È strano quando iniziano i titoli di testa di Deadpool & Wolverine, la sigla del Marvel Cinematic Universe che oramai tutti conosciamo a memoria, anche se interrotta sul finale dal Mercenario Chiacchierone. Il primo pensiero è “quanto tempo che non sentivamo questa melodia” perché, dopo anni di bulimia supereroistica al cinema in particolare proveniente dalla Casa delle Idee, risulta quasi anacronistico avere un solo film a riempire tutti i dodici mesi del 2024. Una scelta voluta e ponderata da Kevin Feige e che potrebbe dare i suoi frutti – così come parallelamente Disney+ con due sole serie tv ad inizio e fine anno, la breve e binge-watchara Echo e la settimanale Agatha All Along.

Dopo tutti i problemi e le critiche negative sui prodotti con troppo poco mordente post-Endgame, e il calo di pubblico e degli stessi appassionati che ha portato al rimaneggiamento di un Multiverso che finora non sembra aver lasciato il segno, la risposta non poteva che venire da qualcuno non solo esterno all’MCU ma anche all’altro più famoso franchise che ora dovranno inserire, ovvero gli X-Men. L’avrà fatto? Scopritelo nella nostra recensione!

Il Gesù della Marvel

Fin dal trailer il Deadpool di Ryan Reynolds – che finalmente con tutti gli ultimi progetti sembra aver trovato la propria quadra e fortuna al cinema – si auto-definitiva “il Gesù della Marvel” ovvero il Messia venuto a salvare il proprio universo e le proprie persone care, colui che voleva disperatamente diventare prima un X-Men e poi un Avenger. Per traslato, questo lo aggiungiamo noi, colui che poteva salvare l’MCU da tutti i suoi problemi perché la soluzione al dramma spesso è scherzarci su facendo finta di non prendere nulla sul serio. Che è la caratteristica principale del personaggio fin dai fumetti, rimbeccata proprio nel corso della pellicola.

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Deadpool & Wolverine van per la foresta…

Il primo poster mostrava i ciondoli componibili dell’amicizia coi nomi e le forme dei due supereroi titolari e questa è proprio una pellicola nata dalla profonda amicizia che lega non solo Ryan Reynolds e Hugh Jackman ma anche Reynolds e Shawn Levy, regista di quello che va a formare una trilogia. “Sono quello che si meriterebbe meno di tutti uno stand-alone, figuriamoci un franchise” dice all’inizio il personaggio titolare parlando agli spettatori e sfondando la quarta parete, rimanendo quindi fedele a se stesso e ai precedenti film che erano ancora sotto l’egida dei 20th Century Fox Studios, col suo chiacchiericcio ininterrotto e quasi asfissiante a volte. Questo è sicuramente il merito principale di questo terzo capitolo: non aver tradito se stesso.

Deadpool & Wolverine sarà qualcosa di mai visto prima per l’MCU Deadpool & Wolverine sarà qualcosa di mai visto prima per l’MCU

Salvare il Multiverso

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Il fascino di Emma Corrin nel film.

Ancora una volta il pretesto per il Multiverso è la TVA, in questo caso nella figura della new entry Matthew Macfadyen (che strizza più volte l’occhio al proprio alter ego in Succession che l’ha reso famoso) e ancora una volta Deadpool combina un casino che deve poi provare a riordinare. Non vi sveleremo in questa sede né come e perché ritrova il Wolverine di Hugh Jackman, particolarmente auto-ironico in questo frangente come del resto tutti i personaggi del Deadpool Universe, né i tanti cameo millantati nella pellicola (ma sì, ce ne sono e vi faranno saltare sulla sedia!), né gli sviluppi della trama. Quello che possiamo dirvi è che sono due ore di puro spasso, che nonostante il passaggio alla Disney, non snatura la propria indole e, anzi, non ci aspettavamo di trovarlo così sboccato e sanguinolento. Parolacce, insulti, palpatine, doppi sensi, battute che non fanno sconti a nessuno e ammiccamenti vari: aspettatevi questo e molto altro da un film che fa dei propri interpreti il punto di forza; soprattutto della chimica tra loro – come quella col Peter di Rob Delaney o con la Vanessa di Morena Baccarin, e ancora il fascino del personaggio della new entry Emma Corrin.

Live. Dead. Repeat

Il difetto principale di Deadpool & Wolverine, oltre alla storia che si fa un po’ troppo familiare e sentimentale come Casa di Topolino comanda nell’epilogo, è la ridondanza e la ripetizione durante le scene action che coinvolgono i due personaggi titolari ma d’altronde è quello che volevano i fan più accaniti (non manca anche una battuta a riguardo) e verranno più che accontentati in questo senso. Proprio a proposito di sequenze, non possiamo non nominare la maestria di Shawn Levy sia con la dinamicità della macchina da presa e dell’uso dei ralenti, tutto in modo auto-ironico (citando anche franchise di altre major, ohibò), prendendo bene il testimone da Tim Miller e David Leitch.

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Tutti sono autoironici, anche Matthew Macfadyen.

Fino alla colonna sonora: azzeccata e meravigliosa, solo apparentemente antitetica in associazione alle scene a cui fa da sfondo, profondamente pop e perfettamente calzante, come solo Levy ha già dimostrato di saper fare nelle altre sue opere. D’altronde, quello che si è ritrovato tra le mani lo ha trattato come gli altri suoi film: un giocattolone con cui divertirsi lui stesso in prima persona per poter far divertire anche gli spettatori in sala, mescolando nel modo giusto dramma e commedia, trovando un equilibrio profondamente in bilico. E sentiamo che il pubblico si divertirà parecchio.

80
Deadpool & Wolverine
Recensione di Federico Vascotto

A chiusura della recensione di Deadpool & Wolverine, ribadiamo come Shawn Levy, Ryan Reynolds e Hugh Jackman abbiano saputo fare un threesome vincente al cinema, davanti e dietro la macchina da presa, condendolo della giusta autoironia e non trattenendosi nei confronti della Disney e della Fox pur entrando nel Marvel Cinematic Universe, creando una profonda chimica tra i personaggi a dispetto di una trama un po’ più familiare e disneyana e uno sviluppo un po’ ridondante.

ME GUSTA
  • Non aver tradito il personaggio col suo ingresso nell’MCU.
  • Sparare a zero su tutti, mamma Disney e mamma Fox comprese.
  • La chimica tra Ryan Reynolds e Hugh Jackman.
  • La dinamicità auto-ironica della regia di Shawn Levy.
  • La colonna sonora.
FAIL
  • L’epilogo potrebbe risultare un po’ troppo zuccheroso nonostante la cattiveria che contraddistingue il personaggio.
  • C’è qualche ripetizione e lungaggine di troppo nelle scene action.