Tunnel di lava da record: Venere nasconde una cavità gigantesca sotto la sua superficie
Raccontiamo una scoperta recente con dietro missioni spaziali non ancora umane e che alternano successi e fallimenti. Perché Venere è il pianeta più difficile da studiare anche con i radar?

Nuove scoperte sulla geologia di Venere, pianeta esplorato negli anni sia da sonde della NASA sia russe, con nuove missioni previste a partire dal 2028. I ricercatori hanno individuato una grande struttura sotterranea di origine vulcanica, un fiume infuocato che ha inciso profondi solchi sulla superficie creando vere e proprie cavità. La struttura rilevata tramite radar è alta 375 metri e supera il chilometro di larghezza. Il flusso incandescente che l’ha generata potrebbe estendersi per circa 45 chilometri.
Formazioni simili sono già state individuate su Marte, sulla Luna e sulla Terra, ma non su altri corpi del Sistema solare. Le cavità originate da queste colate sono note anche come lucernari e presentano soffitti estremamente fragili, che possono collassare improvvisamente. Sul nostro pianeta, le isole Hawaii ospitano alcuni degli esempi più noti di queste strutture sotterranee. Individuarle su Venere permette agli scienziati di confrontare analogie e differenze geologiche e di composizione dei suoli tra mondi diversi.
Al centro delle scoperte sui tunnel di lava di Venere, il team dell’Università di Trento: ipotesi, studi e il ruolo rivoluzionario della sonda Magellan con i suoi radar ad alta risoluzione
Leonardo Carrer fa parte dell’Università di Trento insieme ad altri colleghi. Ha affermato che l’esistenza dei tunnel di lava su Venere era stata sospettata ma mai confermata. Eppure, è un pianeta vulcanico con molti segni di attività caratteristica, anche sottoterra. Gli scienziati hanno seguito tracce di calore e recenti cambiamenti sui pendii. Non è facile osservare la superficie di Venere per via dell’atmosfera densa e delle numerose nubi.
Le sonde di successo non hanno mai fornito immagini chiare del suolo del pianeta, in più ci sono state molte missioni fallite e molte ritornate senza immagini chiare. La sonda spaziale Magellan è della NASA, tra il 1990 e il 1992 fu la prima a partire con un nuovo radar ad apertura sintetica (SAR). Da lì, le immagini del suolo venusiano sono apparse sempre più chiare ma l’atmosfera può creare ancora difficoltà.
Lorenzo Bruzzone è un altro scienziato e autore senior dello studio, che afferma: “Il segnale radar raggiunge almeno 300 metri all’interno della grotta. Tuttavia, le analisi del terreno circostante e la presenza di altre depressioni suggeriscono che questo tunnel di lava sotterraneo si estenda per altri 45 chilometri“. Venere attira l’attenzione proprio per la difficoltà di ipotizzare ancora oggi l’arrivo di un rover e di una missione umana.