Che Star Wars non fosse (“solo”, o forse meglio ancora “più”) la storia della famiglia Skywalker lo avevamo realizzato da tempo: nel cosmo ideato da George Lucas c’è spazio per un’infinità di storie diverse, come abbiamo visto negli ultimi anni tramite le numerose serie televisive e come già avevamo visto con i romanzi e in generale le opere declassate a “Legends”, ovvero non canoniche, con l’avvento disneyano sullo sviluppo del franchise.
E se la maggior parte delle opere derivate si appoggia comunque a personaggi o situazioni centrali nell’universo narrativo (Rogue One, The Mandalorian), ultimamente stanno assumendo una certa importanza storie assolutamente collaterali eppure molto seguite e apprezzate, nonché in diversi casi migliori di quelle aventi con protagonisti i personaggi più importanti: vedasi The Bad Batch o la nuova serie di videogiochi con Cal Kestis protagonista.
Fino ad arrivare all’estremo rappresentato da Star Wars: Visions, che si pensava essere poco più di un omaggio sperimentale al momento della sua uscita, quasi due anni fa, mentre ora, con l’arrivo di una seconda stagione, si conferma come un qualcosa che vuole affermare la sua identità e la sua presenza, pur nel suo essere assolutamente transitorio e scevro di velleità narrative che vadano oltre al quarto d’ora.

Sempre nuove visioni della galassia lontana, lontana

L’idea, difatti, è quella di creare sì personaggi memorabili, ma di non “coltivarli” per farne poi nuove IP da sviluppare in lunghe serie o da far apparire nei contesti maggiori e canonici. Nove cortometraggi a stagione antologica, slegati tra loro praticamente sotto ogni punto di vista: grafico, registico, narrativo. Cercando di restare all’interno del canone (pur con diverse licenze, in verità) l’obiettivo è dare libero sfogo alla creatività e artisticità dei singoli studi di animazione coinvolti, che palesemente ne approfittano sia per mostrare livelli tecnici di profilo piuttosto alto che per reinterpretare quel che per loro vuol dire “Star Wars”. L’animazione, del resto, rende possibile qualsiasi cosa con un budget relativamente limitato, dunque ben venga l’estro e l’inventiva. Che in Visions, decisamente, non manca.
C’è una differenza sostanziale, ad ogni modo, tra la prima e la seconda stagione: quelli del primo volume erano tutti, pur con le loro numerose differenze, degli anime veri e propri, sia da un punto di vista stilistico che d’approccio all’azione e alle tematiche. Il secondo volume, invece, per volontà di Lucasfilm, si avvicina forse più all’idea di Animatrix, con studi di nove nazioni diverse e registri stilistici completamente diversi. Abbiamo un campionario di tecniche d’animazione quantomai variegato e comprendente, addirittura, la stop-motion!

Le storie, in questa nuova stagione, si staccano ancor di più da luoghi e personaggi noti o anche solo conosciuti, rimanendo tuttavia più verosimili e meno “elseworld” di quanto visto in passato, con meno licenze poetiche sul canone, combattimenti impossibili e, al contempo, conseguentemente anche meno epica. Non temete, scene d’azione e stunt molto belli sono presenti in quasi tutti gli episodi, ma gli scontri adrenalinici tra sith e jedi sono presenti in numero molto ristretto.
Un tema ricorrente, presente in quasi tutti gli episodi, è quello del richiamo della Forza, e come si decide di seguirlo: tutto un gioco di conseguenze, non sempre piacevoli, spesso dolorose ma, al contempo, doverose.

Parlando dei singoli corti nello specifico, naturalmente senza spoiler:

Sith

Si tratta, per certi versi, del corto più artistico in assoluto, data l’importanza infusa alle pennellate di colore, tutt’altro che vezzo artistico quanto mezzo espressivo e di significato nella storia, semplice ma d’impatto, e in cui l’impianto artistico non è un orpello della trama ma ne amplifica la portata.

