Nasce un materiale elastico che emette luce UV e funziona senza batterie
Le università cinesi sono impegnate ad aumentare innovazioni collegabili a robotica, edilizia di nuova generazione e l'ampio settore degli indossabili con sensori e intelligenza artificiale connessa.

Dalla Cina arriva una fantastica invenzione che rivoluzionerà tanti settori industriali e tecnici. Gli scienziati dell’Università di Shandong con l’Istituto di Chimica e Fisica di Lanzhou hanno sviluppato un materiale elastico che genera luce ultravioletta quando sollecitato meccanicamente da stiramento, piegamento o attrito. Sfrutta sistemi autoalimentati e non ha bisogno di batterie o cavi.
Gli ingegneri pensano già di unire questa innovazione a quello che già esiste da tempo, sensori indossabili, pelle intelligente dei robot e rivestimenti intelligenti. Tra queste le superfici autosterilizzanti, ovvero i pavimenti, le mura e anche i soffitti delle costruzioni di nuova generazione che renderanno anche le pareti di una sala di attesa come un grande monitor o autoriscaldante o rinfrescante.
La Global Energy ha pubblicato online un articolo dedicato al materiale elastico luminoso, è stato realizzato con fosforo inorganico, formula Sr₃(BO₃)₂ (bromato di stronzio). Attivato con ioni praseodimio, disperso in una matrice elastica di polidimetilsilossano. Il funzionamento poi ha al centro il contatto interfacciale tra microparticelle di fosforo e di polimero.
Il meccanismo di autoriparazione e resistenza del materiale elastico che emette da solo luce UV: tanti i test sperimentali, ma soltanto il primo è stato un gran successo
Nella deformazione di questo materiale tendente al morbido e al flessibile, la reazione elettrica che provoca il trasferimento di elettroni e quindi la luce. Non una luce qualsiasi, gli ioni praseodimio stimolano la produzione ultravioletta. Il materiale emette radiazione con picco a 272 nm, nella banda “ultravioletto solare-cieco” che permette di rilevare l’emissione anche in ambienti illuminati, le sorgenti UV risultano qui coperte da altre luci, mascherate.
Il nuovo materiale autoilluminante è nato da test sperimentali. Il primo ha prodotto una densità di potenza di 6,2 mW/m². Il composito ha dimostrato subito grande stabilità, flessibilità e una luminescenza rilevabile dopo 10.000 cicli. Il materiale ha capacità di autoriparazione, una volta rimosso il carico, i legami interfacciali si rigenerano parzialmente. La dimostrazione è stata la luminosità ritornata al 43% del valore originario dopo un secondo di riposo. Dopo 24 ore, quindi facendo passare più tempo rispetto al secondo, la luminosità si rigenera da sola fino al 90%.