Il fegato parla al cervello: individuata la proteina che riproduce i benefici dell’allenamento
Una scoperta rivoluzionaria apre nuove possibilità per pazienti incapaci di muoversi o fare sport. Mente e memoria si possono supportare là dove è impossibile fare esercizio fisico.

È stato pubblicato uno studio su Cell dedicato a un segnale biologico tra fegato e cervello. Riesce a imitare i benefici cognitivi dell’esercizio fisico e questo apre la strada per nuove terapie su pazienti con limitazioni motorie, partendo dagli anziani. Il lavoro di ricerca è stato guidato da Saul A. Villeda dell’Università della California, San Francisco, e da Gregor Bieri come primo autore.
Era noto da tempo che l’attività aerobica favorisse la nascita di nuovi neuroni, migliorasse la memoria, l’apprendimento e riducesse l’infiammazione cerebrale. Molte persone anziane non possono praticare movimento con regolarità. I ricercatori sono andati a cercare segnali molecolari da sfruttare generati dal movimento. Le molecole intercettate poi sarebbero state trasformate in farmaco. Lo studio ha portato alla scoperta di un meccanismo nascosto tra cervello e fegato che nessuno si aspettava.
L’esperimento che descrive gli effetti dell’enzima epatico GPLD1 sulla proteina TNAP, ne blocca gli eccessi dannosi per cervello e tessuti cognitivi. La strada per un nuovo farmaco è ancora lunga
Il fattore chiave è un enzima epatico noto come GPLD1, viene rilasciato nel sangue durante l’esercizio fisico. Questa proteina non entra nel cervello perché non riesce ad attraversare la barriera emato-encefalica. GPLD1 riesce ad agire sui vasi sanguigni cerebrali attivando un altro processo. Taglia la proteina TNAP che aumenta con l’età e rende la barriera non attraversabile più permeabile. Il TNAP non può superare determinati limiti perché contiene sostanze nocive che penetrano nel cervello e causano infiammazioni e declino cognitivo. È una condizione che già soffrono, per altri motivi, pazienti con malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.
Sono stati effettuati esperimenti sui topi per dimostrare l’effetto negativo della proteina TNAP. Negli esemplari giovani e sani, l’aumento artificiale della proteina dannosa ha provocato deficit di memoria e una barriera fragile. La risposta è stata la stimolazione della produzione di GPLD1 nel fegato che ha portato alla riduzione della TNAP. L’enzima ha anche rafforzato la barriera e migliorato le prestazioni cognitive. I risultati ottenuti sono stati assimilati al farmaco inibitore SBI-425 che blocca direttamente l’azione del TNAP.
La GPLD1 potrà diventare un giorno un farmaco per aiutare i pazienti fermi ma ci sono delle criticità da superare. Il meccanismo si è dimostrato efficace nei modelli murini di Alzheimer, ha ridotto le placche cerebrali. I tessuti però hanno assorbito livelli alti di TNAP. Nonostante svolga funzioni importanti, ad esempio sulle ossa, per determinati pazienti questa proteina può risultare dannosa. Serviranno, quindi, altri studi clinici per testare sicurezza ed efficacia.