Dopo tanto (troppo) tempo arriva la seconda parte di [url=https://leganerd.com/2012/05/02/the-master-of-firenash/]The Master of Firenash[/url]. Per chi non ricordasse come era iniziata, un brevissimo riassunto: siamo a Firenash, città di maghi, e Mark si sta esercitando con il suo nonno, il grande maestro di Firenash, quando un evento distruttivo ed improvviso interrompe la normale routine giornaliera.

[title]La Goccia[/title]

[i]Dust to dust[/i], dicono i barbari del nord. Qui a Firenash questa espressione assume un’altra forma: fire to fire. Fuoco, dal quale è nata la città. Il fuoco di un antico drago, sconfitto dai nostri antenati ormai più di duemila anni fa nella pianura che ora ospita Firenash e tutti i villaggi limitrofi. E poi c’è un altro fuoco, quello della guerra, che secondo un’antica profezia riporterà tutto il pianeta nella sua forma originaria, una enorme palla informe e senza vita.

Solo questo mi venne in mente quando, levitando nel cielo insieme al nonno, riuscì ad avere una visione ampia di quello che era appena accaduto. Una linea precisissima, netta, divideva in due parti tutta la città, dal cancello all’estremo nord fino al quinto cancello, a sud-est, quello del mio quartiere. All’interno di questa linea, larga una decina di metri, il nulla. Letteralmente. Ciò che si trovava era semplicemente scomparso, al suo posto solo la nuda terra, e delle piccole fiamme scurissime. Come del sangue versato e lasciato invecchiare.

Ma non era finita qui. Quando riuscì a mettere bene a fuoco i particolari, notai scene strazianti, che non dimenticherò mai. A terra, immediatamente vicino alla linea e per tutta la sua lunghezza, giacevano uomini e donne divisi di netto, senza parti del corpo, finite chissà dove durante il cataclisma. Alcuni erano ancora vivi, avendo perso solo mezzo arto, ed avevano qualche possibilità di sopravvivere. I più sfortunati erano lì agonizzanti, terribilmente mutilati, in attesa di esalare l’ultimo respiro, con la consapevolezza di non aver nessuna possibilità di salvarsi.

Inorridito dalla visione mi girai verso il nonno: era terrorizzato. Non l’avevo mai visto in quello stato, nemmeno quando 5 anni fa una nostra intera spedizione venne massacrata dai troll e lui, in quanto grande maestro della città, dovette portare la tremenda notizia alle famiglie, una ad una. Forse sapeva cosa era successo, o quantomeno ne aveva una vaga idea. Quando notò che lo stavo guardando, con un filo di voce disse solo queste parole: “Consiglio della Goccia”.

La nascita del Consiglio della Goccia risiede nelle origini stesse di Firenash. Fu fondato dagli stessi uomini che liberarono questa terra dal dominio dei draghi, allo scopo di difendere Firenash dalle minacce più gravi: quelle sconosciute. E’ un consiglio formato dai capitani dei 10 quartieri, che vengono chiamati a sedersi intorno ad un tavolo d’acqua a forma di goccia, sul cui vertice siede il maestro di Firenash, per riunire le più grandi menti della città sotto un unico importante obbiettivo: trovare una soluzione a qualsiasi evento minacci la sopravvivenza della città stessa.

Vidi il nonno bisbigliare un incantesimo con un filo di voce, ed in un lampo ci teletrasportò entrambi davanti il tavolo d’acqua, in una stanza che solo pochissimi, ovviamente non io, sanno dove si trova.
– Siediti lì dietro e non fiatare – Mi disse con tono severo. Obbedì immediatamente, senza esitare.
Poi prese un sacchetto sopra il tavolo e ne vuotò il contenuto, qualcosa di simile a dei cristalli trasparenti ed una polvere color mare, dentro un calice d’argento. Recitò un incantesimo e, mentre si sprigionava una fiammata blu dal calice, comparvero tutti e 10 i capitani. Erano tutti vivi e sani, ma decisamente scossi. In particolare Lucille, capitano del distretto medico, aveva la veste completamente sporca di sangue non suo ed un’espressione disperata.

Quando sembrava che nulla potesse andare peggio, il nonno, con voce possente e preoccupata, riuscì a sconvolgere ulteriormente tutti i presenti con poche, ma inquietanti parole:
– Il nemico è dentro la città. –