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Il futuro dei vaccini orali: tra grandi aspettative e limiti inattesi

Rotavirus, poliomielite, Ebola e Covid-19 hanno messo alla prova la ricerca scientifica e i sistemi sanitari globali, dimostrando quanto nei laboratori i secondi possono fare la differenza.

Il futuro dei vaccini orali: tra grandi aspettative e limiti inattesi

Nella storia dei vaccini orali, comodi per i bambini, senza aghi e facili da somministrare anche in casa, il successo iniziale di una strategia che ne ha ridotto l’uso nel tempo. Negli anni Settanta, a Melbourne, la virologa Ruth Bishop identificò il rotavirus nelle gravi diarree diffuse nei bambini. Si osservò che una prima infezione poteva rendere le successive più deboli, nacque da qui l’idea di sfruttare l’agente patogeno per mandare via i successivi.

La ricercatrice Julie Bines racconta così la scoperta: “Un episodio di infezione può proteggere da successive infezioni e malattie dovute al rotavirus. È possibile che un vaccino somministrato per via orale, come nel caso dell’infezione naturale, possa innescare una sorta di processo immunitario nell’intestino. C’è qualcosa di molto semplice nella vaccinazione orale. Non richiede l’uso di aghi“.

vaccino orale contro il COVID-19

Dalla malattia alla paura dei pazienti: perché i vaccini orali, privi di aghi e con dolore minimo, aiutano gli immunologi a superare ostacoli sanitari e psicologici

L’immunologa Emma Slack e altri esperti della ricerca sui vaccini orali raccontano vantaggi, barriere e sfide dei vaccini orali. Il Covid-19 è stata una grande lezione contro un’emergenza globale ma possiamo anche citare la grave epidemia di Ebola in Africa e altre malattie diffuse in contesti difficili. I vaccini orali non richiedono personale sanitario altamente specializzato, sono fondamentali in situazioni di crisi umanitaria e migliorano i tassi di immunizzazione.

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Come casi storici di successo, possiamo raccontare l’azzeramento dei casi di poliomielite, scesa oltre il 99%. I vaccini orali stimolano il sistema immunitario delle mucose intestinali, lì risiedono buona parte delle cellule immunitarie. I vaccini iniettabili devono superare diverse barriere complesse come l’acidità di stomaco, gli enzimi digestivi e l’influenza del microbioma intestinale.

Il vaccino iniettabile ha successo come terapia profonda ma la soluzione orale dà una risposta diretta e, allo stesso modo, di lungo periodo, in più non fa paura. Marcus Horwitz, immunologo a Los Angeles, California, afferma: “Una certa esitazione vaccinale è dovuta alla paura degli aghi. È un po’ difficile da quantificare ma è un fenomeno diffuso. Alcune persone non sono disposte alle iniezioni ma al vaccino orale sì“.

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