato da Richard Gere, inventa un libro-intervista proprio su Hughes.

fonti:
[url=http://guide.supereva.it/giallo_e_noir/interventi/2005/08/222930.shtml]Uno[/url], [url=http://it.wikipedia.org/wiki/Howard_Hughes]Due[/url], [url=http://it.wikipedia.org/wiki/Hughes_H-4_Hercules]Tre[/url]

PS: L’arrivo di foten e dei suoi articoli mi ha fatto tornare in mente il film The Aviator che a me è piaciuto moltissimo. Ho quindi voluto fare un articolo su Howard Hughes perché sono sempre rimasto affascinato da storie come la sua. Propongo una rubrica (tipo Genio e Sregolatezza) che parli di persone che hanno segnato la storia nel modo in cui l’ha segnata Hughes.