Dubbi su SpaceX: fondi segreti e paradisi fiscali per consentire investimenti dalla Cina?
SpaceX: investimenti cinesi tramite paradisi fiscali? L'inchiesta ProPublica pone dubbi sul rapporto di Elon Musk con la Cina.

Un’inchiesta condotta da ProPublica ha rivelato che SpaceX, l’azienda aerospaziale di Elon Musk, in passato avrebbe valutato di permettere ad alcuni investitori cinesi di acquisire quote societarie attraverso veicoli finanziari offshore situati nelle Isole Cayman e in altri paradisi fiscali.
Nel mirino un mancato accordo del 2021
I dettagli di questa strategia d’investimento sono venuti alla luce durante una recente disputa aziendale in Delaware, attraverso le testimonianze del direttore finanziario di SpaceX, Bret Johnsen, e dell’investitore Iqbaljit Kahlon. Quest’ultimo ha dichiarato lo scorso dicembre che SpaceX considera “accettabile” che investitori cinesi acquistino partecipazioni nella società attraverso veicoli offshore, strutture spesso utilizzate per mantenere l’anonimato degli investitori.
Al centro della controversia vi era un accordo non concluso del 2021 con un’azienda cinese che aveva pianificato l’acquisto di azioni SpaceX per un valore di 50 milioni di dollari. Quando la notizia è divenuta pubblica, i dirigenti di SpaceX hanno ritirato l’offerta per evitare potenziali complicazioni con le autorità di regolamentazione della sicurezza nazionale.
Dubbi per la sicurezza nazionale
Gli esperti consultati da ProPublica hanno definito questa pratica preoccupante: potrebbe indicare che l’azienda stia adottando strategie utili a nascondere la presenza di investitori stranieri. SpaceX è un fornitore altamente strategico per il Dipartimento della Difesa americano, con responsabilità che includono la costruzione di una rete di satelliti spia classificata.
La presenza di investitori cinesi, ovviamente, sarebbe allarmante: implicherebbe che un governo straniero potrebbe, in potenza, accedere facilmente ad informazioni e tecnologie militari del governo americano. Secondo Tech Crunch, non risulta che SpaceX abbia mai subito una revisione formale da parte del Comitato per gli Investimenti Esteri negli Stati Uniti (CFIUS), l’organismo preposto a valutare tali investimenti.
La notizia accende nuovi interrogativi sui legami di Elon Musk con la Cina: la gigafactory di Tesla, a Shanghai, produce circa la metà dell’intera flotta di veicoli del produttore. Musk, scrive poi sempre Tech Crunch, si sarebbe incontrato regolarmente con i funzionari del partito comunista cinese per discutere della presenza delle sue aziende in Cina. Oggi Elon Musk è considerato uno dei massimi confidenti del Presidente americano Donald Trump, sebbene non faccia formalmente parte dell’amministrazione.