Screecher’s Reach

Uno di quei corti in cui la mano degli autori si nota molto, sia a livello grafico che narrativo: un corto che sembra quasi vano fin quando non si arriva alla fine e trova il suo giusto compimento, che lascia anche un certo turbamento emotivo che vi lasciamo assaporare senza dirvi altro.

In the Stars

Uno dei segmenti relativamente più deboli dell’antologia, principalmente per via delle due protagoniste caratterizzate in modo non propriamente amabile; il finale è un po’ sdolcinato, ma significativo.

I’m Your Mother

E, parlando di sdolcinatezze, ecco il corto della Aartman, da cui certo non ci aspettavamo un cipiglio particolarmente drammatico quanto personaggi buffi e una storia rincuorante… operazione perfettamente riuscita, per quanto sopra le righe.

Journey to the Dark Head

I realizzatori sono coreani, ma il corto è di ispirazione nipponica fino al midollo, per grafica e tematiche: un vero trait d’union con la prima stagione, forse il più avvincente, per quanto prevedibile.

The Spy Dancer

Secondo corto del gruppo che non tratta l’argomento “Forza” quanto, piuttosto, le barbarie e le assurdità della guerra. Probabilmente quello che abbiamo preferito, anche per via dello stile così squisitamente retrò noir, che sembra catapultare la Francia occupata dai nazisti nell’universo di Star Wars.

The Bandits of Golak

E parlando di influenze culturali e folkloristiche, qui viaggiamo palesemente verso le regioni di influenza indiana, con una storia non propriamente originale ma molto ben orchestrata ed efficace.

The Pit

Il corto dello studio nipponico D’art Shtajio risulta, a conti fatti, il meno bello della seconda stagione, sia se guardiamo il comparto artistico sia se analizziamo la storia, davvero campata in aria, per quanto comunque ispirazionale: peccato perché l’intento di narrare qualcosa di edificante è palese, ma non veicolato nel modo più opportuno.

Aau’s Song

Chiudiamo infine con un delizioso corto sudafricano dalla tecnica grafica originale e dalle atmosfere vagamente miyazakiane, solo apparentemente blando ma in realtà assai carino nel suo complesso.

Di seguito trovate anche la notizia col trailer e i dettagli della serie, nonché la recensione della prima stagione:

80
Star Wars: Visions Volume 2
Recensione di Marco Lucio Papaleo

Star Wars: Visions Volume 2 è una bella antologia, ma non memorabile come speravamo. Il livello tecnico è generalmente alto, anche se non sorprendente, nella maggior parte dei casi, ma a livello artistico tutti e nove corti sono molto belli da guardare, al di là della narrazione, proprio per un fattore artistico, chi più chi meno.
Molto apprezzabile l'influsso dei paesi del mondo reale su quelli rappresentati a schermo, palpabile ma mai invadente o fuori luogo come poteva accadere in certi corti nipponici della prima stagione.
A livello narrativo viaggiamo tra alti e bassi, anche all'interno delle stesse storie, che per loro natura non possono essere molto complesse ma, in alcuni casi, si rifanno a temi piuttosto basilari, se non addirittura scontati. Di sorprese, dietro l'angolo, se ne incontrano poche e del destino dei protagonisti finisce per importarci non più del giusto.
Si tratta, ad ogni modo, di un'antologia sperimentale quanto basta, piacevole e meritevole di visione, ma che probabilmente non conquisterà i vostri cuori, che siate grandi fan o meno della saga. Ad ogni modo, ci auguriamo che escano altre stagioni di questo progetto.

ME GUSTA
  • Tutto artisticamente molto valido, tra diversi alti e pochi bassi
  • Storie in genere più canonicamente plausibili rispetto alla prima stagione
  • Nel complesso, sempre piacevole
  • Etnicità reali ottimamente contestualizzate
FAIL
  • Raramente l'entusiasmo prenderà il sopravvento
  • Solo due storie riusciranno a strapazzarvi il cuore: per il resto, fin troppo semplice e rassicurante