Il mistero dei SuperAgers: scoperta la qualità mentale che rallenta l’età del cervello
La medicina e la società cambiano negli anni il modo di curare e considerare l’invecchiamento: questa è la rivelazione più importante di uno studio decennale di cui raccontiamo i dettagli.

SuperAgers è un termine poco conosciuto, nelle ricerche scientifiche indica le persone dagli 80 anni in poi con capacità cognitive ancora giovani, paragonabili a 20 o 30 anni. I primi studi su questo genere di anziani sono iniziati all’inizio degli anni Duemila. La ricerca, da allora, è guidata dalla neurologa Emily Rogalski. In questi anni, i dati ottenuti sui SuperAgers sono tanti e hanno dimostrato anche dei cambiamenti, fisiologici ma soprattutto di risposta medica o sociale.
La società e la medicina stanno cambiando di decennio in decennio il modo di interpretare l’invecchiamento. Non conta più soltanto la genetica, l’alimentazione, vengono superati dai tratti di personalità e dallo stile di vita. Insieme, questi fattori rendono più potente il cervello, lo mantengono giovane e capace ancora di creare.
I SuperAgers si caratterizzano per essere molto curiosi e saper creare e mantenere relazioni sociali ampie e stabili. Queste sono condizioni diverse dalla depressione, dalla solitudine che caratterizzano la senilità anche se è importante non generalizzare e considerare sempre elementi individuali o di coorte sociale o geografica.
Che cosa rende diversi i SuperAgers rispetto a chi, dopo gli anta, vive in isolamento e solitudine? Una semplice ma preziosa abitudine quotidiana, una vera e propria ginnastica per la mente
Dai SuperAgers si può apprendere qualcosa da mettere in pratica, la mancanza di stimoli e l’isolamento sono nemici della salute mentale. Interagire con gli altri non è un’attività passiva, il cervello si allena durante le conversazioni. Prevede e cerca risposte, interpreta le emozioni, organizza il linguaggio, si adatta alle reazioni con l’interlocutore.
Questo processo che è semplicemente conversare con qualcuno durante il giorno è una ginnastica mentale. Preserva le capacità delle reti neurali e non lo dicono le parole ma i dati. Le ricerche effettuate in questi anni hanno dimostrato il rischio di demenza al 60% di chi vive in solitudine o isolamento, rispetto a chi ha una vita sociale attiva dopo gli anta. Lo studio ultimo sui SuperAgers è andato anche alla ricerca delle differenze fisiche nella struttura cerebrale.
Il segreto dei SA sta nella corteccia cingolata anteriore, legata all’attenzione, al controllo delle emozioni e alle decisioni. Quando è più spessa anche a ottant’anni dona un invecchiamento cognitivo più lento. A questa caratteristica si devono aggiungere anche l’azione di alcuni neuroni che generano rapidità nelle risposte e nella comunicazione.