Incendi nascosti nell’Artico: nuovi dati rivelano un effetto sottovalutato sul clima
Quello che può generare una scintilla nascosta che non si spegne: lo studio che racconta l’importanza del permafrost, della taiga, della torba e della tundra per l’equilibrio del clima globale.

Gli incendi possono scoppiare anche in aree naturali caratterizzate da basse temperature e correnti. Uno studio pubblicato su Science Advances valuta gli effetti profondi degli incendi zombie di torba, della tundra e della taiga. Bruciano in profondità ilpermafrost, una consistenza del terreno che agisce come collante tra diversi elementi. Questo incendio è profondo e strutturale e rilascia carbonio millenario sotto forma di CO2.
Gli scienziati stanno utilizzando i satelliti per scoprire e monitorare gli incendi artici perché spesso divampano sotto la superficie. Ad occhio nudo, non solo sono difficili da rilevare ma anche da monitorare. Ne consegue che il cambiamento climatico è più incisivo di quanto non si pensi e spesso crea anche dei rischi inimmaginabili e invisibili.
Il permafrost dell’Artico è un magazzino organico di storia millenaria. Quello che in altre parti del mondo ha dato vita a carbone e petrolio, nelle aree fredde e semifredde compone un terreno vitale, resistente e con dentro frammenti di vegetazione morta e batteri decomposti. Il carbonio antico viene fuori quando per alte temperature o altri fattori scoppiano incendi. Queste sono le parole di Johan Eckdahl dell’Università di Lund in Svezia: “Le regioni boreali immagazzinano più carbonio dell’atmosfera, e lo fanno in gran parte in spessi strati di terreno organico combustibile. Sono una delle fonti di gas serra in più rapida crescita a causa del cambiamento climatico e della crescente frequenza degli incendi“.
Come si generano 324 incendi nascosti in un anno in una zona molto fredda anche in primavera, il motivo per cui i climatologi devono ricorrere a satelliti e altri strumenti tecnici profondi
Si parla di incendi zombie o fantasma perché gli incendi di sottobosco o sotterranei possono generare delle piccole scintille calde che non si spengono e sono resistenti. Le possiamo paragonare a del magma nascosto ma non scorrono, restano ferme. Il loro calore consuma torba e altri materiali non decomposti. Queste scintille, nascoste o sepolte dalla cenere, possono perdurare anche mesi, resistono persino a un manto nevoso invernale. La primavera con il rialzo delle temperature le alimenta, le riaccende generando così uno dei tanti incendi non visibili.
I climatologi stanno utilizzando dati satellitari e modelli per contare e monitorare questi incendi nell’Artico. Quest’area è importante per il clima e si contano all’anno molti incendi nascosti con effetti importanti. Non compaiono facilmente nelle immagini in orbita eppure ci sono. Gli scienziati hanno contato 324 incendi annuali soltanto in Svezia, 50 di questi sono stati analizzati in profondità raccogliendo dati.