La provincia italiana riserva sorprese. A volte capita persino di imbattersi una piccola TYPO Berlin in mezzo alla Romagna.

Il 5 e 6 giugno scorso si è tenuta a Faenza la seconda edizione di Kerning, la prima conferenza italiana dedicata alla tipografia digitale.

L’edizione 2013 ci aveva introdotto a un evento organizzato con competenza, contenuti rilevanti e relatori internazionali di alto livello.

Nel 2014 lo staff di Kerning ha confermato e superato il successo dell’anno precedente: le presenze sono raddoppiate, è stata stirata qualche piccola piega nell’accoglienza, i workshop hanno registrato il sold out.

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Kerning si è aperto giovedì 5 giugno con due workshop: calligrafia con Luca Barcellona (nientemeno) e tipografia con Damiano Bandini e la pressa da stampa Nebiolo di La Vecchia Stamperia.

Se la proposta dello scorso anno era orientata al codice, i workshop di questa edizione hanno riportato il discorso tipografico dall’intangibilità della grafica vettoriale e della programmazione alla manualità e ai materiali, dichiarando subito uno dei temi ricorrenti di Kerning 2014: la volontà di ricollegare digitale e analogico, codice e materia.

La conferenza di venerdì 6 è un susseguirsi di interventi di qualità, introdotti dalla moderatrice Simone Wolf: 8 speech, 1 pranzo, 2 pause caffè, organizzati con efficienza e puntualità europee, temperate dall’atmosfera rilassata del cinema Sarti e del suo cortile interno.

 

 

Francesco Franchi

Il primo intervento è dell’unico italiano in cartellone: Francesco Franchi è il giovane art director responsabile del redesign di IL, il magazine del Sole 24 Ore.

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Il design editoriale e la stampa sono lontani dell’essere morti: si stanno solo trasformando in prodotti di lusso.

Il design editoriale e la stampa stessa, a detta di Franchi, sono lontani dell’essere morti: si stanno solo trasformando in prodotti di lusso.

Ci informiamo sempre più sui media digitali, ma non ci togliamo il piacere di una bella edizione cartacea del nostro libro preferito – o di un magazine come IL, che combina testi e immagini, informazione e stile, posizionandosi a metà dello spettro tra l’utile e l’artistico.

Editor, art director e illustratore lavorano insieme nel workflow della creazione di IL e del suo bellissimo inserto culturale, Rane, i cui layout di ispirazione futurista sviluppati con grande attenzione alla tipografia hanno deliziato il pubblico di Kerning.

 

 

Ellen Lupton

Ellen Lupton è un nome familiare a chiunque si occupi o si diletti di design editoriale e tipografia: il suo Thinking With Type è uno dei testi più noti e apprezzati in merito. La cosa non stupisce, perché è anche uno dei migliori.

 

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Diciamolo: Lupton è un idolo per buona parte dei nerd di tipografia che hanno riempito il cinema Sarti venerdì, la sua pausa pranzo deve aver somigliato molto a una sessione di autografi.

Sul palco, Ellen restituisce un intervento ironico, intelligente e chiaro quanto i suoi libri, legando un discorso sui principi cognitivi e percettivi che regolano il design a considerazioni sulla narrazione e sul ruolo da storyteller del designer, il cui compito si potrebbe definire “aggiungere storie alla nostra vita quotidiana” (poiché la vita quotidiana è ben lontana dalla narrativa o, per dirla con Vonnegut, dall’essere “un diagramma tra l’infelicità e l’estasi”).

 

 

Vincent Connare

L’intervento di Vincent Connare era atteso con parti uguali di curiosità e diffidenza. Connare è un type designer di comprovata esperienza, attivo dal 1987.

È anche il padre della font più amata e più dileggiata al mondo: il Comic Sans.
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La presenza di Connare in cartellone non è però una trovata ironica, nè tantomeno un tentativo di sdoganare un fenomeno di pop culture.

Il vecchio Vincent ci parla di problem solving e di alcuni suoi lavori recenti, in particolare il design della font Nokia Pure per i dispositivi della casa finlandese, con un approfondimento sulle problematiche legate alla progettazione degli alfabeti non latini: arabo, coreano, thai… klingon (i fan di Star Trek in sala hanno apprezzato, a giudicare dal numero di braccia alzate a fotografare la slide di Klingon Sans).

