Il cuore può rigenerarsi dopo un infarto: individuato il freno ormonale che lo impedisce
Una scoperta rivoluzionaria potrebbe salvare milioni di persone con cuore debole o messo sotto sforzo da cancro e altre malattie correlate: ecco i dettagli dello studio scientifico.

Il cuore dopo un infarto può essere rigenerato grazie a un meccanismo ormonale. È la scoperta di un importante studio condotto anche da ricercatori italiani. L’Università di Bologna, l’IRCCS Policlinico Sant’Orsola e altre realtà scientifiche hanno scoperto una capacità naturale di autoriparazione cardiaca. Si può sfruttare per creare dei farmaci su misura che curano e ripristinano le funzionalità dopo una crisi. Lo studio coordinato è stato pubblicato sulla rivista Nature Cardiovascular Research e rappresenta un punto di arrivo importante nella medicina salvavita.
La ricerca nasce in un contesto multi-specializzazione, ovvero quando il cuore è sottoposto a difficoltà da altre patologie, ad esempio il cancro. Alcuni trattamenti rendono l’apparato cardiaco più vulnerabile e sensibile a infarto e miocardite. I cardiomiociti diventano più deboli: sono le cellule muscolari responsabili del pompaggio del cuore, quello che tutti sentiamo come battito.
La scoperta delle capacità rigenerative del cuore si deve ai neonati, nei mammiferi esistono i cardiomiociti, cellule speciali che agiscono con proteine, citochine e ormoni nella prima crescita
Quando queste cellule muscolari si perdono, l’organismo ha una capacità naturale di sostituirle con del tessuto fibrotico, non contrattile. La capacità di autorigenerarsi del cuore è presente nei mammiferi dopo la nascita. I neonati in sviluppo hanno cardiomiociti che rispondono a una piccola rivoluzione biochimica. Rispondono alle proteine che spingono la crescita, in particolare alle citochine che stimolano la proliferazione cellulare. Questa condizione scompare dopo la fase postnatale, quando le cellule cardiache diventano mature e stabili. Gli studiosi hanno analizzato questa condizione neonatale: non scompare del tutto e si può promuovere grazie a una sollecitazione ormonale.
I glucocorticoidi sono ormoni steroidei che intervengono nella maturazione degli organi dopo la nascita. Bloccano i programmi rigenerativi del cuore, per questo scompaiono progressivamente nei neonati. Gabriele D’Uva, autore e responsabile della ricerca presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, ha dichiarato: “Abbiamo scoperto che i glucocorticoidi limitano significativamente la capacità dei cardiomiociti di rispondere ai fattori di crescita rigenerativi. In pratica, agiscono come un freno ormonale che blocca i programmi rigenerativi del cuore“.
Della scoperta sul collegamento tra glucocorticoidi e capacità rigenerative cardiache scrive anche Silva Da Pra, ricercatrice post-dottorato: “Nei modelli preclinici, l’inibizione di questo recettore ripristina la risposta dei cardiomiociti ai fattori di crescita, stimolando la proliferazione delle cellule cardiache anche nelle fasi postnatali più avanzate e nell’età adulta“. La strategia scoperta dal team scientifico di Bologna verrà testata sugli esseri umani e potrebbe diventare un trattamento efficace contro l’insufficienza cardiaca.