Burnout autistico: un fenomeno poco compreso che merita attenzione
La vita quotidiana vista dalle persone autistiche: situazioni apparentemente semplici possono diventare una fonte di stress invisibile.

Sam Arnold e Julianne Maree Higgins sono due docenti universitari di psicologia e neuropsichiatria, insieme raccontano gli effetti dello stress acustico e sensoriale nell’autismo. In condizioni neurodivergenti, suoni, luci, colori e odori forti tutti insieme possono scatenare il burnout. Il racconto è su The Conversation.
Molte persone autistiche affrontano tutti i giorni situazioni di costante sovraccarico sensoriale e sociale. Situazioni comuni come entrare in una stazione, in un bar, sedersi in una sala di attesa o in un’aula diventano complesse. La stimolazione continua diventa opprimente per chi ha una sensibilità sensoriale accentuata. Anche le interazioni sociali richiedono energie psicofisiche, si devono interpretare segnali verbali e non verbali, controllare le proprie reazioni emotive e mascherare i tratti autistici per adattarsi a contesti e aspettative sociali.
Cosa significa davvero il burnout autistico: stanchezza profonda, mascheramento e sovraccarico sensoriale, con soluzioni per individui e comunità
Il burnout autistico è la profonda stanchezza causata da questo sforzo costante e silenzioso nel tempo. Non è un crollo nervoso, ma uno sfogo improvviso e intenso che segnala un sovraccarico sensoriale e produce malessere. Gli autori della ricerca lo descrivono come un momento che crea difficoltà nella comunicazione, nel memorizzare, produce confusione e senso di isolamento sociale. Vengono fuori tutti i tratti autistici nascosti o camuffati, si perde temporaneamente la capacità di lavorare, studiare e mantenere relazioni.
Il mascheramento sociale dell’autismo e di altre neurodivergenze è al centro di tanti studi, è un fattore di rischio importante. Il burnout autistico può durare settimane, mesi ma anche anni, si può arrivare anche al non recupero di una vita normale raggiunta con molti sforzi e progressi graduali. Lo stress, rivelano i due docenti, è creato proprio dal trattenere comportamenti, gesti e parole per tanti giorni.
Le domande sono molte su questo argomento, sicuramente migliorare il riposo, ridurre le richieste e gli ambienti poco stimolanti possono essere parte della soluzione del problema. In realtà, l’argomento coinvolge pazienti, terapeuti, famiglie ma anche la collettività, che dovrebbe includere, accettare e aiutare laddove ci sono limiti umani involontari. Caratterizzano tutti, non solo chi soffre di disturbo autistico.