Una recente statistica ha calcolato quale potrebbe essere l’effetto sulla rendita integrativa di un investimento del 10% sul reddito personale al momento della pensione. Il calcolo è stato effettuato sul reddito netto mensile. Si sono tenuti di conto tre profili di età e reddito: 

  • 30 anni (2mila euro di reddito netto)
  • 40 anni (3mila euro)
  • 50 anni (4mila euro) 
  • 60 anni (5mila euro)

Se riduciamo a degli esempi, analizziamo un 30enne che guadagna 2mila euro al mese. Se aumenta il suo versamento mensile di 200 euro ottiene un ritorno al momento della pensione di 2,4 volte. Quanto versato (478 euro) con un profilo di rischio basso. A 3,1 volte quanto versato (ovvero 620 euro) con un profilo di rischio alto. Uno di 40 anni con un investimento di 300 euro al mese aggiuntivi avrebbe un ritorno tra i 517 e i 628 euro al mese. Vale a dire tra 1,7 e 2,1 volte l’investimento. 

 

Diverso il caso di un 50enne che starebbe di fatto operando un trasferimento di ricchezza alla pari di se stesso di quando avrà 65 anni e 8 mesi. Infatti, investendo 400 euro al mese, gli renderebbero tra i 418 e i 479 euro al mese a seconda del profilo di rischio scelto. Un 60enne, infine, verserebbe solo per sette anni per poi godersi la rendita integrativa per circa 20 anni. Per lui naturalmente la rendita attesa è inferiore al versamento mensile necessario.

Andrea Carbone, ideatore di Smileconomy (società indipendente di ricerca e consulenza finanziaria, assicurativa e previdenziale)