La La Land ha travolto pubblico e critica a tempo di musica, grazie alla forza dell’amore tra Mia e Sebastian, i protagonisti interpretati da Emma Stone e Ryan Gosling. Ma il film di Damien Chazelle è solo l’ultimo musical in ordine di tempo: riscopriamo questo genere attraverso venti capolavori fondamentali.

Un ingorgo, macchine bloccate nel traffico: invece di imprecare contro la sorte o qualche divinità, gli automobilisti cominciano a cantare, scendono dalle vetture, ballano e saltano pieni di felicità.

Nella vita reale un comportamento del genere porterebbe senza dubbio a una rissa di proporzioni epiche, ma in La La Land di Damien Chazelle, film candidato a ben 14 premi Oscar (e ben sei vinti!), è assolutamente normale, perché è un musical e, come dice Björk in Dancer in the Dark (2000) di Lars von Trier:

Nei musical non accade mai niente di terribile.

 

 

In realtà il film con protagonisti Emma Stone e Ryan Gosling nei panni di Mia e Sebastian, un’aspirante attrice e un pianista jazz, non è tutto rose e fiori: tra un sogno a occhi aperti e una canzone, la realtà entra prepotentemente in scena, regalandoci uno dei finali più belli e commoventi visti negli ultimi anni, fatto che rende la pellicola qualcosa di più di una serie di numeri musicali.

A prescindere da questo però, non ci sarebbe stato nulla di male se la La La Land fosse stato soltanto una spensierata parentesi musicale: così come esistono i western impegnati e non, gli horror, i film di fantascienza e i thriller di valore e quelli di semplice intrattenimento, anche il musical è un genere che ha un suo codice narrativo caratteristico, ma che può spaziare e cambiare a seconda di chi lo affronta.

 

 

Il successo del film di Chazelle ha infatti portato a galla un tema che riemerge ogni volta che un titolo del genere si guadagna la ribalta: per molti spettatori, sulla carta, il musical è un tipo di film che non convince.

Quante volte abbiamo sentito in questi giorni: “La La Land è un musical? Ma io il musical non lo reggo”: quel “non lo reggo” è una pugnalata al cuore per chi ama il cinema.

Così come stiamo male quando qualcuno ci dice che non sopporta l’horror, che trova noiosi i western o che non capisce la fantascienza: dire a priori che si odia un genere è come dire che non si ama il cinema.

 

 

Il musical è uno dei generi su cui l’industria cinematografica ha costruito le sue fondamenta

Il musical è uno dei generi su cui l’industria cinematografica ha costruito le sue fondamenta: non solo a Hollywood, ma anche nel cinema orientale, basti pensare a Bollywood e ai suoi film cantati della durata di quattro ore.

Un cinema fatto di canzoni e balli è anzi l’essenza stessa dello spettacolo: espressione all’ennesima potenza della capacità della settima arte di trasportarci in un mondo diverso dal quotidiano, di farci sognare per due ore attraverso sentimenti primari, che arrivano dritto al nostro nucleo emotivo, come solo la musica riesce a fare.

 

 

Prima di dire che “non reggiamo il musical”, magari sarebbe il caso di dare una possibilità a pellicole che, molto prima di La La Land, hanno fatto letteralmente la storia del cinema, entrando nell’immaginario collettivo, segnando un’epoca e rendendo i suoi protagonisti delle star amate in tutto il mondo.

Ecco una lista di 20 titoli irrinunciabili.

 

 

 

20. Saranno Famosi

(1980) di Alan Parker

Molto prima dei vari High School Musical, Glee e Maria De Filippi, la scuola di arti sceniche per eccellenza era la High School of Performing Arts di New York in cui è ambientato Saranno Famosi.

Ideato e prodotto da David De Silva e diretto da Alan Parker, il film anni ’80 racconta la storia di un gruppo di aspiranti artisti, tra cui Gene Anthony Ray, interpretato da Leroy Johnson. Un cult del genere, anche grazie alla celebre colonna sonora di Michael Gore, premiato con l’Oscar, in cui spicca il brano “Fame”.

 

 

19. Tutti insieme appassionatamente

(1965) di Robert Wise

Il film di Robert Wise è talmente influente che addirittura altri musical (Moulin Rouge! su tutti) lo citano nei propri numeri musicali.

Julie Andrews, veterana del genere, diventata una star proprio grazie a un altro musical, Mary Poppins (1964), è Maria che, nell’Austria di fine anni ’30, fa da governante ai sette figli del Comandante Georg Ritter von Trapp (Christopher Plummer).

