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Il ritmo è innato, lo studio che rivela cosa sanno fare i neonati

49 bambini di appena due giorni, addormentati, e una strana scuola di musica. Con neuroscienze e EEG si è scoperto perché il ritmo è importante.

Il ritmo è innato, lo studio che rivela cosa sanno fare i neonati

La richiesta di insegnanti di musica per l’infanzia cresce nel mondo, così come le ricerche scientifiche che indagano sulle qualità innate dei neonati con ritmo, armonia e melodie. Su PLOS Biology, è stato pubblicato uno studio secondo cui i neonati nascono con la capacità di anticipare il ritmo musicale. Il saper tamburellare le dita indovinando i tempi della musica è già nostra, prima della comprensione della melodia che si svilupperà con la crescita.

La ricerca è stata condotta da un team internazionale guidato da Roberta Bianco dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Ha dentro contributi importanti delle neuroscienze cognitive che hanno indagato la percezione musicale sia come dote innata che appresa. Lo studio ha coinvolto 49 neonati addormentati di appena due giorni di vita. Sono stati sottoposti all’ascolto delle composizioni per pianoforte di Johann Sebastian Bach. Sono stati analizzati con l’EEG, l’elettroencefalogramma che misura l’attività cerebrale.

uno studio rivela l'importanza del ritmo per i neonati

Se il ritmo cambia, il cervello dei neonati manda subito segnali neurali di sorpresa: “I bambini sono pronti a Sebastian Bach?”, scrivono gli autori della ricerca

I neonati hanno ascoltato dieci melodie originali e quattro versioni modificate nel ritmo, nella melodia e nella tonalità in cui venivano ascoltati. I ricercatori volevano osservare come il cervello reagisce nel modo diverso in base a cambiamenti prevedibili o inattesi della struttura musicale.

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I neonati hanno manifestato segnali neurali di sorpresa quando il ritmo subiva variazioni improvvise. Una chiara capacità di formare aspettative ritmiche basate su regolarità statistiche. Invece, non sono state rilevate reazioni ai cambiamenti melodici, la capacità di seguire e anticipare una melodia non è ancora presente alla nascita.

La risposta al ritmo era stata osservata in precedenza nei primati non umani, il confronto rafforza l’ipotesi di una base biologica condivisa. Secondo gli autori, la capacità innata di tracciare il ritmo è collegata allo sviluppo base del sistema uditivo e alla futura acquisizione del linguaggio. Studi futuri approfondiranno l’esposizione prenatale alla musica, una terapia che da tempo si dice positiva per il feto e la mamma nei mesi di attesa alla nascita.

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