 

 

Jan Middendorp

Jan Middendorp è olandese, ha una formazione da linguista, parla perfettamente l’italiano e ha disegnato la newsletter di MyFonts.

Jan ci piace un sacco.

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Ci offre anche uno dei migliori interventi della giornata: lo intitola Apostrophe Now!, ma non parla di apostrofi.

Parla di etica, lo fa senza retorica e convince tutti, passando da Eco, Orwell e Huxley all’uso propagandistico della grafica nei regimi dittatoriali, ricordando i big brother di ieri e chi negli 80 li contestava (Apple) e i big brother di oggi (Apple).

Jan mostra esempi di guerrilla graphic design e si chiede se il design non possa smettere di limitarsi a cercare scorciatoie per accontentare i clienti e impressionare gli amici, per tornare a essere idealista, un’arma contro le brutture del mondo.

 

 

Jessica Hirsche

Dopo la pausa pranzo, l’intervento di Jessica Hische sembra un dessert: le immagini dei suoi lavori sono zucchero per gli occhi.

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Lo speech ripercorre le tappe della sua crescita professionale e artistica, dalla laurea ai lavori più recenti per Starbucks, Mailchimp, Dave Eggers. E per un tale Wes Anderson, per cui ha realizzato lo script dei titoli di Moonrise Kingdom.

Jessica è una brava illustratrice e letterer, autrice tra le altre cose di una bella serie di capilettera tematici per le copertine di una collana di classici Penguin.

Sentirla parlare di come gestisce i progetti e il workflow e di come negli anni abbia imparato ad apprezzare la bellezza formale di lavori più semplici e meno decorativi è piuttosto interessante. Nel complesso però la sua testimonianza da type star ha poco a che vedere con la realtà lavorativa e creativa dei presenti in sala.

Se finora la seconda edizione di Kerning è stata incentrata sul design, i due interventi successivi ci ricordano che la tipografia digitale è anche codice, algoritmo, ottica e tecnicismi.

 

 

Erik Van Blokland

Erik Van Blokland, tecnicissimo, parla di ottica, percezione visiva dei corpi di carattere, programmazione e Unicode.

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Abbiamo bisogno di un caffè.

 

 

Elliot Jay Stock

Elliot Jay Stocks è il gioviale direttore creativo di Adobe Typekit, il servizio di Adobe per l’integrazione di web font, oltre ad aver fondato quella bella rivistona che è 8Faces.

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Il suo intervento verte su font-feature-setting, la proprietà CSS che regola le caratteristiche tipografiche avanzate come legature, maiuscoletti, ornati… le feature dell’OpenType.

Vale la pena tornare a casa e fare pratica, magari aiutandosi con le lezioni di tipografia gratuite di Typekit, lanciate di recente.

 

 

Frank Chimero

Ultimo ma non ultimo, Frank Chimero se la gioca con Middendorp per lo speech più interessante.

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Chimero è molto giovane, o forse lo sembra più di quanto non sia, e ha competenza e chiarezza espositiva da vendere.

Il tema della traduzione ha già aleggiato in sala: dalle informazioni tradotte in infografiche di Franchi, allo storytelling di Lupton, agli studi di linguistica di Middendorp.

Chimero paragona il designer a un traduttore nella sua attività di trasposizione dei contenuti e del design dalla carta allo schermo e viceversa, in un momento in cui i contorni dei media si fanno sempre più labili: libri, riviste, siti, TV assorbono e rielaborano stilemi l’uno dell’altro.

Chimero ha progettato il suo libro The Shape Of Design in un’ottica “traduttiva” tra analogico e digitale: da libro a ebook, a sito.

Per esempio, ha scelto Quadraat come font di riferimento perché è disponibile come webfont e al contempo offre una buona leggibilità come carattere di stampa.

 

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Da Kerning 2014 si esce con l’ottimismo dei successi su doppio fronte: un successo organizzativo e di indubbia qualità degli interventi da una parte, di ricettività e entusiasmo del pubblico dall’altra.

Non sembra facile parlare di tipografia digitale in Italia, farlo in inglese, coinvolgendo pubblico e attenzione da tutta Europa, e farlo in provincia.

Invece, si può fare.