Ancora oggi al quinto posto tra i film più visti di sempre, Tutti insieme appassionatamente, in quasi tre ore di durata, può vantare diversi numeri musicali entrati nella storia del cinema, su tutti la celebre scena in cui Maria canta tra le montagne la canzone “The Sound of Music” (che è anche il titolo originale).

 

 

18. Chicago

(2002) di Rob Marshall

Chicago, anni ’20: Velma Kelly (Catherine Zeta-Jones) è una star dei nightclub della città, arrestata per duplice omicidio: in carcere conosce Roxie Hart (Renée Zellweger), che sogna di calcare i palcoscenici.

Difese entrambe dall’avvocato Billy Flynn (Richard Gere), le donne si trovano costrette a fare fronte comune, sia per ottenere la libertà che il successo. Uno dei musical più amati nei teatri di Broadway, ideato da quel genio di Bob Fosse, il film di Rob Marshall, al suo esordio dietro la macchina da presa, aiutato da Moulin Rouge! che l’anno prima aveva fatto letteralmente da apripista, ha riportato il musical alla ribalta, vincendo sei premi Oscar.
Arma segreta della pellicola è Catherine Zeta-Jones, bella e brava come mai nella sua carriera.

 

 

17. Incontriamoci a Saint Louis

(1944) di Vincente Minnelli

Tralasciando il fatto che il regista sia Vincente Minnelli e la protagonista Judy Garland, due dei massimi esponenti del cinema musicale americano: vi dice qualcosa la canzone “Have Yourself a Merry Little Christmas”?

Probabilmente uno dei classici di Natale più famosi, è stata cantata per la prima volta proprio in questo film.

 

 

 

16. Les Parapluies de Cherbourg

(1964) di Jacques Demy

In La La Land Damien Chazelle cita moltissimi film che hanno fatto la storia del musical, ma la pellicola di Jacques Demy è una delle influenze più evidenti.

Completamente cantato, con grazia e colori pastello, Les Parapluies de Cherbourg  racconta la storia di Geneviève Emery, una splendida Catherine Deneuve, che vive a Cherbourg, dove lavora nel negozio di ombrelli della madre e si innamora di Guy Foucher (Nino Castelnuovo), chiamato al fronte, innescando una serie di eventi che mettono a dura prova il loro amore.

 


15. Funny Girl

(1968) di William Wyler

Insieme a Judy Garland e Julie Andrews, Barbra Streisand è una delle regine del musical e Funny Girl, che rappresenta il suo esordio cinematografico, è forse la sua prova più famosa: diretta da William Wyler, la cantante dà vita a Fanny Brice, ragazza povera di New York non particolarmente avvenente ma dalla voce prodigiosa, che cerca di diventare una star di Broadway. Diversi i brani celebri: da “Second Hand Rose”, a “People”, passando per “Don’t Rain On My Parade”, forse il numero più emozionante del film.

 

 

14. Sette spose per sette fratelli

(1954) di Stanley Donen

Le evoluzioni dei sette fratelli Pontipee sui tronchi che abbattono tra le montagne dell’Oregon, sono tra i numeri musicali migliori mai visti al cinema: le spettacolari coreografie di Michael Kidd sono incredibili, così come il talento del numeroso cast, capitanato dai protagonisti Jane Powell, che interpreta Milly, la cuoca che si ritrova a fare da governante a sette fratelli selvaggi, e Howard Keel, ovvero Adamo Pontipee, il maggiore.

 

 

13. Jesus Christ Superstar

(1973) di Norman Jewison

Trasposizione sul grande schermo dell’omonimo musical di Tim Rice, la forza di Jesus Christ Superstar sta tutta nelle musiche maestose di Andrew Lloyd Webber, compositore di alcuni dei più grandi successi teatrali di sempre, su tutti The Phantom of the Opera.

 

 

 

12. Hair

(1979) di Milos Forman

Anche un eremita conosce il ritornello delle canzoni “Aquarius” e “Let the Sunshine in”, due dei numeri più famosi del musical diretto da Milos Forman. Hair, storia di un ragazzo, Claude (John Savage), pronto a partire per la guerra del Vietnam, affronta cantando un preciso momento storico, fornendo un’analisi originale di una delle pagine più oscure della storia degli Stai Uniti. E ha sdoganato definitivamente il look Hippie.

