Prendi il volo, la recensione: quando l’animazione non Disney spicca il volo

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La Illumination Entertainment ha sempre dimostrato un difetto principale nei film d’animazione che finora ha proposto al pubblico di grandi e piccini: l’assenza di una trama, più o meno forte, che fungesse da scheletro per lo spettacolo colorato che andava a mettere in scena. Potete immaginare quindi la nostra soddisfazione nello scrivere la recensione di Prendi il volo, dal 7 dicembre nelle sale italiane con Universal Pictures per parlare di un film che è una fortunata eccezione alla regola, come lo era stata la trilogia (che presto diventerà quadrilogia) di Cattivissimo Me.

Una famiglia in volo

In originale Prendi il volo si intitola Migration perché si basa appunto sulle migrazioni di uccelli che caratterizzano la vita stagionale della specie. Nello specifico quella di una famiglia di anatre, formate dall’iperprotettivo e costantemente preoccupato padre Mack, l’aperta e paziente madre Pam e i loro due figli, il curioso e un po’ ribelle Dax e la piccola di casa, l’adorabile Gwen. Proprio come ne Alla ricerca di Nemo, il padre ha sempre insegnato ai figli a non uscire mai dallo stagno dove hanno costruito la loro casa perché non si sa mai quali pericoli potrebbero nascondersi dietro l’angolo, dove non si è più al sicuro. La paura e la curiosità per il “mondo là fuori” sono i due sentimenti principali che vanno a scontrarsi in questo family movie animato e animale e in cui ovviamente entrambe le parti impareranno l’una dall’altra. Anche perché – com’era prevedibile – un escamotage narrativo porterà le anatre protagoniste a migrare e prendere il volo per arrivare dall’altra parte degli Stati Uniti verso i Caraibi.

Non si può non affezionarsi al poker volatile al centro della storia, ognuno con i propri pregi e difetti, e senza dimenticare il “quinto incomodo”, lo zio Dan, un’anatra che ha fatto del motto della iper-sicurezza il proprio stile di vita, finendo per diventare pigro, burbero e sovrappeso. Le dinamiche familiari applicate al mondo animale, nello specifico volatile, funzionano benissimo e rendendo facilmente identificabili gli spettatori nei personaggi che si muovono sullo schermo (pensiamo al pubblico più giovane, ma non solo). Proprio come il suo importante predecessore già citato, il rapporto tra genitori e figli è la chiave di lettura della pellicola, che potrà coinvolgere così anche il pubblico adulto.

Lungo il volo

Il viaggio che intraprendono i nostri anatroccoli protagonisti sarà ovviamente pieno di ostacoli ma anche di belle sorprese, andando a citare capisaldi della storia dell’animazione più o meno recente – dal già nominato Nemo alla Sirenetta disneyana, fino al Madagascar DreamWorks. Lungo il cammino – anzi, il volo – il quartetto incontrerà svariate specie di uccelli – mantenendo quindi fede al titolo – che si potranno rivelare alleati o meno, ma che avranno ognuno le proprie peculiarità. Da una coppia di aironi anziani – storicamente predatori delle anatre – a un pappagallo esotico e coloratissimo fino a una squadra di piccioni capitanati da un leader pieno di “cicatrici di guerra da strada”.

Ciò che colpisce del film, parallelamente alla trama semplice eppure profondamente solida, è la caratterizzazione dei personaggi, che fin da subito ne delimita gli elementi peculiari oltre all’aspetto esteriore ben riconoscibile. Grazie a questi due elementi la pellicola si dimostra il film d’animazione perfetto per tutta la famiglia di questo Natale 2023, capace di riunire grandi e piccoli spettatori e facendo ridere entrambi: il film ha un buon ritmo e diverte in modo intelligente, elemento per niente scontato se pensiamo che finora l’ironia più emergente della Illumination è stata quella dei Minions, che funziona per gag da YouTube o meglio ancora da Instagram e TikTok, quindi brevi ed efficaci ma slegate l’una dall’altra, e che abbiamo in parte ritrovato in Pets e Sing.

Una regia in volo

Altra caratteristica di peso di Prendi il volo è la regia di Benjamin Renner, già dietro la macchina da presa per il nominato agli Oscar Ernest & Celestine e per il fumetto Le grand mechant renard (The Big Bad Fox), divenuto un lungometraggio nel 2017. Questa la sua prima regia “commerciale”, in cui dimostra la propria padronanza del mezzo, non solo a livello di animazione delle varie specie di volatili nel film ma anche e soprattutto nella regia perlopiù aerea, dato il tema ricorrente della pellicola, iper-dinamica e coinvolgente e che assesta qualche colpo particolarmente riuscito soprattutto nelle soggettive in volo. Le due anime principali e costituenti insomma, narrativa e tecnica, si sposano perfettamente per un risultato di intelligente intrattenimento animato.

80
Prendi il Volo
Recensione di Federico Vascotto

Chiudiamo la recensione di Prendi il volo confermando come sia il film d’animazione da vedere al cinema a Natale 2023. Una caratterizzazione dei personaggi e delle specie di uccelli protagoniste azzeccata, una trama semplice ma coinvolgente, una regia dinamica e accattivante fanno il resto, aggiungendo qualche volatile lungo la strada che sorprenderà sotto vari aspetti tanto i protagonisti quanto gli spettatori. Grandi e piccini.

ME GUSTA
  • La caratterizzazione della famiglia protagonista e dei personaggi incontrati lungo il viaggio.
  • Le dinamiche familiari.
  • Le citazioni ai precedenti capisaldi del genere.
  • La regia in volo.
  • Il doppiaggio italiano.
FAIL
  • La semplicità del racconto per qualcuno potrebbe risultare banale (ma non lo è).
  • Proprio perché cita tanti predecessori, non propone qualcosa di totalmente nuovo.
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