Pleiadi, il mistero della stella perduta #LegaNerd
di
Tozzo
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Questo è il periodo ideale per dare uno sguardo alle Pleiadi, il più famoso ammasso aperto del cielo e, secondo quanto scrisse Otto Struve nel 1951, il più fotografato tra tutti gli oggetti celesti. Situate nella costellazione del Toro, attualmente le Pleiadi sorgono poco prima che cali il buio, salgono alte nel cielo e tramontano quasi all’alba.
Le stelle delle Pleiadi visibili a occhio nudo secondo la cultura popolare sono sette, ma di solito è già una prova di ottima acuità visiva distinguerne sei. Che fine ha fatto la settima? Ha forse subito un calo di luminosità?
Per la mitologia le Pleiadi sono figlie di Atlante e di Pleione; la settima stella, quella scomparsa, a lume di logica, stando al racconto motologico, potrebbe essere Merope, unica delle sorelle ad essersi innamorata di un mortale, o Elettra, disperata per la caduta di Troia. Ma la faccenda non funziona. Dopo Alcione, che è la più brillante delle Pleiadi (magnitudine 2,8), Elettra e Merope sono tra le più luminose dell’ammasso stellare, rispettivamente con magnitudine 3,7 e 4,1. Semmai la più debole, ben difficilmente distinguibile a occhio nudo, è Asterope, essendo all’incirca di magnitudine 6. Può darsi, dunque, che Asterope in un’epoca lontana fosse più luminosa e quindi più facilmente avvistabile.
Questo gruppo di giovani stelle che dista da noi 410 anni luce, esteso su un campo pari a un grado e mezzo (tre volte il diametro apparente della Luna).
Le Pleiadi si sono formate circa 80 milioni di anni fa nel collasso gravitazionale di una nebulosa. Tracce di essa rimangono ancora intorno alle stelle principali. In particolare la nebulosità che avvolge Merope fu già osservata da Tempel nel 1859 con un rifrattore da 10 centimetri: il che ci dice quanto buio fosse il cielo in quel tempo ancora esente da inquinamento luminoso.
Il fioco chiarore nebulare nel quale sono immerse le Pleiadi deriva dalla diffusione e riflessione della luce stellare in nubi di polveri: lo dimostrò nel 1912 Slipher al Lowell Observatory confrontando lo spettro della nebulosa con quello delle Pleiadi.

A questo Paola Capponi ha dedicato un libro non di astronomia ma di linguistica: “La stella perduta. Le Pleiadi nella tradizione mitologica e popolare”, Edizioni dell’Orso.

Un’interessante curosita’ sulle Pleiadi.
Il libro non affronta il fatto da un punto di vista fisico e quindi personalmente non sono interessato, ma magari qui dentro c’e’ qualcuno piu’ orientato umanisticamente a cui puo’ piacere.

Via La Stampa.it

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