 

 

 

11. The Blues Brothers

(1980) di John Landis

Un look, competo nero e Rayban Wayfarer, che è diventato iconico (ripreso da Quentin Tarantino in Le Iene e visto anche su Will Smith in Man in Black e sull’agente Smith di Hugo Weaving in Matrix), una coppia di protagonisti dall’ironia irresistibile, gli assi Dan Aykroyd e John Belushi, una colonna sonora che può vantare il contributo di una serie di artisti leggendari (da James Brown a Ray Charles, passando per Aretha Franklin), un cameo di culto per Carrie Fisher e una serie di battute entrate nella storia (“ho visto la luce!” su tutte): The Blues Brothers è un capolavoro, che ha saputo travalicare il genere musicale per diventare un classico amato da tutti.

 

 

10. La La Land

(2016) di Damien Chazelle

Forse è la spinta dell’entusiasmo, forse è colpa della colonna sonora che ascoltiamo a ripetizione da quando abbiamo visto per la prima volta il film al Festival di Venezia, ma ci sentiamo di inserire La La Land a metà classifica: forte del bagaglio culturale che dimostra di possedere citando e omaggiando i musical che hanno fatto la storia del cinema, il film di Chazelle ha saputo dare nuova linfa a un genere che sembra sempre finito e poi invece genera Fenici splendenti come la storia di Mia e Sebastian.

 

 

9. Grease

(1978) di Randal Kleiser

Probabilmente uno dei film più celebri di tutti i tempi, il musical con protagonista la coppia formata da John Travolta e Olivia Newton-John è uno di quelli che si inserisce di diritto nell’Olimpo delle icone pop. La storia dei liceali Danny Zuko e Sandy Olsson è una delle più amate dal pubblico, anche grazie al fascino del look anni ’50, alle movenze dinoccolate di Travolta e a numeri musicali trascinanti come “Summer Nights”, “Greased Lightnin’”, “Born to Hand Jive” e “You’re the One That I Want”.

 

 

8. Un americano a Parigi

(1951) di Vincente Minnelli

Ogni campo ha le sue divinità e Gene Kelly è sicuramente un dio del musical: non solo ballerino, attore e cantante ma anche coreografo, in Un americano a Parigi il divo di Hollywood, aiutato dalle splendide musiche di George Gershwin e dalla regia di Minnelli, dà vita a una delle sequenze più spettacolari mai viste sul grande schermo, il finale, “An American in Paris Ballet“, in cui il protagonista Jerry Mulligan corona il suo sogno d’amore con Lise Bouvier (Leslie Caron).

 

 

7. Cappello a cilindro

(1935) di Mark Sandrich

Sempre a proposito di divinità: Fred Astaire e Ginger Rogers sono sicuramente il padre e la madre del musical hollywoodiano, coppia dal carisma e talento eccezionali. Le loro evoluzioni sulla pista da ballo hanno ispirato milioni di persone, tra cui altri artisti celebri (basti pensare al film di Federico Fellini Ginger e Fred, in cui il mito dei divi diventa una triste parodia della realtà), consacrandoli a leggende del cinema.

Uno dei titoli più famosi che li vede protagonisti è Cappello a Cilindro, in cui interpretano l’intramontabile numero “Cheek to Cheek”.

 

 

6. Moulin Rouge!

(2001) di Baz Luhrmann

Arriviamo a un titolo fondamentale: a inizio anni 2000, il musical era un genere praticamente morto. Se si va indietro nel tempo, il primo film di successo (che non sia un classico di animazione Disney) con delle canzoni al suo interno è Labyrinth (1986) di Jim Henson, che può contare sulla superstar David Bowie nei panni di Jareth, re degli gnomi.

Dopo anni di silenzio, improvvisamente, un promettente regista australiano, che si era già fatto notare con un adattamento in chiave moderna di Romeo e Giulietta di Shakespeare (quel Romeo + Giulietta che diede il primo ruolo importante da protagonista da un certo Leonardo DiCaprio), presentò al Festival di Cannes, tra lo stupore e la diffidenza di molti, un musical che ambiva non solo a omaggiare il genere, ma a riscriverlo completamente, trasformando la sua pellicola in un’opera postmoderna, in cui passato e presente si fondono, grazie al ri-arrangiamento di pezzi storici, creando uno spettacolo visivo senza precedenti, fatto di contaminazioni e intuizioni geniali, kitsch e travolgente.

