Dal 30 giugno su Netflix è disponibile Nimona, un film d’animazione bellissimo e straordinariamente attuale, che riesce in un’impresa incredibile, la stessa che i blockbuster nordamericani non sembrano più riuscire a compiere, ovvero parlare ad un pubblico vastissimo creando un immaginario accattivante e originale, per di più partendo da una rielaborazione di elementi già conosciuti (una cosa che quel pubblico vastissimo di cui sopra adesso adora e riconosce), facendo cinema e parlando di tematiche importanti in modo non retorico.

Nimona inizia, ti cattura, finisce e ne vuoi di più.

Un segnale forte, che l’ultima cinquina degli Oscar (insieme al discorso straordinario di Guillermo del Toro) ha lanciato, seguito a ruota dall’ultimo Spider-Man targato Sony: l’animazione può davvero essere il futuro del cinema d’intrattenimento.

Forse solo la Pixar deve capire come reinventarsi, perché sembra stare perdendo questo treno.

Buoni, cattivi, cavalieri e macchine volanti

Nimona è tratto dal romanzo a fumetti omonimo di ND Stevenson del 2015.

Presentato a metà giugno in anteprima al Festival internazionale del film d’animazione di Annecy e passato poi in sordina (un peccato enorme) nelle sale a causa di una scelta distributiva molto limitata, ma che ora sta raccogliendo consensi su consensi grazie ad un passaparola ferocissimo.

Nimona

Nimona è tratto dal romanzo a fumetti omonimo di ND Stevenson del 2015.

La storia si concentra su di un classico (ma originale) ribaltamento del senso di cattivo e buono, in cui un underdog viene accusato ingiustamente di aver ucciso colei che l’ha scelto per diventare parte di una élite che però non lo vuole, lo considera pericoloso per le leggi che regolano un sistema che, come spesso capita, non è giusto, ma solo riconosciuto.

In suo aiuto accorre chi per tutta la vita (una lunga vita) ha vissuto come un outsider, ovvero una ragazza che nella sua capacità di essere una mutaforme vede una libertà, una forma di salvezza, perché vivere da emarginato ti consente di non essere soggetto alle etichette in cui chi è “socialmente accettabile” viene imprigionato.

Una tematica incredibile, specialmente perché contestualizzata all’interno di un mondo visto come immobile nel tempo, incapace di andare avanti, chiuso in un’antica idea medievale pur avendo i social e le macchine volanti.

Un futuro migliore?

Le potenzialità dell’animazione sono stato più volte sottolineate durante questa ultima stagione cinematografica.

Perché da Pinocchio a Marcel, passando per il secondo capitolo del Gatto con gli stivali fino ad arrivare alla nuova avventura di Miles Morales, il pubblico ha sempre espresso una preferenza per questo tipo di linguaggio, che si è dimostrato evidentemente in grado di spaziare tra generi, immaginari e registri.

Il blockbuster live action è in crisi, sia di idee tematiche che di stili, e sempre più spesso lo interessa una commistione che guarda ancora all’animazione tramite il digitale, cercando di sfondare le pareti del tempo e, di recente, degli universi.

Nimona

Le potenzialità dell’animazione sono stato più volte sottolineate durante questa ultima stagione cinematografica.

Sembra quindi che tutti i creativi, dalle major più grandi fino agli studi più piccoli, si stiano orientando verso questi tipo di linguaggio, che però, per avere successo, non deve mai staccarsi da un’idea di cinema forte, che parta da una tecnica come la stop motion o dalle derive di un genere come il coming of age o da delle scelte di regia per inquadrare al meglio le sequenze di azione. Cinema (e non solo animazione) che parte dal cinema e dunque si rinnova.

Per estensione si può dire Nimona è l’ennesima prova che le buone idee, in qualche modo, pagano sempre. Se questo è il futuro, allora forse sarà un futuro migliore.