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Social media come le sigarette? I primi maxi-processi contro Meta, TikTok e YouTube

Negli USA partono i primi processi che accusano i social di creare dipendenza nei minori. Meta, TikTok, Snap e YouTube sotto pressione come Big Tobacco.

Social media come le sigarette? I primi maxi-processi contro Meta, TikTok e YouTube

I social network possono creare dipendenza come le sigarette? È questa la domanda che, nel 2026, arriva finalmente davanti a una giuria. Negli Stati Uniti prende il via una serie di processi destinati a segnare un punto di svolta nel rapporto tra grandi piattaforme digitali, utenti e responsabilità legale. Meta, Snap, TikTok e YouTube dovranno rispondere a migliaia di cause che le accusano di aver progettato prodotti capaci di spingere i minori a un uso compulsivo, con conseguenze dirette sulla salute mentale.

I grandi processi contro i social

Il primo caso pilota entra nel vivo a Los Angeles, dove una giovane californiana, oggi ventenne e identificata come K.G.M., sostiene di essere diventata dipendente dai social fin dall’infanzia, sviluppando ansia, depressione e disturbi legati all’immagine corporea. È una causa simbolica, pensata per fare da apripista a un’ondata di procedimenti analoghi intentati da adolescenti, distretti scolastici e Stati federali.

La strategia legale dei ricorrenti richiama esplicitamente quella utilizzata contro Big Tobacco negli anni Novanta. L’obiettivo è dimostrare che le piattaforme abbiano creato prodotti intenzionalmente progettati per trattenere l’utente il più a lungo possibile, sfruttando meccanismi come lo scroll infinito, la riproduzione automatica dei video e i sistemi di raccomandazione algoritmica. Un’eventuale vittoria potrebbe aprire la strada a risarcimenti miliardari e imporre modifiche profonde al design delle app.

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Le aziende si difendono con forza. Snap e TikTok hanno già raggiunto accordi riservati con K.G.M., mentre Meta e YouTube si preparano ad affrontare il giudizio di una giuria popolare. Secondo esperti di diritto civile, il passaggio davanti a cittadini comuni, e non solo a giudici, aumenta il rischio per le big tech, soprattutto quando giovani utenti raccontano in aula esperienze di disagio e sofferenza.

I documenti segreti dei social

Al centro dei processi finiranno anche documenti interni che mostrerebbero come i dirigenti fossero consapevoli degli effetti negativi dei loro prodotti. Sono attesi interrogatori di alto profilo, inclusi quelli di Mark Zuckerberg e di Neal Mohan, chiamati a rispondere di scelte che avrebbero privilegiato la crescita e i profitti rispetto al benessere dei più giovani.

Il contesto è globale. Negli ultimi anni Unione Europea, Regno Unito e Australia hanno introdotto limiti più stringenti per l’uso dei social da parte dei minori, mentre negli Stati Uniti il Congresso ha più volte minacciato interventi normativi senza risultati concreti. In questo vuoto regolatorio, i tribunali diventano il nuovo terreno di scontro.

Alle aule di tribunale potrebbero però seguire quelle dei parlamenti nazionali. L’Australia è stato il primo paese a vietare i social ai minori, mentre la Francia potrebbe seguire molto a breve. Il sospetto è che siamo solo agli inizi.

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