Una crisi che avanza: perché l’erosione del suolo in Tanzania è esplosa negli ultimi decenni
Le antiche terre vulcaniche abitate da Masai e leoni affrontano un cambiamento silenzioso, con ferite profonde e un equilibrio naturale sull’orlo della rottura globale.

La Tanzania settentrionale è a rischio di disastro ambientale naturale a causa dell’erosione costante del suolo. Flussi d’acqua continui scavano profondi solchi nei terreni agricoli fertili arrivando alle falde più profonde. A rischio anche i pascoli e la sussistenza dei villaggi che vivono di agricoltura e allevamento.
I canaloni crescono ogni anno a ritmo accelerato, prima il processo era più lento, piogge più violente accompagnate da siccità improvvise e lunghe creano problemi alle infrastrutture e alla biodiversità. L’erosione al suolo è prevista come processo naturale e graduale, fenomeno non più controllabile da almeno 120 anni, con intensificazione negli ultimi cinquant’anni. La Tanzania è anche terra di vulcani, il terriccio per questa caratteristica da una parte è florido ma dall’altra più vulnerabile all’acqua che entra nelle fessure. La situazione è oggetto di studio di scienziati, università e ONG umanitarie.
La scienza contro l’improvvisazione in Tanzania: soltanto conoscendo in profondità territorio e equilibri geologici si può salvare il suolo, come facevano gli antichi pastori e agricoltori
Jali Ardhi è un nome swahili che significa Cura della Terra, un programma che vede la collaborazione di diverse università e menti scientifiche. Con strumenti interdisciplinari si sono indagate tutte le cause che aumentano l’erosione dei terreni. Insieme anche le strategie delle comunità per rispondere al problema, in dieci anni si è intervenuti più volte per non far crescere canali e altri segni di erosione.
Il degrado del suolo tanzaniano non si arresta, ci vogliono soluzioni e programmi diffusi, urgenti e di lungo periodo. Il caso specifico su cui si sta lavorando è la Rift Valley dell’Africa orientale, i terreni si sono creati con il basalto vulcanico eruttato antico. L’acqua qui agisce su una consistenza argillosa, ricca di minerali, sodio e calcio. La ricerca ha dimostrato che è soprattutto la siccità a rendere il terreno più fragile e vulnerabile all’acqua.
I terreni rispondono alle piogge con uno strato superficiale stabile, la vegetazione lo arricchisce con le radici e il carbonio organico. Il disboscamento agricolo e il sovrapascolo provocano l’eliminazione delle radici che fungono da collante. Le piogge intense non vengono più assorbite e mescolate nello strato superficiale ma tendono a creare grandi valli e canaloni. Un passo indietro va fatto, prendendo spunto dal pascolo stagionale e dalla coltivazione itinerante, usate dalle popolazioni indigene. Colonialismo e postcolonialismo hanno spinto l’agricoltura e la pastorizia intensiva, non attenta alle dinamiche naturali del suolo.