Stanchezza primaverile: i dati di un anno rivelano una realtà sorprendente
Che cosa succede veramente a corpo e salute con l'arrivo della bella stagione, delle giornate più lunghe, delle temperature alte? Due cronobiologi sfatano miti e disinformazione.

Dopo una ricerca australiana che punta alla cultura del sonno, ecco una ricerca delle Università di Berna e Basilea sull’astenia primaverile. È sia una sindrome biologica quanto un fenomeno sociale e culturale: non siamo abituati ad ascoltare il corpo con le stagioni che cambiano, le temperature che si alzano o si abbassano, le ore di luce che aumentano o diminuiscono. La nuova ricerca, raccontata da Scinexx, è stata condotta da due cronobiologi, la dottoressa Christine Blume e il dottor Albrecht Vorster. I testi non confermano l’effettivo affaticamento o calo di energia con l’arrivo della primavera, nonostante sia diffuso il proverbio “aprile dolce dormire”. La scienza richiede dati concreti, e così ecco i test durati un anno.
Lo studio ha coinvolto 418 partecipanti, che ogni giorno hanno fornito informazioni su sonno, stanchezza e livelli di energia percepiti. All’inizio, metà dei partecipanti ha riferito di soffrire di astenia primaverile. Le analisi però non hanno dato esiti di fluttuazioni stagionali o mensili significative. Eppure, con l’inizio della primavera, molti accusano esaurimento, affaticamento, insonnia o ipersonnia. È stato analizzato anche il cronotipo dei soggetti, ovvero la tendenza ad essere mattinieri o nottambuli: con l’inizio della primavera non ci sono stati dati diversi, eppure la stagione viene accusata di creare questi effetti.
Per la prima volta si parla della stanchezza primaverile anche come percezione soggettiva, fenomeno culturale e di linguaggio che nasce da una suggestione spinta anche dall’informazione mediatica
Che cosa succede con la primavera? I ricercatori parlano di molte percezioni soggettive che non corrispondono a dati oggettivi. Il web è pieno di articoli dedicati al tema della stanchezza primaverile, che forse hanno influenzato cultura e linguaggio. Le persone, con l’arrivo della bella stagione, pongono l’attenzione ai livelli di energia e alle sensazioni di affaticamento, suggestionandosi e creando il collegamento mentale con la primavera.
Tuttavia, bisognerebbe considerare che questo periodo è preceduto da mesi impegnativi: pensiamo al Natale, a tutto gennaio e febbraio. Stanchezza, stress e picchi di influenza si fanno sentire, e forse la primavera potrebbe significare semplicemente bisogno di riposo o di distacco dagli stress quotidiani.
Questa è la condizione socio-culturale, ma i due autori dello studio, pubblicato sul Journal of Sleep Research, sono attenti ai sintomi e ai ritmi biologici stagionali. Un orologio interno esiste, influenzato anche dal tempo, e incide su metabolismo, elaborazione sensoriale e psiche. Non è un caso che marzo in molti paesi sia anche il mese della salute psicologica.