I protagonisti Nicole Kidman ed Ewan McGregor, nei panni di Satine e Christian, la prima ballerina del Moulin Rouge di Parigi e un poeta inglese squattrinato, sono al massimo del talento e della bellezza, amanti sfortunati diventati immediatamente una coppia leggendaria del cinema. La pellicola di Baz Luhrmann, oltre a essere un capolavoro, ha avuto il merito di aver fatto da apripista al moderno.

 

 

5. The Rocky Horror Picture Show

(1975) di Jim Sharman

The Rocky Horror Picture Show è uno di quei film che travalica il concetto di cult per entrare direttamente nel campo della fede quasi religiosa: proiettato ancora oggi in diverse sale cinematografiche sparse in tutto il mondo (tra cui il Cinema Mexico di Milano), con sale piene di fan che cantano e ballano “The Time Warp” vestiti come i protagonisti del film, la pellicola di Jim Sharman, con protagonisti una giovane Susan Sarandon e il leggendario Tim Curry nei panni dello scienziato-travestito Frank-N-Furter, è davvero un caso più unico che raro.

Forte di brani travolgenti come “Science Fiction/Double Feature”, “The Time Warp”, “Sweet Transvestite” e “Touch-a, Touch-a, Touch-a Touch Me”, The Rocky Horror Picture Show è un elogio alla libertà sessuale e di pensiero, un inno per tutte le persone che non vogliono conformarsi a canoni imposti dalla società.

 

 

4. Cabaret

(1972) di Bob Fosse

Prima parlavamo di regine e divinità del musical: Liza Minnelli, figlia di Judy Garland e Vincente Minnelli, con un tale patrimonio genetico, non poteva che essere destinata a diventare un animale da palcoscenico.

Voce potente come quella della madre, Minnelli si è trasformata in un’icona del cinema grazie al ruolo di Sally Bowles, stella dei nightclub nella Berlino degli anni ’30, in Cabaret, capolavoro di Bob Fosse premiato con otto premi Oscar (tra cui miglior film, regia e attrice protagonista), in cui canta brani indimenticabili come “Maybe This Time”, “Money, Money” e “Cabaret”.

 

 

3. Il mago di Oz

(1939) di Victor Fleming

Come The Blues Brothers, Il mago di Oz di Victor Fleming, ispirato al romanzo di L. Frank Baum Il meraviglioso mago di Oz, è uno di quei musical che è riuscito a travalicare il genere per diventare un fenomeno di massa, amato trasversalmente dal pubblico di ogni tipo.

La storia di Dorothy Gale (Judy Garland), ragazza del Kansas che si ritrova catapultata in un mondo fantastico dopo un uragano, è una di quelle immortali: forte dello spettacolare passaggio dal bianco e nero ai colori del mondo di Oz, il film è una favola senza tempo, in cui Garland canta la celebre canzone “Over the Rainbow”.

E tutti, almeno una volta nella vita, hanno desiderato di possedere le scarpette rosse in grado di riportarti a casa con tre tocchi dei talloni.

 

 

 

2. West Side Story

(1961) di Jerome Robbins e Robert Wise

Romeo e Giulietta nelle strade di New York: due bande rivali, i Jets e i portoricani Sharks, due amanti sfortunati, Maria (Natalie Wood) e Tony (Richard Beymer), i titoli di testa di Saul Bass, le musiche di maestose di Leonard Bernstein, le coreografie di Jerome Robbins. West Side Story è un capolavoro senza tempo. Tra le canzoni più memorabili “Maria”, “America“, “Tonight”, “I feel pretty” e “Jet Song”.

 

 

1. Cantando sotto la pioggia

(1952) di Stanley Donen e Gene Kelly

E arriviamo al capolavoro dei capolavori: un film che racchiude in sé l’essenza stessa del cinema. Gene Kelly è Don Lockwood, star del cinema muto che deve passare al sonoro e si innamora di Kathy Selden (Debbie Reynolds), sua fan e aspirante attrice.

La storia è uno dei topos del cinema americano, i numeri musicali sono eccezionali, la scena che dà il titolo al film, “Singin’ in the Rain”, è una delle più famose di sempre e gli altri numeri musicali, come “Make ‘Em Laugh”, “Moses Supposes”, “Good Morning”, “You Were Meant for Me”, “You Are My Lucky Star” e “Would You?” dei classici.

Inoltre c’è una delle battute migliori di sempre: il protagonista dice alla stampa che la sua condotta si basa sul motto “dignity, always dignity” (dignità, sempre dignità), quando in realtà la situazione è molto diversa.