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Solitudine tra i giovani: lo studio che cambia la prospettiva

Un dilemma degli psicologi sugli studenti universitari tra i 18 e i 24 anni, il 38% degli intervistati adotta un comportamento estremo che preoccupa anche i docenti per gli effetti sulla salute.

Solitudine tra i giovani: lo studio che cambia la prospettiva

Una ricerca statunitense si è dedicata al rapporto tra studenti universitari e social media. Spazi digitali che hanno ampliato tante possibilità e capacità: contatti, creatività, nuove competenze e contenuti anche utili, aggiornati approfonditi. Ma hanno anche tanti difetti, tra questi l’aumentare il senso di solitudine in una coorte precisa di giovani spinti a utilizzare per molte ore la settimana i social.

I ricercatori devono approfondire questo nesso: sono i social a generare solitudine o i giovani si sentono già soli? La ricerca ha analizzato i dati di 64.988 studenti tra i 18 e i 24 anni da oltre 120 college. Tutti hanno partecipato a un sondaggio nazionale. Il 54% ha dichiarato che i social non c’entrano nulla con la loro solitudine, era una condizione che già vivevano o percepivano. Poi arrivano i dati sconvolgenti, il 19% degli utenti ha dichiarato di utilizzare i social dalle 16 fino alle 20 ore settimanali e che la quantità di tempo incide sulla socialità.

solitudine tra i giovani

Dati e percentuali su solitudine e social media: secondo Madelyn Hill le università devono creare spazi di informazione, relazioni reali e uso consapevole del digitale

C’è una piccola parte degli intervistati che non utilizza per niente i social per confermare le differenze con chi li utilizzava assiduamente. Un numero ancora più piccolo ha dichiarato di arrivare anche a 30 ore, sono il 38% e lì la solitudine è una condizione quotidiana. Gli autori devono approfondire nei numeri medi e grandi proprio il nesso tra solitudine e ore sui social.

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Lo studio è stato sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sul Journal of American College Health. Le istituzioni accademiche sono spinte dagli autori a creare corsi di informazione e scambio sui social media, sui limiti di tempo da stabilire, sulle potenzialità ma anche sugli aspetti negativi per la salute. La dottoressa Madelyn Hill è ricercatrice, professoressa e autrice principale della ricerca.

Nel 2025, alla fine del suo dottorato, scriveva: “Sappiamo che le persone sole hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione. Sappiamo anche che chi è solo ha maggiori probabilità di morire prematuramente. La prima età adulta è il periodo di molti cambiamenti, dal lasciare casa per la prima volta, all’iniziare l’università e stringere nuove amicizie“. Ci sono stati altri studi più specifici, su Instagram, Facebook e Snapchat. La ricercatrice ribadisce l’importanza di creare delle possibilità agli studenti per fare amicizie, nuove esperienze oltre allo studio, responsabilizzarsi sull’uso del digitale.

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