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Addio smartphone? Il primo device di OpenAI arriva entro la fine del 2026

OpenAI conferma l’arrivo del suo primo dispositivo hardware entro il 2026: nessun dettaglio ufficiale, ma i rumor parlano di un prodotto audio AI progettato con Jony Ive.

Addio smartphone? Il primo device di OpenAI arriva entro la fine del 2026

Il primo dispositivo hardware di OpenAI potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. A dirlo è stato Chris Lehane, responsabile degli affari globali dell’azienda, intervenendo al World Economic Forum di Davos. Secondo quanto riportato da Axios, OpenAI sarebbe “sulla buona strada” per presentare al pubblico il suo primo prodotto fisico entro il 2026, confermando indirettamente indiscrezioni che indicavano l’autunno come finestra plausibile.

Nome in codice “Sweetpea”

Lehane, pur senza entrare nei dettagli, ha parlato di una tempistica “più probabile che definitiva”, lasciando intendere che lo sviluppo è ancora in corso e soggetto a possibili cambiamenti. Sul cosa sia davvero questo dispositivo, OpenAI continua a mantenere il massimo riserbo, alimentando una curiosità che va avanti da mesi.

Le ipotesi più concrete arrivano, ancora una volta, dal circuito dei leak asiatici. Secondo l’account Smart Pikachu, il progetto coinvolgerebbe Foxconn e avrebbe il nome in codice “Sweetpea”, parte di una famiglia di prodotti interni chiamata “Gumdrop”. Si tratterebbe di un dispositivo audio indossabile, collocabile nell’area degli auricolari o delle cuffie open-ear, con due unità separate e una custodia di ricarica compatta. A sorprendere sarebbe soprattutto l’hardware, con un chip a 2 nanometri di livello smartphone, pensato per gestire in locale funzioni avanzate di intelligenza artificiale.

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Queste indiscrezioni si inseriscono in un contesto già noto. Le uniche comunicazioni ufficiali sul progetto hardware di OpenAI arrivano infatti da due apparizioni pubbliche piuttosto enigmatiche: un video promozionale diffuso nella primavera scorsa e una lunga intervista rilasciata a novembre da Sam Altman e Jony Ive, dopo la fusione tra OpenAI e la società di design fondata dall’ex capo del design Apple.

In quell’occasione, Altman e Ive hanno parlato di un oggetto estremamente semplice nell’uso, quasi invisibile nella quotidianità, progettato per essere naturale al tatto e privo di barriere psicologiche. Più che un gadget tradizionale, l’idea sembra quella di un’interfaccia fisica per l’AI, capace di integrarsi nella vita di tutti i giorni senza richiedere attenzione costante.

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