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Gli Stati Uniti cercano una casa per le scorie nucleari

Washington cerca uno Stato disposto a ospitare il deposito permanente di scorie nucleari: investimenti e lavoro in cambio, mentre gli USA puntano a espandere l’energia atomica entro il 2050.

Gli Stati Uniti cercano una casa per le scorie nucleari

Dalla fine degli anni Cinquanta l’energia nucleare garantisce produzione continua e basse emissioni, ma lascia dietro di sé una questione mai davvero risolta: dove mettere le scorie radioattive. Oggi, a quasi settant’anni dall’entrata in funzione della prima centrale commerciale americana, Washington tenta una nuova strada. L’amministrazione guidata da Donald Trump ha incaricato il United States Department of Energy di trovare uno Stato disposto a ospitare un deposito geologico permanente per il combustibile nucleare esaurito.

L’eterno problema delle scorie

Il progetto prevede una candidatura volontaria. Gli Stati che accetteranno non riceveranno soltanto il peso politico e ambientale di custodire materiale altamente radioattivo per migliaia di anni, ma anche investimenti pubblici consistenti, infrastrutture energetiche e migliaia di nuovi posti di lavoro. L’idea è integrare il deposito all’interno di un “Nuclear Lifecycle Innovation Campus”, un polo industriale che includerebbe nuovi reattori, arricchimento dell’uranio e filiere produttive correlate.

Alcuni territori hanno già manifestato interesse preliminare, attratti dalle ricadute economiche in una fase segnata da rallentamento industriale e tagli occupazionali. Il governo federale punta infatti a un’espansione significativa dell’energia atomica entro il 2050, con un ruolo centrale per gli SMR, i piccoli reattori modulari progettati per occupare meno spazio e ridurre i costi di costruzione.

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Sono sempre di più le aziende che puntano su questa tecnologia: tra le altre, c’è anche Amazon. Tecnologie simili sono già operative in paesi come Russia e Cina, mentre negli Stati Uniti restano ancora in fase sperimentale.

scorie radioattive

Accanto agli SMR si sviluppa anche la ricerca sui microreattori trasportabili, sistemi compatti pensati soprattutto per impieghi militari e logistici. L’esercito americano prevede di attivare una prima unità operativa già nel 2026.

Resta però il nodo principale: lo stoccaggio definitivo. Le scorie nucleari restano pericolose per periodi che superano di gran lunga qualsiasi infrastruttura umana mai progettata. Convincere una comunità ad accettare un deposito permanente richiede un equilibrio delicato tra sicurezza, compensazioni economiche e fiducia istituzionale. Dopo decenni di tentativi falliti, il nuovo piano federale punta a ricompensare adeguatamente gli stati che si faranno carico di questo gravoso compito.

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