Data center in orbita: Musk accelera sull’AI ‘spaziale’, quanto c’è di serio?
Dopo la fusione SpaceX-xAI, Musk rilancia i data center in orbita. L’FCC avvia l’iter e il CEO punta sullo spazio come futuro dell’AI entro il 2028.

Quando SpaceX ha depositato presso la Federal Communications Commission un piano per una rete di data center satellitari su scala senza precedenti, l’annuncio è sembrato a molti una provocazione. A distanza di una settimana, però, il quadro appare decisamente più concreto. La fusione formalizzata tra SpaceX e xAI ha saldato in modo esplicito le ambizioni spaziali e quelle legate all’intelligenza artificiale di Elon Musk, rendendo plausibile l’idea di un’infrastruttura condivisa fuori dall’atmosfera.
Il segnale politico è arrivato quasi in parallelo. L’FCC ha accolto la richiesta e avviato la procedura di consultazione pubblica, un passaggio di norma formale. Questa volta, però, il presidente dell’agenzia Brendan Carr ha scelto di dare visibilità all’iniziativa sui social, rafforzando la percezione che il progetto possa procedere senza ostacoli regolatori significativi, almeno nel breve periodo.
Nel frattempo Musk ha iniziato a costruire la narrazione pubblica attorno ai data center orbitali. In un episodio del podcast Cheeky Pint, condotto dal cofondatore di Stripe Patrick Collison e con Dwarkesh Patel come ospite, l’imprenditore ha sostenuto che lo spazio offre un vantaggio strutturale: i pannelli solari, in orbita, generano molta più energia rispetto alla superficie terrestre. Secondo Musk, questo fattore renderebbe più semplice e conveniente scalare la potenza di calcolo necessaria all’AI.
Progetto concreto o fuffa?
L’argomento, tuttavia, non convince tutti. La produzione energetica è solo una delle voci di costo di un data center, e non l’unica modalità di alimentazione. Nel dialogo, Patel ha sollevato dubbi anche sulla manutenzione dell’hardware, in particolare sulla gestione delle GPU soggette a guasti durante l’addestramento dei modelli. Critiche che Musk ha liquidato senza esitazioni, indicando il 2028 come anno di svolta: entro circa trenta mesi, ha affermato, lo spazio diventerebbe il luogo economicamente più interessante per collocare l’AI.
La previsione si spinge oltre. Entro cinque anni, secondo Musk, la quantità di intelligenza artificiale operativa lanciata ogni anno in orbita supererà quella cumulata installata sulla Terra. Un’affermazione che va letta alla luce dei numeri: entro il 2030 la capacità globale dei data center terrestri è stimata intorno ai 200 gigawatt, un’infrastruttura dal valore vicino ai mille miliardi di euro.
C’è ovviamente un interesse diretto. SpaceX costruisce il proprio modello di business sul lancio di carichi in orbita e ora controlla anche un’azienda AI affamata di potenza di calcolo. Con il gruppo SpaceX-xAI che guarda a una possibile quotazione in borsa nei prossimi mesi, il racconto dei data center spaziali è destinato a diventare centrale.