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Passi 18 ore al giorno su Instagram? Secondo Meta non sei davvero dipendente

Due processi negli USA accusano Meta di danni ai minori e alla salute mentale. L’azienda nega l’esistenza della dipendenza da social, ma gli esperti replicano.

Passi 18 ore al giorno su Instagram? Secondo Meta non sei davvero dipendente

Meta affronta una delle fasi giudiziarie più delicate della sua storia recente. In pochi giorni l’azienda si è trovata coinvolta in due processi distinti negli Stati Uniti: uno in New Mexico, dove l’accusa sostiene che le piattaforme abbiano facilitato sfruttamento e danni ai minori, e un altro a Los Angeles, avviato da una donna che attribuisce a Instagram e ad altre app conseguenze sulla propria salute mentale.

Meta dice che la “dipendenza da social” non esiste

Durante le testimonianze, il responsabile di Instagram Adam Mosseri ha sostenuto che i social network non possano essere considerati una dipendenza clinica, paragonando il fenomeno all’attaccamento a una serie televisiva. Gli avvocati della società hanno insistito sul fatto che la cosiddetta “dipendenza da social media” non compaia nel DSM, il manuale diagnostico utilizzato dagli psichiatri statunitensi, e quindi non possa essere riconosciuta come disturbo medico.

Meta AI

Il punto però è più complesso. L’American Psychiatric Association ha chiarito che l’assenza nel manuale non equivale a negare l’esistenza del problema: semplicemente non esiste ancora una classificazione ufficiale. Diversi ricercatori sottolineano che molti comportamenti problematici vengono studiati e trattati prima di ricevere un riconoscimento formale. Secondo studi citati dagli esperti, un uso compulsivo delle piattaforme può associarsi a disturbi del sonno, stress psicologico e difficoltà nella vita scolastica o lavorativa, almeno in una parte degli utenti.

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Le cause si inseriscono in un contesto più ampio. Meta dovrà affrontare ulteriori azioni legali, incluse quelle promosse da decine di procuratori statali e da distretti scolastici. Nei processi verranno analizzati anche documenti interni sull’impatto delle piattaforme sui giovani, mentre è attesa la testimonianza del CEO Mark Zuckerberg.

La questione, ormai, non riguarda solo la definizione scientifica di dipendenza, ma la responsabilità delle piattaforme nel progettare sistemi che incentivano permanenza e coinvolgimento. E il verdetto potrebbe influenzare l’intero settore dei social network.

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